Bufera su Paolo Asti, l’Assessore restituisce al Sindaco la delega alla Cutura

LA SPEZIA- Da qualche settimana l’Assessore Paolo Asti è al centro delle polemiche. Prima c’è stata la famosa festa al CAMeC, con il Museo trasformato in una discoteca per una presunta festa a fini benefici (a beneficio di chi, però, non si è ancora capito, né si è capito quanto sia stato dato, in beneficenza). Intorno a Capodanno, Asti fu protagonista di un rovente “botta e risposta” con il consigliere Massimo Caratozzolo, che aveva sollevato la questione. Questione che, tra l’altro, è ancora in piedi e che sarà al più presto portata nelle sedi istituzionali nelle quali speriamo di avere, finalmente, delle risposte.

Ma non è l’unica ombra su Paolo Asti. Le opposizioni, infatti, ne hanno chiesto le dimissioni dopo che era venuta fuori un’altra questione, relativa ad alcuni cataloghi, relativi a mostre d’arte, editi da Brain s.r.l., di cui Asti era amministratore delegato; non solo: Asti era anche nel direttivo dell’Associazione Startè (anzi, tra i fondatori), che si occupa di promozione di arte contemporanea.

Ipotizzando un conflitto d’interessi, alcuni gruppi di opposizione avevano chiesto ad Asti di chiarire e di rassegnare le dimissioni, ma anche a Peracchini di intervenire. Ciò che spiccava maggiormente, infatti, era il totale silenzio del primo cittadino, come rilevato ieri, in un comunicato, anche da Caratozzolo.
Peracchini si fida del suo Assessore? Se sì, perché non lo difende? Se no, perché non lo convoca? Perché tace?

E oggi, infine,  Peracchini ha parlato, dicendo che c’è stata massima trasparenza sulle procedure e che da una prima analisi risulterebbe tutto a posto, ossia nessun conflitto d’interessi da parte di Asti, che già nei giorni scorsi si era difeso, dichiarando di essersi dimesso da entrambe le cariche (a marzo da Starté, a giugno da Brain, con nuova nomina a dicembre: Asti comunque è assessore da luglio 2017, forse avrebbe dovuto dimettersi immediatamente) e che i cataloghi erano stati donati da Brain s.r.l. al Museo, facendo risparmiare soldi al Comune.

Peracchini annuncia anche la costituzione di una commissione, nonché una relazione scritta alla dottoressa Marzia Ratti. A tirare in ballo Marzia Ratti è anche lo stesso Asti, che scrive di aver riscontrato problemi nell’anno trascorso a lavorare con la dirigente. In attesa della commissione Asti restituisce la delega alla Cultura al Sindaco, che la riassorbe fino alla fine dei lavori della Commissione. Peracchini dimostra comunque fiducia nel suo Assessore, poiché nelle sue mani rimangono le altre deleghe: Turismo, Toponomastica, Gemellaggi, Cooperazione Internazionale e Promozione della Città.

 

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