Il Porto spezzino non può e non deve essere ancora sovradimensionato.

LA SPEZIA- Sulla stampa cittadina alcuni operatori portuali, rimasti ancorati ad un passato ormai superato da nuove tecnologie strutturali e logistiche nazionali sul trasporto marittimo, esaltano un futuro del porto spezzino dipendente dalla sua autonomia che crea la necessità di sovradimensionare le banchine portuali per lo sbarco, l’imbarco e per movimentare i container. Questi signori del Porto, insieme alla stessa Autorità portuale di sistema ligure orientale, sostengono la linea dello scontro competitivo tra i porti Liguri e dell’alto Tirreno come se in questi ultimi 20 anni nulla fosse cambiato e come se le grandi navi di ultima generazione fossero una prospettiva fantasma a cui il nostro porto potrebbe rifiutare l’accesso.

Insomma: una contraddizione enorme contro l’interesse funzionale e logistico nazionale per razionalizzare e rendere competitivi i maggiori porti dell’alto Tirreno e dell’alto Adriatico come terminali più importanti verso l’Europa del Nord-Ovest e del Nord-Est. Infatti, per battere in competizione i porti dei paesi del Nord Europa, occorre superare gli egoismi locali e territoriali ed allargare la coesione organizzativa in sistemi portuali dell’alto Tirreno ed alto Adriatico superando le attuali frammentazioni dei sistemi portuali attuali a seguito della nuova riforma sulla portualità.

Ma ritornando al nostro porto spezzino, è ormai tempo di inserirci in un sistema unico ligure e/o dell’alto Tirreno con un’unica regia regolamentata perché nessuno rimanga penalizzato sull’occupazione, sullo sviluppo e l’impatto ambientale.

Oggi la nostra realtà è questa: la portualità spezzina occupa ben 2 milioni di Mq fra area interportuale di Santo Stefano ed aree occupate o che si prevede di occupare sulla costa per la movimentazione dei container a fronte di una occupazione diretta o indiretta di circa 1600 persone il che ci porta alla conclusione che vi è un occupato ogni 1.250 Mq di area occupata in una provincia dove i i cittadini che lavorano ed operatori attivi variano tra i 75.000 e gli 80.000 circa pertanto il porto occupa tra 1,8% e il 2% dell’intera occupazione provinciale. Per avere un termine di paragone possiamo dire che nell’industria vi è 1 occupato ogni 10/20 Mq. Attualmente l’impatto ambientale è enorme sia sul mare che sulla costa e ulteriori sovradimensionamenti nel mare possono condurci ad un disastro ambientale irreversibile. Ecco perché con il sistema ligure si può difendere sia l’ambiente marino che terrestre e avere maggior difesa occupazionale tenendo conto anche di altri sistemi produttivi come,ad esempio quello turistico ed il che vuol dire che bisogna guardare avanti perché la sola difesa dell’esistente è,alla lunga,destinata ad un inevitabile declino.

Rita Casagrande (Quartieri del Levante)
Franco Arbasetti (V.A.S. Onlus)

 

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