Un libro? Perché no. “La più bella del mondo: perché amare la lingua italiana”, di Stefano Jossa. Recensione a cura di Annalisa Serafini.

Mancava nella produzione editoriale italiana un libro al tempo stesso intelligente e profondo, così come divertente e non accademico.

L’autore, Stefano Jossa insegnante di Lingua e letteratura italiana presso la Royal Holloway University a Londra, ha da pochi giorni dato alle stampe per i tipi di Einaudi, nella collana Stile Libero, un libro che è davvero delizioso.
Leggero ed appassionante, non solo come per chi (è il caso di chi scrive) adora le lingue straniere e i mille contatti che ci sono sempre stati e ci saranno, il libro è una riflessione sulla storia e l’uso della lingua italiana, del suo fascino per filosofi, musicisti, scienziati e scrittori di ogni secolo e cultura.
Dice infatti l’autore: “da secoli è per tutti la lingua dell’amore. Suona più come un clavicembalo che come una chitarra rock, e questo la rende uno strumento delicato da maneggiare. Ma al di la’ di ogni stereotipo, la lingua italiana è semplicemente meravigliosa. Che cosa la rende tanto speciale?”.
A questa domanda l’autore risponde con un appassionante viaggio nell’italiano e nei suoi molteplici usi: tra un pranzo con Dante, un’incursione sul palco di San Remo, l’ascolto di uno show televisivo e il piacere di una rima l’autore ci fa capire come questa lingua sia così speciale.
Nata a tavolino da colti letterati, l’italiano è diventata lingua nazionale ancora prima che esistesse l’Italia, un carattere unico nel panorama mondiale. È una lingua da amare per il suo suono dolce, la sua melodiosa tonalità (Mozart fu costretto ad impararla per poter comporre), le sue bizzarre metafore, che tutti usiamo ogni giorno senza rendercene conto, i suoi detti e proverbi regionali…già perché italiano è circondato da mille dialetti, che lo arricchiscono e lo rinnovano in modo costante e continuo.
Già perché – come osserva l’autore – le lingue non conoscono muri e barriere politiche, se ne vanno in giro per il mondo perché portate dalle persone e quindi anche l’italiano, come ogni lingua, sarà tanto più bella e ricca quanto più saprà aprire i suoi confini. Una riflessione sempre più attuale visti i “mala tempora currunt” come diceva Cicerone.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
Email: annalisaserafini@libero.it

Advertisements