Un libro? Perché no. “Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare” di Paola Mastrocola. Recensione a cura di Annalisa Serafini


Non è un romanzo il libro di cui vi parlo oggi, ma un saggio al tempo stesso ironico e drammaticamente reale.
L’autrice è una docente, che ha speso tutta la sua vita nei licei di Torino, insegnante di italiano e latino, a contatto con il mondo della scuola italiana, con i ragazzi, i genitori, gli edifici fatiscenti, i riscaldamenti rotti, la burocrazia assurda ed asfissiante… L’aautrice ha anche scritto numerosi romanzi e sceneggiature per la televisione, sempre ottenendo grande successo di pubblico e di critica.
In questo saggio Mastrocola svela senza se e senza ma, come si è ridotta la scuola oggi in Italia.
Come lei stessa ci racconta «Una scuola facile, divertente, autoreggente, autogiocante, europea, americana, psico-socio-pedago-motoria. Mortoria. Un contenitore senza contenuti, ma a lunga, lunghissima scadenza. Uno scatolone, un parcheggio. Un asilo-nido, un liceo-nido. Una scuola dove si studia ancora, e con i libri, ma non si raggiunge alcuna preparazione, né per il lavoro, né per l’università. Una scuola che non forma a niente, semmai informa di qualcosa. Qualcosina. Qualcosista. Una parascuola».
Un’analisi lucida, fredda, razionale su quella che è stata definita anche “la fabbrica degli ignoranti” in un bel saggio del giornalista Giovanni Floris.

Ma Paola Mastrocola va ben oltre, conoscendo “da dentro” questa istituzione, fino a un tempo non molto lontano, luogo di studio, impegno, fatica per avere una formazione ed una educazione che ti preparasse ad affrontare la vita, il lavoro, a sapere chi sei nel mondo…si è degradata a tal punto da diventare un “divertente parcheggio”. La scuola oggi è un peso, una noia, un fastidio per tutti: i genitori, gli studenti, i docenti, i custodi e le altre mille figure che girano intorno a questo mondo. La scuola di oggi disturba la vita dei giovani, toglie la concentrazione e dunque l’insegnante svolge un mestiere inutile, come quel soldato giapponese che, non sapendo della fine della Seconda guerra mondiale, continuava a mitragliare invano.

Così ironizza la Mastrocola. I ragazzi, ovvero “i nonstudianti”, sono concentrati soltanto sui loro interessi, giochi, amicizie, svaghi e, «badantizzati dai computer», arrivano al liceo che non sanno né leggere né scrivere.
Quale antidoto a questo scempio? L’autrice al termine del saggio ci propone due rimedi: seguire la scuola di Gianni Rodari, che ha saputo insegnare lavorando sulla fantasia e la creatività dei ragazzi e Don Lorenzo Milani, che ha proposto a Barbiana una scuola per tutti, nessuno escluso per classe sociale, dove lo studiare era visto come un impegno sociale, politico e democratico, ovvero una morale per costruire una società migliore e più umana.
Un saggio di interessante lettura per tutti, non solo per gli addetti ai lavori o per i genitori. La scuola italiana che veleggia fra bullismo, riforme e videolezioni ha bisogno di fermarsi un attimo e riflettere. Lei e tutti noi cittadini.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
E-mail: annalisaserafini@libero.it

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