In libreria “Spezia 1918- Città nella vittoria” di Alberto Scaramuccia

È uscito nelle librerie “Spezia 1918 – Città nella vittoria” (Edizioni Cinque Terre, pag, 174, € 12) con cui Alberto Scaramuccia termina la pentalogia con cui ha descritto La Spezia nei cinque anni del primo conflitto mondiale.

Se al fronte il cannone non la smette di tuonare e l’esito della guerra è ancora incerto, da mesi gli Spezzini sono attanagliati dalla fame mentre forte è la preoccupazione per combattenti e prigionieri.

Ma si pensa anche allo sviluppo della Spezia nel dopoguerra ormai prossimo.

Si cominciano ad organizzare i partiti di massa per rappresentare le masse popolari che dopo l’impegno per la guerra avanzano richieste pressanti mentre per la crescita del territorio si punta sul porto da potenziarsi con collegamenti ferroviari, nuove banchine, ampliamento delle aree.

inoltre, automatica conseguenza del principio di autodeterminazione dei popoli che s’afferma a livello mondiale, si alza la richiesta che la Spezia diventi capoluogo di Provincia. L’istanza è conseguenza del primato economico conseguito e volontà di ricostituire la perduta unità di Lunigiana con i due centri di Sarzana e Pontremoli a supportare la leadership spezzina. Alla fine questo progetto resterà solo sogno e non andrà in porto nella forma auspicata, ma anche il suo solo manifestarsi è la fotografia della realtà economica e produttiva del territorio più ampio che tutto converge sulla Spezia che con le sue fabbriche ed i suoi affari rappresenta il motore produttivo capace di vitalizzare ad ampio raggio quanto le gira attorno.

A rafforzare le tante speranze e aspettative concorrono le notizie che, pur il comprensibile ritardo imposto dalla censura e dallo stato delle comunicazioni, arrivano dalla linea del fuoco.

La vittoria di giugno nella battaglia del solstizio che respinge l’ultimo disperato contrattacco asburgico, riempie ogni via spezzina di folla festante gioiosa, oltre a rinfocolare animosità e passioni contro il nemico, specie la Germania dei cui propositi di pace autorità e stampa invitano a diffidare.

I rimpatriati dai campi di prigionia portano notizie che toccano ogni cuore per l’enorme fame che si soffre nei lager. Per combatterla, tramite la loro Associazione subito istituita sotto la presidenza di Carlo Caselli, le famiglie dei prigionieri intensificano l’invio di generi alimentari ai loro cari.

Quando poi a novembre arriva la notizia del successo, è un’altra esplosione di gioia e felicità e la Città nella vittoria s’inebria in una grande festa collettiva dopo 42 mesi di guerra.

Ma pur nella festa già s’intuisce che il ritorno alla pace non sarà affatto facile.

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