Un libro? Perché no. “16 ottobre 1943”, di Giacomo Debenedetti. Recensione a cura di Annalisa Serafini.

Roma, 15 ottobre 1943: tempo di guerra, paura, fame, morti, rastrellamenti e miseria. Una povera donna vestita di nero, sciatta e fradicia di pioggia, arriva trafelata nel ghetto ebraico di Roma. È notte ma ha una notizia urgente da raccontare: lei lavora a servizio in una famiglia di un carabiniere, la signora presso la quale lavora, le racconta che suo marito ha visto un tedesco con in mano una lista di 200 capi-famiglia ebrei da deportare con tutte le loro famiglie (vecchi e malati o bimbi compresi) in Germania.
La donna non ebbe difficoltà a farsi ascoltare da parecchia gente, ma nessuno volle prenderla sul serio, anzi ci fu perfino chi rise. Quasi tutti pensarono che la notizia fosse frutto di un equivoco dovuto ad un ordine del Maggiore Kappler risalente a venti giorni prima: questi aveva infatti ordinato alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro entro le 11 del giorno seguente, pena la deportazione in Germania di 200 ostaggi ebrei. Ma essendo stata soddisfatta la richiesta di Kappler ora non c’era più niente da temere, anche perché «i tedeschi saranno dei rascianím (cattivi), ma sono gente d’onore». E poi a Roma il ghetto è vicino allo Stato Vaticano, il Papa ci proteggerà? Roma è la capitale d’Italia ci sono i ministri, il Re, il Duce: Roma è una città più sicura di altre – credevano sbagliando gli ebrei romani di allora.
Purtroppo anche l’Italia fascista contribuì (e non poco) allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento: un fatto ignobile, che molti storici ed italiani hanno fatto presto a dimenticare. Quest’anno si ricordano le leggi razziali del 5 settembre 1938, solo 80 anni fa entrate in vigore, sembra quasi che tanti italiani non siano stati complici dei nazisti e dei repubblichini!
Una fra le retate naziste tristemente celebri avvenute sul suolo italiano fu quella effettuata nel ghetto ebraico di Roma il 16 ottobre 1943, che portò alla deportazione di oltre duemila ebrei romani, di cui tornarono solo in 16. La razzia iniziò alle 6 del mattino per terminare alle 14 nel pomeriggio: ed il tutto avvenne nella indifferenza totale di tutti.
Chi aiutò gli ebrei del ghetto? Povera gente, lavoratori, persone umili che presenti non si tirarono indietro, ebbero coraggio di mettere in pericolo la loro VITA per degli sconosciuti. Come non ricordare un lattaio che apriva bottega e si finse padre di due bambini che scappavano per strada, un bimbo di 8 anni Emanuele fu accolto dai tranvieri Atac di Roma, nutrito ed accudito e portato in bus per due giorni per farlo sparire, una signora che al rientro a casa dalla spesa, udendo le urla degli ebrei e dei soldati tedeschi, prese in braccio un neonato da una mamma ebrea che saliva sulla camionetta…

Ecco di questi eroi sconosciuti e di questa immane tragedia ci racconta in modo mirabilmente semplice e spontaneo Giacomo Debenedetti , uno dei maggiori critici letterari italiani del ‘900.
A 80 anni dalle leggi razziali italiane è doveroso fermarsi e riflettere. Un piccolo libro, scritto in maniera semplicemente chiara. Una lettura fondamentale. Per non dimenticare. Mai.

(Annalisa Serafini)
annalisaserafini@libero.it

 

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