Comitato Piazza Verdi: “No al nuovo impianto a metano nell’area ENEL, sì a una sua rigenerazione ecologica”.

LA SPEZIA- Riteniamo di intervenire urgentemente sulla questione del futuro della centrale Enel in quanto si tratta di una decisione strategica per la nostra città così come nei primi anni 2000 lo fu quella sul piano regolatore portuale. Auspichiamo al più presto un dibattito allargato alla città nelle forme condivise di un’assemblea pubblica dove si tenga in piena considerazione la valutazione del passato, la memoria storica riguardo all’Enel, le sofferenze patite dalla città in merito alla qualità dell’aria. Si deve ricordare il referendum che già dagli anni 90 aveva deciso che la centrale avrebbe dovuto allontanarsi dalla città, ma ciò non è avvenuto e addirittura i gruppi al Metano sono stati sempre sottoutilizzati e il carbone è rimasto il principale combustibile usato fino ai giorni nostri anche in un momento in cui i combustibili fossili sono il passato energetico del pianeta. Finalmente oggi si potrebbe vedere una prospettiva nuova dentro la quale si interrompe la presenza dell’Enel a Spezia e si aprono le possibilità per un diverso futuro di quell’area martoriata: una riconversione sostenibile e una restituzione anche simbolica alla città. Prospettare a questo punto un nuovo impianto a gas (perché di questo si tratterebbe e non di una prosecuzione dell’attività vecchia) quando l’uso del metano era già stato richiesto e previsto dal risultato referendario nel 1990 e dalle prescrizioni dell’autorizzazione Enel 1997 con scarsi risultati, è del tutto anacronistico rispetto sia alla storia della centrale, sia al suo rapporto con la città e con chi la abita, sia anche rispetto alle proposte per nuove destinazioni d’uso dell’area. Proposte di attività nocive o insalubri sono poi da rimandare al mittente. Ora che finalmente ci potremmo liberare di questa servitù energetica convenzionale ci propongono il metano per una nuova centrale, quel metano negato per oltre 27 anni! Senza contare ricadute sul piano della qualità ambientale che un impianto energetico di quel tipo comporta. Si dice che con la fine del carbone si tuteli la salute. Su questo siamo tutti d’accordo, ma la salute si tutela anche attrezzandosi per le scelte future che sarebbero sicuramente più lungimiranti soprattutto in termini di prevenzione sanitaria; sarebbe opportuno per esempio fare da subito uno studio per il presunto danno sanitario prodotto dalla presenza di una centrale in città in tutti questi decenni, facendolo seguire da una valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario sugli scenari futuri dell’area, compreso quello della ipotizzata centrale a gas. Proviamo profonda delusione nei confronti di una classe dirigente che non è stata capace ancora di delineare una seria e concreta prospettiva futura ai fini di una rigenerazione ecologica di quell’area dalla quale invece possiamo veramente aspettarci una rinascita del nostro Golfo sia in termini di qualità ambientale che di produttività in un contesto di sostenibilità. È assolutamente questo il momento di allontanarci da vecchie prospettive di sviluppo che non hanno fatto altro che depauperare le immense ricchezze territoriali naturalistiche del nostro Golfo, perpetuando impatti ambientali che gravano come un’ipoteca gigantesca sul futuro nostro e delle prossime generazioni.

Comitato Piazza Verdi

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