50 anni del doposcuola di Cassego, di Giorgio Pagano.

LA SPEZIA- Il 4 luglio 1968 don Sandro Lagomarsini, sarzanese, diventò parroco di Cassego, nelle montagne della Val di Vara. Iniziò subito il doposcuola, con l’aiuto di alcuni amici. “Abbiamo aiutato prima alcuni rimandati a settembre, poi abbiamo preparato i giovani alla licenza media, necessaria per andare a lavorare”, racconta. Il doposcuola, da allora, è stato frequentato -a tempo pieno o solo nel pomeriggio- da alcune centinaia di ragazzi, molti dei quali si sono ritrovati sabato a Cassego per la Festa dei cinquant’anni.

Quelli che fanno i contadini non hanno bisogno di studiare”, diceva una maestra del tempo a Varese Ligure. Anche molti genitori dei ragazzi la pensavano così. Don Sandro, sulla scia dell’esperienza di don Milani a Barbiana, convinse a poco a poco una comunità che era giusto cambiare, restituendo alla scuola il suo ruolo costituzionale di lotta alle diseguaglianze. Sabato c’era anche Mauro, alunno fin dal ‘68: “E’ un’esperienza che ha cambiato la mia vita -racconta- senza la quale non ce l’avrei fatta a trovare un lavoro e a farmi una famiglia”.

Don Sandro lottò per una scuola diversa anche manifestando contro le bocciature nelle elementari: erano in 14 una mattina del 1970 in piazza con i cartelli a Varese, tra lo stupore generale. Mai come in quel periodo la scuola italiana visse un fermento così diffuso sul piano della revisione della pedagogia e dei sistemi di insegnamento. Il doposcuola di Cassego ne fu parte integrante, come dimostrano i servizi giornalistici di allora e i rapporti con intellettuali come Franco Fortini e Mario Lodi, il grande maestro di Piadena.

Don Sandro, al funerale di Lodi, nel 2014, ricordò un episodio del Vangelo che per lui è il modello per il lavoro di ogni educatore. Gesù viene chiamato per guarire una bambina malata, quando arriva lei è già morta, lui pronuncia solo due parole: “Talita, kum!”. Significa semplicemente “Bambina, alzati!”. Ma Gesù ha usato il dialetto della bambina e si è messo talmente in sintonia con la sua realtà profonda da riportarla alla vita.

Come Lodi, don Sandro ha sempre cercato la verità nelle relazioni umane, nella mente e nel cuore dei ragazzi. Da ultimo l’ha fatto con Diarra Ismael, rifugiato del Mali: “Don Sandro mi ha insegnato l’italiano, ma soprattutto mi ha trasmesso la voglia di imparare”, racconta. Ismael ha studiato, oggi lavora nel porto. Grazie don Sandro, per questi cinquant’anni e per quelli che verranno.

Giorgio Pagano

Cooperante, già Sindaco della Spezia

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