COM’E’ TRISTE VENEZIA……… di Marcello Delfino

La Spezia, 30 agosto 2018

Com’è triste Venezia, soltanto un anno dopo…….” cantava Aznavour e triste davvero è stata per lo Spezia sabato scorso.

Se al risultato ed all’andamento della partita si aggiunge poi anche l’indecente qualità delle immagini di Dazn, il piatto è davvero servito.

Ed oltremodo difficile da digerire.

Non si tratta davvero di fare drammi, al contrario.

Una volta si sosteneva che ad inizio campionato fossero più utili le sconfitte delle vittorie, forse la vecchia storia della volpe e l’uva.

Certo, la delusione è direttamente proporzionale alle aspettative che, in tanti, abbiamo un po’ esagerato a pregustare.

Sull’onda dell’entusiasmo scatenato dal finale da fuochi d’artificio del mercato estivo, abbiamo rimosso le circostanze che avrebbero potuto, invece, farci razionalmente considerare le obiettive difficoltà che presentava la trasferta in Laguna.

Una squadra molto cambiata, come la nostra, andava ad affrontare una compagine quasi del tutto confermata che lo scorso campionato aveva raggiunto il quinto posto in classifica meritando di disputare i play off.

Solo la nostra passione ed il nostro inguaribile ottimismo hanno potuto sottovalutare tutte le insidie che l’incontro proponeva, oltre quelle ordinarie che presenta ogni partita di Serie B.

E comunque, se analizziamo la gara  col giusto distacco, possiamo ben affermare, senza tema di smentita, che una situazione sfortunata ha condannato lo Spezia a perdere una partita che avrebbe meritato di pareggiare.

Ma, tornando alla filosofia un po’ accomodante di cui dicevo all’inizio, sarebbe sbagliato se non si cogliesse l’occasione per rivisitare con realismo la prima prestazione ufficiale di campionato, dove conta il gioco ma soprattutto il risultato e dove le sostituzioni sono limitate a quelle previste dal regolamento.

La prestazione della difesa, anche in quel di Venezia, ha dimostrato solidità e compattezza. Hanno confermato un significativo miglioramento anche gli esterni bassi che, in ordine alla fase difensiva, sembrano essersi bene integrati nei meccanismi del comparto.

Gli stessi, sotto l’aspetto propositivo, invece, mostrano incertezze e scarsa determinazione, anche a causa di lacune che, speriamo di sbagliarci, sembrerebbero davvero difficile da colmare.

L’ormai scontato, scolasticissimo cross dalla tre quarti non è di alcuna utilità, se non per i difensori avversari: bisognerebbe trovare schemi e qualità per arrivare ad eseguirlo da fondo campo.

A centrocampo si conferma la solidità tecnica e comportamentale di Bartolomei, davvero un buon acquisto, mentre qualche dubbio permane sulle attuali condizioni di Ricci.

Più di una perplessità, inoltre persiste, ahinoi, sulla possibilità che Mora riesca, prima o poi, a fornire un contributo gratificante per lui e per la squadra.

Ma a disputarsi la maglia per quei ruoli ci sono tanti concorrenti, compreso qualcuno che pensavamo di avere perso, e quindi tante possibili alternative.

Marino saprà trovare, speriamo non troppo alla lunga, le alchimie giuste per dare a quel reparto un po’ di qualità in più di quella che abbiamo potuto apprezzare nel match di Venezia.

Ottima l’impressione ricevuta dalla prestazione di Galabinov, forte nella difesa della palla, intelligente nel fare la sponda con i compagni che si inseriscono da dietro.

Sarebbe tuttavia imperdonabile se non trovassimo quegli schemi capaci di sfruttare anche la potenza che potrebbe esprimere giocando con la faccia rivolta alla rete avversaria.

Gli esterni alti, infine, giustificano più d’una preoccupazione.

Se Gyasi ha dimostrato tanta disponibilità anche per quelle operazioni di ripiego necessarie a mantenere gli equilibri nel contesto della formula adottata da Marino, se Pierini non è rimasto certo anonimo nelle prestazioni effettuate quando è stato chiamato in causa ed anzi ha evidenziato buona personalità e tanta intraprendenza oltre ad una tecnica eccellente, rimane il rebus di Okereke, sia per la posizione in campo che per una sterilità non accettabile per un attaccante che lo ha portato anche sabato scorso a mancare un gol già fatto. O quasi.

Il rischio è che le difficoltà psicologiche che lo vedono giocare con l’handicap di sentirsi sempre sotto esame e quindi sovrastato da una paralizzante paura di sbagliare, se non saranno superate, possano fare di lui un capolavoro inespresso, un campione gambizzato.

Si legge di un possibile ritorno di Marilungo. Sarebbe il bentornato. Al Picco, al rientro da stagioni sfortunate, ha dimostrato classe ed applicazione e non nascondo che l’ipotesi di vederlo a fianco a Galabinov non mi dispiacerebbe neanche un po’. Anzi.

E comunque non possiamo che confermare tutto l’apprezzamento per il lavoro fin qui svolto dallo staff tecnico, lavoro che meriterebbe davvero anche quelle soddisfazioni che solo il campo può dare.

Quelle che, se gestite bene, per crescere, servono sicuramente più delle sconfitte .

Marcello Delfino

Advertisements