LE AQUILE TORNANO A VOLARE di Marcello Delfino

La Spezia, 22 agosto 2018

Che Angelozzi avrebbe fatto il meglio non avevamo dubbi, per la verità.

Quando ci si affida ai competenti, i risultati arrivano.

L’impegno assunto all’insediamento dell’incarico, se non ricordo male, era quello di farci divertire, di farci dimenticare la grigia mediocrità della passata gestione che non aveva neanche contezza di quale fosse davvero la competitività del materiale che aveva confusamente rimorchiato.

Si è passati dall’obiettivo salvezza agli acquisti invernali che ci avrebbero lanciato verso i play off, fino a tornare a rivendicare trionfalmente il raggiungimento della permanenza nella serie: sbalzi di temperatura ragguardevoli, anche in un campionato dove le distanze sono sempre più sottili, le classifiche sempre più corte, i valori sempre più livellati. All’ingiù, almeno fino a ieri.

Sta di fatto che ogni sabato scendeva in campo un’armata di reduci che, grazie soprattutto ad una difesa supercollaudata, ha evitato il disastro che ad un certo punto sembrava davvero incombente.

Le ciliegine arrivate in corso d’opera – Mora, Palladino e Gilardino – che avrebbero dovuto scatenare gli entusiasmi verso gli spareggi-promozione hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la superficialità di una cabina di regia non all’altezza, capace solo di circondarsi di servizievoli “signorsì”.

Certo, sulla gestione della Società qualche ragionamento andrà pur fatto, senza per questo venir meno alla gratitudine che si deve al Patron, ma anche senza infingimenti, per capire cosa ci può aspettare dietro l’angolo.

Particolarmente apprezzabile è stata la la parentesi che ha visto al vertice i croati, gente seria e di pochi discorsi, forse per questo invisa agli adulatori.

Hanno avuto forse la responsabilità di non aver saputo, o voluto, trovare una proficua convivenza con Angelozzi, ma non dimentichiamoci che quel periodo ha coinciso con lo Spezia forse più divertente dell’era Volpi, quello di Bjelica tanto per capirci.

E’ davvero difficile non registrare, tuttavia, come la gestione della Società abbia visto in sella, nel tempo, personaggi discutibili e talora perfino grotteschi che hanno brillato per insipienza e spregiudicatezza.

Da chi si diceva utilizzasse l’aereo per andare a vedere le partite in trasferta, ai bontemponi con atteggiamenti da avanspettacolo in preda al delirio di popolarità.

Per finire con chi ha presunto di svolgere ruoli non alla sua portata, garantendosi il consenso, si fa per dire, circondandosi di figure insignificanti che non fossero in grado di disturbare il conducente, di quella famosa serie per la quale in un paese di ciechi l’orbo lo fanno sindaco.

La proprietà, volenti o nolenti, sembrerebbe mostrare un certo distacco, sia affettivo che imprenditoriale, scatenando così la guerra dei maggiordomi, più o meno disinteressati, che si disputano l’autenticità dei rapporti con la proprietà stessa.

Anche se poi i fatti legittimano più di un dubbio su tale apparente disinteresse: se davvero non si volesse ritoccare il budget, se non al ribasso, non si cercherebbe Angelozzi, con Marino di conserva, e, d’altra parte, se Angelozzi, con Marino di conserva, accettano di giocarsi la partita è difficile pensare che lo facciano senza avere avuto sufficienti garanzie per poter mettere insieme, come promesso, una squadra ambiziosa, anzi simpatica e divertente per usare un linguaggio meno scontato.

Forse non sarebbe male disinfestare l’ambiente con un bel taglio allo sciame che ronza intorno alla Società, utile solo a creare confusione, sostituendo magari un consiglio di sconosciuti o di troppo interessati alla notorietà, con un amministratore unico che rappresenti autenticamente la proprietà e ne traduca coerentemente le intenzioni nelle scelte operative conseguenti.

Ma per tornare al calcio, quello di campo – sempre più bello fra l’altro il terreno di gioco – possiamo affermare di essere, ma lo sapevamo, in ottime mani che, come previsto, hanno realizzato i presupposti per una squadra equilibrata, fatta di giovani e di non più giovani, ma comunque ancora atleticamente integri, determinati a tenere alto il livello delle loro prestazioni.

In questa estate maledetta, di sole e di morte, l’unico ristoro si è potuto apprezzare grazie alla brezza sollevata dal battito delle ali delle aquile che hanno ripreso a volare.

Dalla Laguna attendiamo conferme, scioperi permettendo.

Marcello Delfino

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