Container alla Morin, provocazione alla città e al Golfo dei Poeti.

LA SPEZIA- Rileviamo con angoscia che continua la sciagurata volontà di publicizzare ed enfatizzare la città della Spezia ed il Golfo dei Poeti come un enorme contenitore di container.

Pare proprio che questa città sia ostaggio e prigionierira dell’attività portuale containerizzata, che sul territorio dell’intera provincia attualmente dà lavoro a ca. il 3% della popolazione attiva (sono ca. 1.600 fra diretti e indiretti gli occupati nel porto commerciale!!); ma che utilizza una vasta superficie di insediamenti, già in opera e previsti, fra la costa portuale e il retroporto per ca. 1.600.000 mq. (con un parametro di 1 occupato ogni 1.000 mq ca.). Ma, secondo noi, la cosa non è proprio esaltante nella considerazione di un bilancio territoriale fra costi, benefici e sostenibilità ambientale; per questo le istituzioni che governano il territorio dovrebbero ritrovare in modo concreto il giusto equilibrio!

Giudichiamo la scelta di assegnare un container ad ogni singola borgata marinara sulla passeggiata Morin come rappresentanza delle 13 borgate del Palio del Golfo come una aperta provocazione alla città ed al golfo dei poeti, ma anche contro la vocazione turistica del nostro territorio e del nostro mare.

Ma, soprattutto, quello che lascia perplessi è il silenzio, pericolosamente complice, dei rappresentati delle borgate marinare ed in particolare dei quartieri del Levante, di cui si propone la cancellazione della storia di vita e di mare nonché dello stesso diritto di affacio al mare, offrendo come alternativa la montagna di container in sesta fila ed oltre. A Fossamastra, Canaletto e Pagliari pare che le istituzioni vogliano regale un futuro di tormenti con il superamento dei livelli di legge relativi all’inquinamento acustico ed atmosferico (rumori ed emissioni H24 che escono dai fumaioli e dai gruppi elettrogeni delle navi attraccate in bachina, unico porto per vicinanza di pochi metri alle abitazioni, rispetto ad altri porti nazionali).

Purtroppo la realtà attuale ci porta a considerare queste scelte come quelle di una città in ostaggio all’Autorità di Sistema Portuale, sorda e cieca ad un serio dialogo con la società civile e portarice di decisioni discutibili e più volte dannose ambientalmente e socialmente.

Per il Coordinamento dei Quartieri di Levante

Rita Casagrande – Franco Arbasetti

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