IL PROBLEMA C’E’. ECCOME…. di Marcello Delfino

La Spezia, 9 luglio 2018

Una interessantissima iniziativa di Italia Nostra svoltasi nei giorni scorsi nella Sala Multimediale della Provincia della Spezia ha fatto il punto sullo “stato dell’aria” e sulla conseguente ricaduta sulla salute dei cittadini in presenza di una o più navi da crociera all’attracco sui moli adiacenti alla città.

Capitaneria di Porto, Arpal, Comitato Scientifico Eco-Istituto Reggio Emilia-Genova, “Italia Nostra onlus” hanno dato un contributo significativo rappresentando un quadro che merita certamente di essere studiato ed ulteriormente approfondito.

Assenti i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, dell’Asl e dell’Adsp, non interessati a queste perdite di tempo.

D’altronde la dirigenza dell’Asl locale è impegnata su questioni che, ahinoi, leggiamo in cronaca giudiziaria e l’Amministrazione Comunale, perseverando nella infinita strategia della promozione di nuove paure, è alla spasmodica ricerca di “pistoleros” a difesa delle diligenze, gli autobus.

La Presidentessa dell’Adsp ha ritenuto di snobbare anche la Commissione Consiliare convocata appunto a seguito della lodevole iniziativa di Italia Nostra alla quale invece ha dovuto partecipare, suo malgrado, il plurimo teutoniko assessore all’ambiente di quasi tutti gli Enti Locali della nostra provincia che, dopo la prima formativa e significativa esperienza del Comune di Follo, ha scoperto che alla Spezia c’è il mare con le connesse problematiche.

Il Comandante della Capitaneria di Porto, Massimo Seno, con il contributo puntuale e tecnicamente eccellente del suo collaboratore espressamente addetto a queste tematiche, ha spiegato, come nelle sedi istituzionali che lo hanno ascoltato, che il ruolo del presidio della Marina Militare è soprattutto preventivo, volto cioè a verificare che le navi in arrivo, di qualunque tipo, siano in regola con le certificazioni richieste secondo le normative internazionali vigenti, con particolare riferimento ai carburanti utilizzati.

La dottoressa Fabrizia Colonna, direttrice del Dipartimento spezzino di Arpal, ha fornito informazioni molto interessanti in ordine alle rilevazioni delle centraline dedicate al controllo dell’aria che respiriamo, con particolare riferimento a quella posizionata in via San Cipriano, la più vicina ai moli di attracco.

Premesso che la disposizione delle suddette centraline andrebbe rivista perché quella attuale risponde alla esigenza di controllare principalmente le emissioni derivanti dal traffico veicolare, un dato incontrovertibile è stato posto all’attenzione, quello relativo alla registrazione di un picco che rileva proprio la centralina di via San Cipriano in concomitanza con l’approdo delle navi e che attesta la presenza di una quantità superiore, rispetto a quella di tutto il resto dell’anno, di monossido di azoto, biossido di azoto, benzopirene e anidride solforosa che determinano, a loro volta, un aumento dell’inquinamento secondario di polveri sottili.

Il livello di tale alterazione varia a seconda di altri fattori quali l’ “anzianità” della nave e l’orientamento del vento.

Si tratta dunque di un fenomeno acuto, non cronico, che si manifesta solo in presenza della, o delle, navi in approdo.

Il problema dunque c’è – e si aggiunge a quello sempre più insopportabile ed irrisolto procurato dai rumori del porto commerciale – e va monitorato incominciando a rivedere la disposizione delle centraline di rilevamento per adeguarle alle nuove necessità, al fine di realizzare un modello diffusionale adeguato.

Chi minimizza con l’argomento che le concentrazioni misurate sarebbero inferiori ai limiti di legge è un irresponsabile perché, come ha chiaramente affermato il dottor Federico Valerio del Comitao Scientifico Eco Istituto Reggio Emilia-Genova, ogni aumento degli inquinanti provoca un proporzionale aumento dei danni alla salute dei cittadini, basta anche un peggioramento di 10 microgrammi di metro cubo.

Non esiste, insomma, un limite al di sotto del quale non si abbia un danno per la salute umana.

Ed allora ? Cosa fare ?

Mi vorrei sottrarre, se possibile, all’ipersensibilità degli addetti al settore, che, a tutti i livelli, sono molto attenti alla suscettibilità degli operatori, magari sotto ricatto per i livelli occupazionali.

Chi scrive – come d’altronde, credo, quella parte di giornalismo, sempre al femminile naturalmente, che dice le cose come stanno senza timori – è favorevole allo sviluppo delle attività portuali, sia mercantili che crocieristiche, anche perché producono un inquinamento assolutamente controllabile. Sempre che lo si voglia controllare.

Anche se penso che il quarto molo, il famoso pennello, sia propedeutico all’inutile follia di immaginare l’attracco contemporaneo di quattro navi da crociera: una follia da respingere da parte di chi porta delle responsabilità prima di tutto di fronte ai cittadini.

Ma gli strumenti per ridurre, se non addirittura azzerare l’impatto ambientale, ci sono.

Si tratta di adoperare quelle tecnologie, avanzatissime, capaci di rendere le attività portuali sostenibili anche in un contesto, come il nostro, che vede il porto ad immediato ridosso della città.

La soluzione più avanzata, si sa, è la elettrificazione dei moli. Certamente da preferire alla scelta di carburanti meno inquinanti.

Ed allora il Sindaco e l’Asl, tutori, con ruoli diversi, della salute dei cittadini, facciano quanto dovuto sapendo che la salvaguardia della salute è anche  responsabilità, non solo morale, nei confronti di coloro che si ammalano a causa delle loro eventuali omissioni.

La presidentessa dell’Adsp prenda coscienza che il suo è un Ente di diritto pubblico e come tale non può limitarsi alle sole questioni strettamente relative alla portualità senza assumersi maggiori responsabilità riferibili agli interessi della comunità.

E trovi, magari, oltre ad una maggiore propensione all’ascolto, l’autorevolezza, se può, di porre il problema a livello nazionale e legislativo in modo che la virtuosa applicazione di normative più garantiste non significhi minore competitività per i virtuosi che le adottino.

Dopo Dubai, si è sentito parlare del nuovo waterfront “modello San Diego”.

Ecco, questi bontemponi sapranno, si spera, che San Diego è in California e, se  si informano, scopriranno anche che la California, a cominciare da Los Angeles e San Francisco, è all’avanguardia nella elettrificazione dei porti.

Marcello Delfino

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