I vitalizi: un’occasione unica.

Non ci vuole un giurista raffinato per concludere che il principio di uguaglianza ha una portata universale. Partendo da questo dato di fatto è evidente che tra i comuni cittadini e i deputati e i senatori non vi è alcuna differenza. Conseguentemente è del tutto immotivata, secondo l’art. 3 della Costituzione, una differenza di trattamento tra gli uni e gli altri. Da qui, non solo a mio avviso, la conclusione che i vitalizi sono una palese violazione del principio di uguaglianza. In questi anni, in nome del superiore interesse nazionale questo principio è stato violato più volte.

La domanda è: il vitalizio riservato solo a deputati e senatori è motivato o un privilegio che viola l’art. 3 della Costituzione? La possiamo rigirare come vogliamo, ma di fatto il vitalizio, non solo a mio parere, non ha una giustificazione alcuna giuridica. Sarebbe buona cosa se deputati e senatori accettassero di buon grado la riliquidazione dell’importo che ricevono secondo parametri conformi agli altri lavoratori. Sarebbe auspicabile se i consigli comunali prendessero posizione con un ordine del giorno sulla questione. Fare finta di niente, non mi pare una soluzione: le cose si affrontano con chiarezza. Questo vale sia per chi ha vinto che per chi ha perso le elezioni. Certo il marchese del Grillo diceva: io sono io e voi non siete un …, ma lui era un marchese qui si parla di rappresentanti dei cittadini. Tutto questo sarebbe un bene per la democrazia e la prova che siamo in un stato di diritto in cui deputati e senatori sono uguali ad un operaio, un impiegato. E tra l’altro i nostri onorevoli potrebbero destinare il tutto ad un fondo per gli immigrati o ad aiuti per l’Africa o alle pensioni più povere e conquistare la simpatia perduta dei cittadini.Sarebbe un risultato bellissimo, un gesto di generosità che tutti dico tutti apprezzerebbero. La fattoria degli animali di Orwell? Un libro geniale.

(Vinicio Ceccarini)

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