GRAZIE ANDRISSI ! di Marcello Delfino

La Spezia, 26 giugno 2018

Dare un voto a Gianluca Andrissi per il suo anno di direzione sportiva alla Spezia è assai difficile avendo egli interpretato quel ruolo, non si sa se per scelta sua o altrui, in modo molto defilato.

L’aver poi preferito una società di categoria inferiore piuttosto che continuare a cimentarsi nella serie cadetta, come gli era stato offerto, potrebbe significare un scarsa convinzione dei propri mezzi ed il conseguente desiderio di evitare, almeno per ora, eccessive esposizioni.

Ma qui si entra nel campo del carattere delle persone, della loro indole e giudicare diventa davvero un antipatico e presuntuoso azzardo, soprattutto se non si hanno le conoscenze necessarie per poterlo fare.

Ma, rimanendo all’oggettività delle scelte, direi che gli sportivi spezzini concorderanno con chi scrive nell’attribuirgli un bel 10 e lode.

Eh sì, perché se avesse accolto l’offerta del prolungamento del contratto propostogli formalmente dalla società, oggi non saremmo qui a sognare ed a divertirci, certamente più di quanto non siamo riusciti a farlo per tutto l’anno trascorso, anche se stiamo vivendo solo le prime battute della nuova fase,.

E’ proprio grazie al suo gran rifiuto, se oggi possiamo assistere con entusiasmo ai fuochi d’artificio cui il Patron ha acceso la miccia, stanco del grigiore di chi aveva conquistato il potere in società con la presunzione di potere fare tutto, anche quello che non compete.

E’ antipatico partecipare alla diatriba, un po’ provinciale per la verità, per stabilire se lo Spezia stia a cuore o meno, e se tanto o poco,  a Gabriele Volpi: roba da adulatori o detrattori a prescindere.

Certo il Patron non ama la normalità, il travettismo, l’appiattimento, la banalità, la monotonia, l’anonimato.

Per quello che lo abbiamo potuto conoscere, nel calcio naturalmente, Volpi è personaggio un po’ umorale che ha la possibilità, beato lui, di tradurre in fatti, se gli va, le emozioni del momento.

E così gli sbalzi dei suoi stati d’animo – sempre a proposito del suo interesse per il calcio – hanno avuto ricadute sulla gestione della società che ha alternato luci e ombre, chiari e scuri, euforie e rigore, champagne e gazzose.

Solo di recente siamo passati dal Presidente “avanspettacolo”, dispensatore di sorrisi a tuttodente e di pacche sulle spalle, più spumante che champagne, alla gestione nuvolosa ed introversa dei burocrati al potere.

Ma gli sportivi non finiranno mai di essergli grati per tutti questi anni di serie B e se lo tengono ben stretto così com’è, certi che con lui si avvera sempre il credo andreottiano secondo il quale alle quaresime seguono di sicuro le resurrezioni.

E sanno che dopo gli Andrissi arrivano gli Angelozzi e pregustano il piacevole sapore del divertimento.

In fondo, allo stadio si va per divertirsi, in quel tempio della nostra identità dove è piacevole anche la sofferenza, proprio perché condivisa, allorché le tensioni rendono ancora più gratificanti le gioie.

A questo popolo non piace vincere facile, così come non piace il galleggiamento, lo stare dove si è, lottare per traguardi minimali, accontentarsi di una salvezza quasi scontata.

La mediocrità, il grigiore disamorano e così si svuota uno stadio che è già difficile riempire anche quando le cose vanno bene, visto il ridotto bacino di utenza del nostro tifo.

Grazie Andrissi, dunque.

L’operazione “signori si cambia !” ha ridato entusiasmo agli sportivi che ora si svegliano alla mattina e si lavano più in fretta possibile per raggiungere l’amico giornalaio e cercare nella stampa locale l’annuncio di qualche nuovo arrivo.

A pochi interessava leggere i giornali che applaudivano alla gestione oculata della società, al rigoroso rispetto del budget che impediva di acquisire giocatori di qualità, al presunto teorema dello spendere meno ma spendere meglio, che poi era solo spendere meno, che ha trasformato una squadra ambita da tecnici e giocatori in un istituto di rieducazione per giocatori a fine carriera, oltre che infortunati, al quale si negava chiunque avesse anche la minima ambizione.

Ben tornato Angelozzi, ben venuto Marino, allenatore che non passa dal Picco per cercare di affermarsi ma che, al contrario, al Picco può confermare il suo valore già acclarato.

Poi sarà il campo a giudicare, come sempre.

Ben venuti dirigenti nuovi, di sede e di campo.

Ripartiamo insieme per un anno che ci farà divertire. Per la verità, ci stiamo divertendo già.

Marcello Delfino

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