Ghiglione, CGIL: “C’è bisogno di una sinistra moderna, rinnovata, critica”.

LA SPEZIA- Lara Ghiglione, Segretario Generale della camera del lavoro, invia alla stampa le sue riflessioni sul recente voto amministrativo, la crisi della sinistra e le cose da fare in futuro:

Come donna di sinistra vedere che anche Sarzana è caduta nelle mani del centro destra mi pone una serie di interrogativi, ai quali cerco di dare una risposta. Una destra a trazione leghista, populista. Una destra che ha vinto sui demeriti degli altri, propagandando in campagna elettorale una città preda del degrado e dell’insicurezza. Una destra che cerca capi espiatori per spostare l’attenzione dai problemi veri delle persone.

Per i lavoratori, i giovani, le donne, i pensionati il problema della sicurezza esiste. Eccome se esiste: è il problema del lavoro precario, della mancanza di lavoro; delle pensioni da fame; del pronto soccorso intasato e dei mesi di attesa per un esame; delle scuole fatiscenti e degli insegnanti di sostegno che mancano. L’insicurezza che molte persone vivono non è quella di non potere uscire di casa la sera; ma è insicurezza sociale, è solitudine, è sentirsi abbandonati dalle strutture dello Stato. Questa è l’insicurezza da combattere.

A questa insicurezza, la sinistra, il Pd, ha risposto con i governi tecnici, con i sacrifici, i tagli alla sanità ed alla scuola. Con la Fornero, il Job Act, la BuonaScuola. Questi sono i motivi per i quali il Pd, il centro sinistra ha perso. Credere di riuscire a governare il libero mercato scendendo a patti con la grande industria ed i poteri finanziari; delegittimare i corpi intermedi, a partire dal sindacato; sotterrare i valori e la cultura di sinistra con la scusa della rottamazione; smantellare la forma partito sostituendola con i cerchi magici e puntando sul leaderismo. Imporre una classe dirigente selezionata non sul merito, ma sulla fedeltà, sull’obbedienza al capo. Trasformare la politica da impegno civile a ufficio di collocamento. Sono questi gli errori più evidenti. Quelli che hanno causato una sconfitta epocale.

Il Pd di Renzi ha una responsabilità enorme, ne prenda atto. Ma anche la logica del “tanto peggio, tanto meglio” ha solo provocato disastri. La testimonianza, il giochino a chi è più puro, più a sinistra, non serve a niente.

Adesso c’è bisogno di analizzare, di capire. Ma, contemporaneamente, di agire. Velocemente. Subito. Dobbiamo tornare a parlare con i cittadini, con i lavoratori. C’è bisogno di innovare l’analisi, ma tenendo fermi i nostri principi. Di innovare i linguaggi, la comunicazione, mantenendo salde le regole che governano il libero dibattito e la vita democratica. Non abbiamo bisogno di arroccamenti, di rese dei conti all’ultimo sangue.

C’è invece bisogno di ricostruire, di ripartire. Di mettere assieme le diverse anime della sinistra in un progetto unitario, che rispetti le diversità, ma che riesca ad elaborare una strategia comune. Di un progetto politico di sinistra moderna, rinnovata, critica, che intanto proponga poche cose ma chiare: una tassazione progressiva, la patrimoniale, una lotta seria all’evasione fiscale, una legge per la rappresentanza sindacale reale, il superamento della Fornero, nuovi investimenti per la scuola pubblica e sanità, difesa e tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. Un progetto politico che rilanci i valori dell’antirazzismo, dell’antifascismo, della pace, della legalità, dei diritti civili, della cultura non come mera testimonianza o esercizio elitario, ma come prassi concreta, quotidiana, di proposta, di diffusione di massa.

Sono certa che il sindacato, la Cgil, farà la sua parte. Stiamo entrando nella fase congressuale, che dovrà essere un’occasione di dibattito vero; un’occasione di rinnovamento dai nostri linguaggi e di rilancio della nostra azione sindacale. Immaginatevi cosa sarebbe il nostro Paese senza la Cgil, senza questo immenso patrimonio di idee, valori, progetti, proposte. Di donne e uomini che ogni giorno sono in prima linea per la difesa del lavoro e dei diritti. Le nostre sedi sono diffuse, capillari sul territorio. Dovranno essere ancora più aperte, accoglienti, trasparenti. Insieme ce la possiamo fare. Possiamo superare i momenti bui e tornare a progettare ed immaginare un mondo migliore. Più giusto, più libero, più felice. Più bello.

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