BALLOTTAGGIO SARZANA: LE RAGIONI DI VOTARE “CONTRO” di Marcello Delfino

La Spezia, 21 giugno 2018

Ciò che sta accadendo nel nostro Paese da quando si è insediato il Governo Salvini-Di Maio è di una gravità tale che deve fare preoccupare i cittadini democratici che si sentono parte attiva della comunità alla quale, senza averne meriti o colpe, appartengono.

Vent’anni di berlusconismo hanno seminato le radici dell’individualismo, dell’egoismo, del cinismo, di un falso amor di patria, riscoperto dopo avere predicato secessioni ed averne a più riprese sbeffeggiato i simboli.

Vengono messi in discussione i principi fondanti della nostra storia, della nostra cultura, della nostra Costituzione, quei principi che affondano le loro radici nel terreno del rispetto della persona, della tutela dei diritti, della forza della solidarietà.

Chi oggi raccoglie questa gramigna è forse, se possibile, anche peggiore di chi l’ha seminata, continuando, anche da ruoli istituzionali, una campagna elettorale perenne, spregiudicata, basata sullo spregio della vita umana generando un fosco clima di degrado e di insensibilità che talora trasforma i popoli e li rende più vulnerabili, come la storia del secolo scorso ci insegna.

Di fronte al tentativo di istituzionalizzare la malvagità, così come il seminatore di Arcore aveva tentato di istituzionalizzare l’illegalità, dopo le dovute analisi e relative distribuzione di responsabilità, è necessario fermarsi e fermare il declino morale, prima ancora che politico, che sta travolgendo il nostro Paese.

Di fronte al ritorno di quell’irrespirabile contesto che nel “ventennio-spazzatura della nostra storia” consentì di minimizzare il disonore delle legge razziali, occorre fare fronte e diga, noi che siamo gente di mare e che sappiamo quanto il mare sia da temere allorquando il vento e la tempesta lo fanno impazzire.

Ed allora è pur vero che Renzi, Cavarra, la Paita siano fra i maggiori responsabili di questa situazione, ed è vero che, imperterriti, dimostrano di non avere capito niente dei loro errori se per raddrizzare un quadro, forse irrimediabilmente compromesso, chiamano ad aggiustare il chiodo nientemeno che Minniti.

Ma, nella disamina di attribuzione di responsabilità, qualche parte deve pure caricarsela ognuno di noi.

Noi che non abbiamo combattuto abbastanza il renzismo, o lo abbiamo fatto male o ne abbiamo compreso la pericolosità troppo tardi, noi che abbiamo pensato sempre a noi senza guardare a quel che sarebbe accaduto al Paese intero, noi che abbiamo ritenuto di isolarci nel nostre certezze e, pur di conservare qualche privilegio da piccolo partito, non abbiamo avuto il coraggio di rimetterci in gioco, rinunciando ad alcune di quelle certezze, per renderci disponibili al servizio di un disegno più esigente ed ambizioso.

Noi che abbiamo perso le coordinate del contesto nel quale viviamo.

Non è tempo di neutralità. Non si tratta di aiutare Renzi, Cavarra e la Paita che non meritano alcun aiuto. Come non si può battere spregiudicatamente un’asta e vedere chi offre di più.

E’ tempo, se ce ne fosse ancora, di salvare Sarzana, come il nostro Paese, dal delirio dell’intolleranza che si va purtroppo sempre più diffondendo.

Sarzana, per la sua storia, è un simbolo della resistenza alla sopraffazione dilagante.

La politica è fatta anche di simboli.

Facciamo quello che possiamo affinché questi simboli sopravvivano all’idiozia di chi arriva a togliere le panchine da una piazza solo perché vi siedono anche cittadini di colore.

Marcello Delfino

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