SEAFUTURE 2018: nuove tecnologie marine ecosostenibili o mercatino di armi usate ? di Marcello Delfino

La Spezia, 18 giugno 2018

Nel corso della presentazione della sesta edizione di Seafuture, avvenuta presso il Circolo Sottufficiali della Marina Militare il 14 dicembre del 2017, si è sottolineata l’importanza strategica della manifestazione nel panorama internazionale, per lo sviluppo di opportunità di business per le imprese nazionali e gli Enti/Agenzie del “comparto difesa”. Si è rilevato, inoltre, secondo quanto riporta puntualmente la rivista online “Analisidifesa”, come “la manifestazione assume una grande rilevanza internazionale grazie alla presenza delle marine estere che parteciperanno coi loro rappresentanti e che potrebbero essere interessate all’acquisizione delle unità navali della Marina Militare non più funzionali alle esigenze della Squadra Navale, dopo un refitting effettuato da parte dell’industria di settore”.

Con queste premesse appaiono più che giustificati i dubbi sulla piega presa dall’evento che sembrerebbe qualcosa di diverso dalla originaria Fiera internazionale dell’Area mediterranea dedicata ad innovazione, ricerca, sviluppo di quelle tecnologie marine che guardano ad una crescita ecosostenibile del comparto militare.

Si è di recente costituito un Comitato, cui hanno aderito associazioni culturali, religiose e politiche, per chiedere che la manifestazione torni ad essere fedele alla propria vocazione senza nascondere secondi scopi, più o meno confessabili.

Giada Zappelli, che del  del Comitato è la portavoce, si è fatta interprete di queste istanze nel corso di una partecipata iniziativa che si è svolta al Centro Allende sabato 16 giugno.

Il fatto che delle 66 delegazioni che partecipano all’evento, provenienti da tutto il mondo, un gran numero provengano dall’Africa e dal Medio Oriente, conferma la legittimità del dubbio: Seafuture si sta forse trasformando in un salone dell’usato per promuovere le attività del comparto militare navale sotto la copertura di un evento rivolto alla sostenibilità ed alla innovazione ?

Al Centro Allende, nel corso dei diversi interventi, è stato ricordato come in materia di esportazioni di sistemi militari siano vigenti normative a livello internazionale ed europeo e come, nella fattispecie, la legislazione italiana, L.185/1990, vieti espressamente esportazioni di armi verso i paesi in stato di conflitto armato la cui politica violi i principi dell’art.11 della nostra Costituzione, o siano sotto embargo di forniture belliche oltre a quelli i cui governi siano responsabili di violazioni dei diritti umani.

In questa ottica risulta inaccettabile, secondo il Comitato, la presenza all’evento delle forze armate dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, del Kuwait e del Qatar, protagonisti del sanguinoso conflitto armato che ha causato nello Yemen oltre 10.00 vittime ed una inestimabile crisi umanitaria.

Così come eventuali commerci di armi, secondo le vigenti normative, non potrebbero riguardare Israele, illegittimo occupante di territori palestinesi da oltre cinquant’anni, in barba a tutte le risoluzioni dell’Onu.

Come altrettanto ingiustificabile, per gli stessi motivi, appare la partecipazione dei militari turchi, egiziani e marocchini.

In tale contesto lascia davvero perplessi il previsto intervento all’evento delle scuole secondarie spezzine persistendo, anche a seguito di una sostanziale disinformazione, una profonda incertezza sul suo reale significato.

Agli studenti, più che una rassegna di armamenti, nuovi o usati, andrebbe spiegato come si debba operare affinché il Mediterraneo diventi la culla dell’incontro di popoli e culture, quali diversi sforzi di ricerca necessiti la tutela del mare e quali siano le strategie finalizzate ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale, per un turismo responsabile ed uno sviluppo compatibile con il rispetto dei diritti dei popoli che sul Mediterraneo si affacciano.

Per queste ragioni il Comitato chiede che Seafuture torni, nella massima trasparenza, alla sua vocazione originaria, di Fiera internazionale del mare dedicata ad innovazione, ricerca e sviluppo delle tecnologie civili marine.

Queste le Associazioni che, ad oggi, hanno aderito al Comitato:

Accademia Apuana della Pace, ACLI LA Spezia, ARCI La Spezia, Archivi della Resistenza-Circolo Edoardo Bassignani, Associazione L’Alveare La Spezia, Associazione Culturale Mediterraneo La Spezia, Associazione di solidarietà con il popolo Saharawi (ANSPS), Caritas Diocesana La Spezia, Chiesa Battista La Spezia, Chiesa Metodista La Spezia, Comitato Acquabenecomune La Spezia, Emergency La Spaezia, Genova che osa, Gruppo Azione Nonviolenta La Spezia, Informazione Sostenibile, Legambiente La Spezia, Magazzini del mondo La Spezia, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) Brescia, Possibile La Spezia, Potere al popolo La Spezia, Rete Italiana per il Disarmo, Sinistra Italiana La Spezia, Un ponte per…., Associazione Terra Futura Acireale, Associazione Livornese solidarietà al popolo Saharawi, Associazione di solidarietà con il popolo Saharawi “Kalama” Lucca, Associazione di volontariato ARCI 690 Onlus-Progetto Saharawi Cascina, Associazione Valdarnese di solidarietà al popolo Saharawi, Città Visibili-ARCI Firenze, Comitato Selma Greve in Chianti, Limone Nel Verde Onlus Roma.

Marcello Delfino

 

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