Gianni Pastorino (Rete a Sinistra/LiberaMente Liguria) – Declassamento consultori familiari

GENOVA– Oggi sono venute in Consiglio regionale le rappresentanti di Non Una Di Meno, una trentina di donne venute a protestare pacificamente contro il progetto di declassamento dei consultori familiari da strutture complesse a semplici, voluto da A.Li.Sa. e dalla Regione.  Nell’anniversario della Legge Basaglia, che ha migliorato enormemente le condizioni dei pazienti, rischiamo di vedere un evidente peggioramento del servizio offerto alle famiglie e ai pazienti più piccoli, dal momento che le attività riabilitative per i giovani (logopedia e neuropsicomotricità per citarne alcune) non sarebbero più svolte nell’ambiente protetto e dedicato del consultorio familiare, ma nei centri di salute mentale per adulti. Tale trasferimento non soltanto vede venire meno la multidisciplinarietà ma crea anche un impatto psicologico forte nelle famiglie e nei pazienti più giovani. Nel mese dell’anniversario di un’altra legge fondamentale, la 194, in Liguria rischiamo di vedere sparire strutture strategiche che da quarant’anni offrono gratuitamente un servizio di eccellenza sul territorio.

 “Il modello dei consultori familiari liguri è perfettamente riuscito. – specifica il consigliere regionale Gianni Pastorino – In tutti questi anni è stato un eccellente mezzo di contrasto al disagio sociale, che con la crisi è aumentato negli ultimi anni. L’operazione che A.Li.Sa., basata sui costi standard, risulta incomprensibile. Nel tempo, e di certo non solo per colpa di questa Giunta, i tagli hanno peggiorato il servizio e c’è stato un tragico depotenziamento del personale per mancato ricambio. Il modello, tuttavia, continua ad essere efficace; si tratta di un percorso virtuoso che mette in collegamento consultorio, famiglia e scuola. Il consultorio, fino ad ora, è stato in assoluto il riferimento ideale per avvicinarsi in modo corretto alla sessualità ed ha sempre offerto un servizio indispensabile, a 360°, con accesso libero e gratuito garantito.

 Le testimonianze ascoltate hanno riportato dati estremamente critici: su tutto il territorio sono presenti solo circa 200 tra operatori e operatrici; la carenza di personale è tale che in ASL3 sono presenti solo 2 logopedisti e solo 3 specialisti di psicomotricità; il tempo di attesa per accedere alle terapie è dai 18 ai 24 mesi; la dislocazione dei centri fisici, poco distribuiti sul territorio nonostante la legge preveda un consultorio ogni 20mila persone nei centri urbani, rende difficile l’accesso alle strutture da parte delle famiglie. Il piano sociosanitario votato favorevolmente dalla maggioranza a Dicembre 2017 prevede l’obbligo di ulteriori accorpamenti, che non sono un potenziamento, ma un evidente progetto di integrazione tra pubblico e privato, a discapito dei cittadini e delle cittadine e del loro accesso al servizio.

L’assessora Viale continua a sottolineare che i consultori non verranno chiusi, ignorando le continue domande da parte di Non Una Di Meno e dei consiglieri di minoranza sulle garanzie che i punti di forza degli attuali consultori familiari (multidisciplinarietà e accesso diretto e gratuito) vengano mantenuti. – insiste il consigliere Pastorino I corpi sociali non sono ancora stati ascoltati e non ci vengono date garanzie su un possibile ripensamento della maggioranza sul piano sociosanitario in seguito all’audiozione che avverrà in data 24 maggio.”

 Non si può restare indifferenti di fronte a una situazione drammatica che incide così radicalmente sulla qualità della vita dei cittadini. In un’epoca in cui si registra un aumento vertiginoso del disagio sociale e dei problemi connessi, i consultori diventano strutture ancor più strategiche. E invece: il personale è sempre meno, le prestazioni si riducono, le liste d’attesa si allungano. A una crescita evidente della domanda, la Regione risponde diminuendo l’offerta; di fatto delegando il problema alle famiglie e favorendo i privati.

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