Aldo Moro e Peppino Impastato nel nuovo libro di Giuseppe Rudisi, che verrà presentato sabato 12.

LA SPEZIAGiuseppe Rudisi ha appena pubblicato un libro per le Edizioni Mnamon di Milano dal titolo “ Carne Umana”, sabato 12 maggio alle ore 18.30 verrà presentato presso la “Libreria Liberi Tutti” di Via Tommaseo 49 con introduzione della Prof.ssa Rina Gambini, Direttrice della rivista ”Il Porticiciolo”.

Sono cinque racconti tutti premiati ad importanti concorsi letterari. L’ultimo dei nove premi conseguiti è il premio speciale della critica ricevuto domenica scorsa al concorso letterario “ Città di Pontremoli 2018” per il racconto “All’ombra di una Renault Rossa.” Narra delle emozioni e delle reazioni di un gruppo di giovani spezzini quando il 9 marzo 1978 avevano appreso della notizia dell’omicidio di Aldo Moro e di Giuseppe Impastato. Come noto, in contesti e scenari diversi, entrambi erano stati barbaramente uccisi a poche ore di distanza uno dall’altro.

Come mai nel racconto le due vicende sono così connesse?
Apparentemente non ci sono relazioni tra i due eventi nonostante entrambi siano stati uccisi il 9 maggio di 40 anni fa. E’ evidente che i criminali mafiosi che hanno pianificato il massacro del giornalista e politico siciliano hanno tenuto in debita considerazione che in quel momento tutta l’attenzione mediatica fosse concentrata sul sequestro Moro, nessuno si sarebbe quindi preoccupato di quel che stava avvenendo in quel lembo di Sicilia. Il goffo tentativo di spacciarlo per un fallito attentato o addirittura un suicidio non poteva non avere successo visto che gli inquirenti avevano immediatamente avvallato quella tesi.

Quindi oltre la medesima data che cosa lega i due eventi?
Sono state uccise due persone che, seppur in ruoli diversi e confliggenti tra loro, hanno pagato con la vita il loro impegno, la loro passione e la loro voglia di essere utili nelle cause in cui credevano. Per i protagonisti del racconto quelle due morti così tragiche per mano dei rispettivi carnefici li elevava a martiri spazzati via da forze oscure che volevano imporre il loro potere con le armi e il terrore.

Nel racconto come si fonde la fiction con la verità storica?
Attraverso la quotidianità dei protagonisti del racconto allora ventenni riemergono i dubbi e gli interrogativi che di quel preciso momento era lecito porsi. Quindi la narrazione non si concentra su quanto emerso negli anni successivi nei processi e nelle ricostruzioni storiche ma sui dubbi e le certezze che gli spettatori attoniti di quell’evento vivevano in quei giorni. In particolare emerge la consapevolezza di quei ragazzi che avevano immediatamente percepito che Impastato fosse una vittima innocente e non il terrorista che si voleva far credere. Come è stato possibile per gli inquirenti e i media dell’epoca non collegare quell’omicidio al capo indiscusso della mafia dell’epoca che abitava a cento passi dalla casa di Impastato e che mal tollerava che un giornalista ne denunciasse da una radio privata i misfatti.

Perché scrivere di queste vicende dopo 40 anni?
Nonostante gli anni trascorsi molti aspetti sono ancora poco chiari. Oggi Impastato è un eroe buono ma per trovare questa sua giusta collocazione è stata necessaria una lunga e dura battaglia dei suoi amici e familiari confluita nella condanna dei mandanti dell’omicidio e negli esiti di una commissione d’inchiesta che ha smascherato i depistaggi degli inquirenti che volevano farlo passare per un terrorista. Su Moro non va dimenticato che non tutto è stato fatto per salvarlo e le lettere che diffondeva erano bollate come non attendibili visto il suo precario stato psico-fisico condizionato dal suo status di prigioniero.

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