Il Castello di Coderone, una bellezza dimenticata.

LA SPEZIA- C’è un luogo, nel Comune della Spezia, talmente misterioso da meritarsi un posto d’onore tra i “Luoghi misteriosi d’Italia“. Si tratta del Castello di Coderone, ubicato nel borgo di Biassa, sulle alture spezzine, una costruzione di cui si hanno le prime notizie alla fine del 1200, ampliata poi nei secoli successivi; all’inizio era un luogo d’importanza strategica, voluto dai genovesi in lotta contro i pisani (la vicina Carpena era sotto la dominazione toscana), poi divenne una residenza signorile, infine venne abbandonata. Oggi è poco più che un rudere, ricoperto in gran parte da una folta vegetazione. Eppure, ci racconta un anziano abitante del paese, arrivano spesso persone alla ricerca del Castello. Perché?

Si racconta che, nei pressi della Rocca, vi sia un particolare flusso di energia positiva. “Io non credo a queste cose” racconta il pensionato, che spesso accompagna i visitatori “ma vengono in tanti. Io son sempre venuto qui, da ragazzo, a giocare con gli amici, a fare la legna“. Per lui, quella è casa. Per tanti, un luogo mistico. Negli anni la Rocca è stata adibita a cimitero, poi del tutto lasciata a se stessa. Una volta c’erano piane coltivate, ora è franato tutto. “L’unica cosa un po’ misteriosa” ci racconta ancora “è che nessuno è mai riuscito a capire quale sia il materiale che tiene assieme le pietre, dicono ci sia della radioattività”.

In questo buco, coperto da una grata, si dice buttassero i cadaveri.

Ed è proprio l’abbandono totale il problema: il sentiero è pericoloso, pieno di erbacce e rovi, di rocce che cadono giù dal monte, “smosse dai cinghiali che scavano cercando cibo“, priva di qualsiasi tipo di protezione (a parte in due punti, dove una staccionata di legno dovrebbe proteggere dalle cadute, ma non è stabile). “Una volta venivano a fare pulizia, mandavano i carcerati, ora non vengono da anni. Ogni tanto qualcuno del paese raccoglie un po’ di legna, prova a pulire, ma ci vorrebbe un intervento” ci racconta ancora la nostra guida, incontrata per caso. E ci racconta della leggenda della chioccia con i dodici pulcini d’oro, che loro andavano a cercare, delle giornate passate a giocare tra i ruderi, del desiderio di vedere sentiero e castello puliti, visibili a tutti, del dispiacere di vedere quel luogo tanto amato in rovina.

Basterebbe pulire il sentiero, metterlo in sicurezza e togliere le erbacce dal castello. In due punti del sentiero ci sono ancora i sassi originali, un vero e proprio reperto storico. Che si creda o meno alle energie positive che escono dalla finestrella nel muro o che si voglia visitare i resti per mero interesse storico (e il posto è bellissimo, merita un passaggio), questo sarebbe un intervento da prendere in seria considerazione, anche perché molta gente si avventura per il sentiero e il rischio che qualcuno si faccia male è concreto.

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