IL PRESENTE E’ DELUDENTE, IL FUTURO INCERTO di Marcello Delfino

La Spezia, 3 maggio 2018

Davvero un brutto finire di stagione.

E senza una ragione che giustifichi appieno uno scadimento perfino poco dignitoso.

Si potrebbe anche mettere in conto di sacrificare risultati e prestazioni se tali rinunce favorissero esperimenti ed approcci volti a preparare la prossima stagione.

Ma a cosa serva insistere su di una compagine che ormai presenta solo le caratteristiche di una rimpatriata reducistica lo sa solo il mister o chi per lui.

Giocatori allo stremo delle loro energie, la maggior parte dei quali evidenzia, senza più veli, tutti i limiti fisici e mentali di chi si avvicina inesorabilmente al fine carriera.

Atleti che atleti non sono più, se non riescono, loro malgrado, nell’impresa di portare a termine una gara.

Corridori senza equilibrio che concentrano nei muscoli tutta l’adrenalina a disposizione lasciando a secco le cellule cerebrali, così da annebbiarsi al punto da scontrarsi con tutti, perfino con l’arbitro.

Pensatori claudicanti che con l’arbitro hanno invece in comune ritmo e dinamismo.

A Foggia dopo il gol segnato dai “satanelli”, molto poco diabolici per la verità, a fronte di tentativi lenti, macchinosi ed inconcludenti di assalto alla diligenza rossonera, si è inevitabilmente offerto il fianco ai contropiedi avversari.

Le rincorse all’indietro dei nostri eroi all’inseguimento dei fuggiaschi assumeva aspetti un po’ patetici se non fantozziani: c’era chi si attendeva lo storico lancio della stampella del bersagliere ciclista Enrico Toti contro il nemico austriaco nella grande guerra.

E non che la vittoria ottenuta nel finale contro la Cremonese, liberatoria per la classifica, abbia lasciato un’impressione migliore di quella lasciata dalla trasferta pugliese.

L’eccellente gol di Maggiore, meglio giudicare ciò che si vede senza troppi processi alle intenzioni, complice la scarsa capacità di reazione del guardiano lombardo, ha tolto la squadra dalle ambasce dei più pessimisti, qualcuno le paventa ancora, che ci volevano per forza immischiati nella lotta per non retrocedere e ha rilanciato, al contrario, le altrettanto inverosimili speranze di chi prometteva non so quante finali per raggiungere i play off.

Sembrerebbe normale che, confermata la categoria, cosa da non dimenticare comunque e da non sottovalutare anche in considerazione del diverso impegno finanziario della società, se meno importante o più intelligente lo giudicherà la storia, si approfittasse degli impegni che ci dividono dalla fine del campionato per guadagnare tempo in ordine alle strategie societarie rivolte al futuro.

E’ vero, bisognerebbe averle, le strategie, ed oggi non si vedono o quantomeno non sono di facile comprensione.

Forse sarebbe più lungimirante mettere in campo quei giovani di cui si sono lette nel corso della stagione prestazioni importanti tali da fare loro meritare la chiamata nelle rappresentative nazionali delle loro categorie.

Non solo lungimirante, ma sicuramente più produttivo, anche in funzione dei risultati immediati.

Quanto più utile sarebbe stata la voglia di farsi valere, l’entusiasmo di chi è all’inizio della sua avventura agonistica, la freschezza di ragazzi atleticamente esuberanti.

Non avremmo certo assistito ai fine partita cui siamo ormai abituati con atleti che si litigano la sostituzione, che si massaggiano da soli, che abbassano i calzettoni per contrastare i crampi.

E dire che, ad inizio anno, si sono sprecate altisonanti dichiarazioni che giustificavano un approccio meno dispendioso sul mercato con l’intenzione di puntare sui nostri ed altrui giovani.

Infatti, Vignali, Acampora, Calabresi, Soleri ed Okereke non hanno trovato spazi, Ceccaroni è stato oscurato tutto l’anno, Maggiore non ha avuto certo la attesa e meritata valorizzazione e, se si eccettua qualche recente comparsa di Mulattieri, gli altri ragazzi del 2000, che sovente si vestono d’azzurro, non hanno mai sentito l’odore della Serie B.

E tutto ciò è ancora più difficile da comprendere se pensiamo che l’allenatore è un ottimo “allevatore” di giovani talenti, qualità che ha ampiamente dimostrato alla guida del nostro settore giovanile e dovunque sia stato poi chiamato ad operare sul campo.

Contenti e grati per la storica permanenza in Serie B, dunque, ma delusi perché forse un po’ di coraggio avrebbe anche evitato qualche brutta figura.

Marcello Delfino

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