CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO di Marcello Delfino

La Spezia, 26 aprile 2018

Il finale di campionato ci sta mostrando purtroppo il peggio di quello che di sconveniente abbiamo visto nel corso della stagione.

Eppure sarebbe quantomeno ingeneroso giudicare negativamente un bilancio che deve tenere conto anche dei momenti di soddisfazione che abbiamo vissuto e del piacevole spettacolo di cui, seppure saltuariamente, abbiamo potuto godere.

Il rischio è di rovinare tutto il lavoro fatto con un finale giocato senza passione e senza tensioni, gettato al vento col pensiero dei protagonisti rivolto soprattutto al dopo piuttosto che al presente.

Non ho mai creduto che il nostro problema fosse raggiungere la salvezza, come abbiamo letto per tutto l’anno nelle dichiarazioni di chi a forza di mettere le mani rischiava di cadere per terra, così come non ho mai pensato che potessimo realisticamente concorrere per una classifica che ci garantisse i play off.

E infatti, a cinque partite dal “game over”, siamo ancora qui fra coloro che paventano un finale da da fare tremare le vene dei polsi perché improvvidamente risucchiati nella lotta per non retrocedere e chi affina le armi per affrontare cinque presunte finali che potrebbero portarci nella zona promozione, non diretta naturalmente.

“In medio stat virtus” dicevano prudentemente i nostri progenitori latini che, furbescamente, non la sbagliavano quasi mai.

Dopo le tre partite quasi proibitive – trasferte a Cittadella e Frosinone, gara casalinga con la capolista Empoli – che, in barba ai pronostici, ci hanno fatto alzare l’asticella delle aspettative, abbiamo dovuto assistere ad un decadimento sotto ogni punto di vista – tecnico, tattico e atletico – nelle gare che ci hanno visto di fronte alle meno titolate Brescia e Pescara.

Se si conferma la scarsa propensione ad imporre il proprio gioco (ma quale ?) e, parallelamente, una maggiore capacità di affrontare le squadre che il gioco lo hanno e lo vogliono esprimere, tuttavia la negatività delle ultime due prestazioni va ben oltre la ormai nota fisionomia tecnica della squadra.

La nostra forza, per quello che abbiamo dimostrato di sapere fare in campo, si è fondata, in gran parte, nella solidità della difesa che, oggi, a causa di distrazioni, leggerezze e forse troppa stanchezza, sta invece facendo traballare l’intero complesso.

A fronte di questo inarrestabile decadimento credo non sia intelligente chiedere ulteriori sforzi a chi ha dato molto, se non tutto, a chi non sente più grandi motivazioni, a chi, anche per questioni anagrafiche, non può che tirare i remi in barca, a chi, seppure inappuntabile sul piano dell’impegno, ragiona senza correre (Bolzoni) o corre senza ragionare (Lopez).

Ed allora dare spazio alle giovani energie che pure si affacciano alla prima squadra sarebbe non solo un atto di coraggio e di investimento per il futuro, ma anche il modo migliore per portare a casa qualche risultato necessario a tranquillizzare le ansie dei più pessimisti.

Abbiamo visto come, a Pescara, la squadra abbia avuto qualche sussulto di dignità, calcistica s’intende, grazie a De Francesco ed a Mulattieri, oltre che per il solito contributo di qualità e quantità di Pessina che però, ormai, appare, anche visivamente, alla fine delle sue risorse.

C’è la necessità di sostituire, perché squalificati, i due esterni laterali bassi, detti una volta terzini, e ci sono giovani difensori che fanno ingolosire le squadre della massima serie. Forse è il caso di lasciare loro il palcoscenico per potersi misurare e per portare quel contributo di freschezza e di entusiasmo che sembra, a questo punto, davvero necessario.

La cosa che preoccupa, inoltre, è che a cinque giornate dalla fine, se si eccettua la sede del prossimo ritiro estivo, non ci sono segnali in ordine alle intenzioni per il futuro.

Non credo che il risultato migliore si ottenga tenendo tutti sulla graticola.

Ormai i tempi per dare giudizi sono abbondantemente maturati e i risultati sono lì, al vaglio di chi deve dichiarasi soddisfatto o deluso.

Certo il nostro Patron non è tipo da programmazioni a lunga scadenza, almeno nel calcio, pretende i risultati sperati e se non li ottiene non coltiva certo la virtù della pazienza.

Con questo non voglio essere meno grato a lui di quanto lo siano i soliti adulatori ma si può essere riconoscenti, come è giusto che lo siano i tifosi spezzini, senza tuttavia venir meno alla propria onestà intellettuale.

Proprio quella che ci fa dire che, se ci fosse qualche indicazione più precisa sui futuri progetti, tutto potrebbe essere vissuto con un altro spirito e con lo sguardo rivolto in avanti.

Con motivata speranza e qualche preoccupazione in meno.

Marcello Delfino

Advertisements