E’ IL MOMENTO DI DECIDERE COSA VOGLIAMO ESSERE di Marcello Delfino

La Spezia, 12 aprile 2018

Che contro la prima della classe si potesse fare l’ha dimostrato il campo.

Contro l’Empoli, come è ormai consueto contro le squadre di alta classifica e nelle trasferte, lo Spezia ha mostrato il meglio di sé.

Umiltà, compattezza, determinazione, coesione e doti tecniche di buona qualità, soprattutto quando si può fare gara di attesa e non tocca fare la partita.

D’altra parte ogni squadra ha la sua fisionomia che, a questo punto della stagione, sarebbe velleitario pretendere di snaturare. Intelligente e ragionevole, al contrario, assecondarne le caratteristiche alternando tutte le risorse disponibili per assicurare fisicità e tenuta atletica ad una compagine che, nel corso del campionato, ha mutato anche i suoi obiettivi.

Dalla più volte esplicitata volontà di valorizzare i giovani, soprattutto quelli del nostro vivaio, si è passati alla scelta di affidarsi a giocatori di esperienza ed affidabilità che, se garantiscono equilibrio e saggezza tattica, devono però ricorrere più frequentemente alle cure dell’infermeria.

Difficile capire se questa evoluzione, o involuzione secondo i punti di vista, sia stata cercata e voluta o si sia affermata naturalmente nel corso di questo lungo ed estenuante campionato.

Sta di fatto che, sabato scorso, abbiamo potuto apprezzare una squadra che nulla ha concesso alla dominatrice del torneo, pur priva di qualche elemento di indubbio valore, e che non ha portato a casa l’intero bottino solo perché gli episodi, che spesso decidono le partite, a differenza di Cittadella, hanno favorito gli avversari.

Il gol è stato subìto a causa di una errata valutazione da parte del capitano e il raddoppio è stato mancato per la scarsa determinazione e precisione dei nostri attaccanti giunti per almeno due volte ad un passo dalla segnatura.

L’infortunio di Terzi non andrebbe neppure menzionato a fronte di un campionato fin qui esemplare nel corso del quale il capitano sta dimostrando non solo attaccamento alla maglia ma anche una inconsueta versatilità allorché viene impegnato nei diversi ruoli della difesa a quattro.

Ed anche a Marilungo e Forte si devono perdonare quelle due incertezze, che sono risultate alla fine decisive, in considerazione del contributo di grande qualità e generosità che entrambi forniscono alla squadra.

Preoccupa, se mai, un generale affaticamento che costringe il tecnico a cambi obbligati impedendogli di scegliere quegli inserimenti grazie ai quali si riesce, talvolta, a rimodellare lo schieramento secondo le pieghe prese dalla gara.

Troppi ragazzi finiscono con i calzettoni giù, o i calzoncini su, nel tentativo, istintivo quanto vano, di apportare ossigeno ad una muscolatura sofferente, troppi crampi in una formazione che, ad un certo punto della partita, finisce quasi sempre per sembrare una infermeria da campo.

Qualcuno è proprio stanco ed ha davvero bisogno di qualche pausa.

E’ il caso di Pessina, impegnato su tanti fronti, la cui fresca e giovanile energia si va col tempo esaurendo e le cui bombole ad ossigeno hanno necessariamente bisogno di essere ricaricate.

L’infortunio di Maggiore e la squalifica di Mora non favoriscono la possibilità di attuare quel poco di turnover che sarebbe necessario e, d’altra parte, se c’è il dovere di provare a risalire la classifica, non sarebbe ragionevole fare esperimenti o puntare su chi fino ad oggi non ha avuto la possibilità di dimostrare di essere all’altezza della categoria.

Il ritorno di Juande è stato importante, sia perché ha consentito a Bolzoni di riprendere fiato, sia perché ha garantito al centrocampo un contributo di qualità e di intelligenza calcistica che ha ridato il giusto equilibrio a tutta la squadra.

Juande è un giocatore con doti tecniche notevoli e che potrebbe fare comodo anche in futuro, sempre che non abbia pretese economiche non congrue con la linea assunta dalla società.

Attendiamo Palladino, mancano otto partite e, se non si rende disponibile rapidamente, non sarà davvero ricordato per l’apporto recato in questa stagione.

Frosinone è un’altra trasferta difficile, ma nel calcio le cosiddette imprese sono dietro l’angolo come dimostrano le clamorose rimonte delle nostre squadre impegnate in champions ai danni delle inarrivabili, apparentemente, supersquadre iberiche.

E allora coraggio, è il momento topico del campionato nel quale si decide se ci tocchi l’onere di essere ambiziosi o ci si debba accontentare.

Noi ci accontentiamo anche dell’obiettivo minimo, ma, se capitasse l’occasione, non la butteremmo certo alle ortiche.

Marcello Delfino

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