A CITTADELLA E’ VOLATO UN MISSILE TERRA-ARIA di Marcello Delfino

La Spezia, 31 marzo 2018

Credo che a tutti, almeno a quelli con qualche anno in più, sia automaticamente sembrato di rivivere il gesto tecnico di Marco Van Basten nella finale europea del 1988 che l’Olanda disputò contro l’allora Urss.

E’ perfino una banalità annotarlo, ma non c’è dubbio che il salto sul divano che abbiamo fatto contemporaneamente in città e provincia, quella grande parte che non gufa, ci abbia riportato a quel momento memorabile.

Certo quando abbiamo visto il pallone di Marilungo che incrociava in perfetta sincronia la corsa del Gila, abbiamo capito anche come il Gila si preparasse alla prodezza con lo sguardo rivolto al pallone che volava leggero verso il collo del suo piede destro.

L’attesa non è stata vana, la rete si è scossa, neanche troppo, come quando un tuffatore entra perfettamente in acqua senza sollevare troppa schiuma.

L’urlo ha sommato felicità, stupore ed ammirazione.

E sì che anche il primo gol non è stato affatto un colpo di fortuna, una favorevole casualità come il mediocre commentatore di Sky ha voluto fare credere.

Al contrario, anche in quell’occasione si è trattato di un gesto tecnico nelle corde di pochi, di chi sa usare anche la nuca per colpire il pallone nelle mischie che si creano in area di rigore a seguito del calcio dalla bandierina ed anticipare con la tecnica e l’astuzia difensori e compagni.

Come fanno i cattolici praticanti che dopo l’omelia si prendono qualche minuto di silenzio per riflettere su quanto ascoltato, così dopo il missile terra-aria del Gila siamo ricaduti sul divano per riprendere un po’ di fiato.

L’arbitro avrebbe dovuto fischiare la fine, a quel punto.

Dopo un gesto così non ci sta, neanche nel calcio imprevedibile e rotondo come la palla, che chi lo compia non vinca la partita.

E’ la legge di questo sport che sovverte pronostici e si ribella a qualsiasi normalizzazione ma che, alla lunga, gratifica i meritevoli e porta rispetto ai fuoriclasse.

E così l’imbarazzato Manfredini è diventato Superman che intercettava ogni proiettile da qualsiasi parte provenisse – “para anche i sassi” come si dice da noi – e i pali e le traverse lo soccorrevano allorquando era impossibile anche per i nostri supereroi.

Bene, ci voleva proprio.

Sia per il risultato, sia per l’incanto cui abbiamo assistito.

Ci voleva per ridare un po’ di determinazione a questa squadra che si stava squagliando assuefacendosi pericolosamente ai risultati negativi.

Ci voleva per restituire un po’ di coraggio e di convinzione a giocatori e tecnici che apparivano impotenti a fronte dell’inversione di una tendenza che fino a qualche tempo prima era stata sorprendentemente soddisfacente e che stava invece imboccando una china pericolosa.

Una china fatta di titubanze e timori, di perdita di consapevolezza, anche da bordo campo.

Bruciava ancora il pareggio incommentabile subìto nei minuti di recupero della partita casalinga con l’Ascoli, pareggio fantozzianamente quasi cercato allorché, facendosi sopraffare dalla paura, si è riempita la squadra di difensori – se ne cercavano anche sugli spalti – facendo sempre più avvicinare alla nostra area una formazione, l’Ascoli, che benché in superiorità numerica, non riusciva proprio ad intimidire nessuno.

Una seppur breve pausa di riposo servirà per recuperare energie mentali ed atletiche ed il mondial-gol di Gilardino aiuterà a ritrovare un po’ di morale e di autostima.

Non sarà facile, né sarebbe giusto, dimenticare quella splendida sorpresa trovata anzitempo nell’uovo ed allora, con quella visione extraterrestre negli occhi ed il dolce sapore di cioccolata, godiamoci una buona Pasqua.

Marcello Delfino

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