Storia di una favola tutta italiana: Il Volo

Forse dovremmo soffermarci più spesso a riflettere su di quante risorse umane a vari livelli disponga il nostro Paese. Confinate in un angolo della cronaca, passate rapidamente sul piccolo schermo, celate agli occhi del mondo, ci sono mille storie nascoste che parlano di tenacia, passione, voglia di arrivare, di emergere. Una di queste favole all’italiana, è quella dei tre giovani “tenorini”, Il Volo. Già il fatto che tre ragazzi degli anni duemila non passino il tempo con lo sguardo chino sul display di un iPhone o con in mano una playstation è piuttosto, purtroppo, anomalo, ma ancor più anomala è la passione per la musica tradizionale del passato. Avulsi totalmente dalla massa, come quei ragazzi che invece di giocare a calcio praticano la pallanuoto, fieramente consci della propria passione e orgogliosi di distinguersi, di non essere omologati. La favola inizia con un talent show, percorso che negli ultimi anni ha rivoluzionato il panorama musicale italiano sfornando tutta una nuova generazione di cantanti, non sempre di buon livello. Siamo nel 2009 e tre ragazzini, separatamente, si presentano al talent “Ti lascio una canzone”, uno di loro è quindicenne, gli altri due un anno in meno. Nemmeno si conoscono e, fortuna vuole, che il regista del programma spinga affinché formino un trio. Si esibiscono con i classici più classici della canzone napoletana, oltre al brano strappalacrime per eccellenza, “Mamma”, distinguendosi da subito per la loro vocalità fuori dal comune. Tony Renis, ex cantante di successo e manager discografico di primo piano nel mercato statunitense, fiuta subito che questi giovincelli dalla voce da adulti possono diventare una macchina da soldi, tanti soldi. Con un contratto da due milioni di dollari, i tenorini iniziano la scalata verso la vetta delle classifiche di mezzo mondo, ma andiamo con ordine.

Il maggiore dei tre è Piero Barone dalla provincia di Agrigento, quello con gli occhiali, quello con la voce più possente, classe ’93; a seguire, Ignazio Boschetto da Marsala, sembra il nome di un pittore, quello pacioccone in vena di scherzi, classe ’94 e poi il più giovane, Gianluca Ginoble da Roseto degli Abruzzi, quello che piace alle ragazzine, classe ’95. Appena formatisi, si chiamano The Tryo, nome banalotto e scontato, con quell’inglesismo provinciale che verrà poi abbandonato per Il Volo, termine che vuole significare l’uscita definitiva dal nido e pare voglia anche parafrasare “Volare” di Modugno. All’inizio, faceva uno strano effetto vedere dei ragazzini con la voce che nemmeno molti adulti possiedono ed erano considerati alla stregua di un fenomeno che suscitava curiosità. Sembravano cresciuti in fretta, anche quell’abbigliamento da anziani impiegati del catasto conferiva loro un’immagine quasi stridente. Ma le loro indubbie qualità interpretative, unite ad un affiatamento fin da subito invidiabile, con un cambio di look adeguato ed una sicurezza scevra da sbavature sul palco, li ha proiettati ai vertici della musica internazionale. Il Volo, ha trovato l’humus propizio in particolare nelle comunità italiane sparse nel mondo, il loro repertorio è direttamente proporzionale alla nostalgia che provano generazioni di italiani ed oriundi negli USA, Canada, Australia, Sudamerica. Sembra di assistere ai trionfi del succitato Modugno quando conquistò il pianeta decenni fa, con la differenza che Il Volo riproduce, alla grande, i classici delle maggiori star planetarie. Ovunque si esibiscano, i loro concerti sono sold out, i dischi di platino non si contano, non esiste continente che non li abbia ospitati ed osannati. Hanno raggiunto la vetta delle classifiche di mezzo mondo, dall’Austria a Singapore, dal Brasile alla Nuova Zelanda, dal Messico all’Australia. Hanno cantato all’Arena di Verona, al Madison Square Garden di New York, negli anfiteatri di Taormina e Pompei e in tanti altri luoghi preposti alla musica di primo livello. Tra i loro estimatori, sembra ci sia l’ex Presidente Obama, questo per dare la cifra della loro bravura e della loro già immensa popolarità. Quando venne annunciata la loro partecipazione a Sanremo 2015, i bookmakers non ebbero dubbi nell’assegnare loro la palma di favoriti, pronostico ampiamente rispettato. Hanno vinto con “Grande Amore”: “Dimmi che mai, che non mi lascerai mai. Dimmi chi sei, respiro dei giorni miei d’amore…”. Questi ragazzi cresciuti in fretta, questi adulti precoci, hanno di recente dato un segnale della loro verde età combinando dei disastri in un hotel che li ospitava. Molti scommettono sul fatto che non potranno durare a lungo, un po’ come per quei matrimoni tra diciottenni che di rado resistono nel tempo ma la strada, al momento, sembra solo in discesa. Speriamo che questa incredibile favola del Volo, una favola tutta italiana, non finisca presto di portare il buon nome del Paese nel mondo. Ecco.

(Fabrizio Bordone)

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