Mangia Trekking: anche gli alberi soffrono…

Inoltrandosi periodicamente nei boschi della Val di Vara non si può fare a meno di osservare che le piante continuano a cadere. Purtroppo a soffrire pare siano maggiormente proprio le piante di castagno, forse gli alberi più antichi, presenti allo stato selvaggio, nella zona mediterranea fin dai tempi preistorici. Risulta infatti che gli uomini “delle caverne” si cibassero di castagne, sin da prima che l’agricoltura fosse una pratica conosciuta. Curiosamente attraverso documenti della letteratura latina, sembrerebbe  che il castagno sia originario della Turchia, ma come è ben conosciuto, la sua coltura era nota già nella civiltà Greco Romana. Questa pianta era molto diffusa durante l’impero romano non solo per il frutto, ma anche per il ceduo che risultava una coltura complementare alla viticoltura. Infatti i castagneti venivano anche chiamati “ silva palaris ”, cioè selve da cui si traevano i pali. La castanicoltura ha dunque una storia antichissima, ed intere generazioni di popolazioni montane definivano il castagno “l’albero del pane”, in quanto rappresentava una fondamentale risorsa alimentare e non soltanto. Così l’associazione  Mangia Trekking, per quanto precede, impegnata assiduamente nella manutenzione dei sentieri, segnala con forte preoccupazione che sempre più spesso incontra alberi di castagno caduti di traverso lungo le vie, a causa di un probabile indebolimento – cedimento delle proprie radici. Forse la causa è una diminuita attenzione dell’uomo, forse una minor cura del bosco. Probabile che siano gli effetti posticipati della malattia del castagno superata con la cura dell’insetto antagonista o di altre piante che li soffocano. I sentieri vengono liberati, ma non si possono poi cancellare i segni di una natura ferita. Mangia Trekking non ha certo le competenze adeguate per diagnosticare le cause e correggere  questo  spiacevole fenomeno, ma  ritiene comunque che alberi così preziosi, legati alla nostra storia ed alla profonda  tradizione, debbano essere sempre oggetto di un’attenta coltura e desidera evidenziare la necessità verso un generale ritorno alle buone pratiche, per tutelare adeguatamente il castagno ed in generale tutti gli ambienti naturali. Spesso  trascurati se non dimenticati dall’uomo.

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