Affaire Dialma Ruggiero: l’opinione pubblica si interroga sulle scelte dell’Amministrazione

LA SPEZIA – Cultura come bene comune e come diritto. La tutela, lo sviluppo e la diffusione dei beni, delle attività,  dei valori della cultura si collocano necessariamente al centro degli obiettivi di crescita civile, sociale ed economico del nostro Paese, e quindi di ogni città,  da proteggere e potenziare. Cultura non è solo uno degli interessi pubblici essenziali, tutelato dalla Costituzione e dai trattati internazionali, ma rappresenta anche l’oggetto di un insieme di diritti fondamentali del cittadino, della persona, delle formazioni sociali, il diritto di accesso al sistema della produzione culturale, il diritto alla più ampia fruizione di tutti i beni culturali e dei prodotti delle attività culturali.

Lunedì mattina verrà discusso in giunta comunale il provvedimento che prevede il passaggio del Dialma Ruggiero dall’ambito del settore cultura a quello del patrimonio. L’Amministrazione fa sapere che comunque”non verrà variata la vocazione culturale”. Verranno però tagliate le spese di gestione e manutenzione (circa 200 mila euro compresi 3 dipendenti comunali?) perché le spese rimarranno sui gestori (associazioni? privati?) che parteciperanno a un bando di gestione della struttura.

Attualmente al Dialma Ruggiero svolgono la loro attività culturale una ventina di associazioni che pagano regolarmente un affitto, tutte. Le attività sono molteplici e coinvolgono una media di circa 200 persone giornalmente:  danza, teatro, musica, informatica e corsi di vario genere. Il Dialma é un importante presidio per tutto il quartiere, quella che una volta era zona di spaccio oggi è vissuta dai tanti cittadini che frequentano il Dialma, perché come potranno ben capire gli esperti di decoro e sicurezza i luoghi vissuti sono quelli più sicuri.

Certo in tempi di vacche magre chi fa cultura con fatica difficilmente potrà coprire 200mila euro di gestione e manutenzione. L’opinione pubblica quindi si interroga: cosa comporta il passaggio dal settore cultura al settore patrimonio? I dipendenti attualmente in servizio verrebbero immediatamente trasferiti o rimarrebbero almeno fino all’affidamento del bando? I corsi e la stagione teatrale attualmente in corso rimarranno comunque attivi o l’eventuale trasferimento immediato dei dipendenti creerebbe un problema? In attesa del bando chi riscuoterebbe gli affitti?

Infine non è difficile ipotizzare che delle piccole associazioni culturali potrebbero non riuscire a sopportare costi troppo alti. Che fine farebbe in quel caso il Dialma Ruggiero? Venduto? Affittato per attività più redditizie tipo circoli di ballo, lap dance, sale giochi o accoglienza migranti?

L’opinione pubblica si interroga e l’amministrazione prima di fare passi avventati e controproducenti dovrebbe dare delle risposte. In primis su come verrà strutturato questo bando e su quali cifre si viaggia. Non dimenticando che fare cultura e la fruizione di prodotti culturali è un diritto sancito dalla Costituzione.

 

Paola Settimini

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