Una lunga carriera spericolata: Vasco Rossi

La guerra è finita da quasi sette anni lasciando dietro di sé macerie di case distrutte e di vicende umane che segnano l’anima. In uno dei tanti piccoli paesi dell’Appennino che hanno pagato con il sangue il prezzo della libertà, nella casa di un camionista e di una casalinga appassionata di musica, nasce un figlio. Il padre lo chiama Vasco, in ricordo di un compagno di prigionia in un campo di concentramento tedesco ed il paesino si chiama Zocca che, nel dialetto locale, significa “ciocco di legno”.

Vasco Rossi, questo timido bambino, diventerà il portavoce di generazioni di ragazze e ragazzi, di adolescenti ma anche di adulti, con le loro inquietudini, illusioni, sogni, amori e ribellioni. La mamma lo fa avvicinare alla musica e già da ragazzino vince un concorso canoro, poco dopo fa parte di un complessino ma la svolta caratteriale avviene con la scuola superiore a Modena, dai Salesiani. La rigida disciplina ed i compagni di città che lo prendono in giro per le sue origini paesane, forgiano il carattere ribelle di Vasco che da questo momento sarà insofferente alle regole e al mondo clericale. Fugge a Bologna dove si diploma in ragioneria e resta affascinato sia dalle lotte studentesche di quegli anni che dal mondo del teatro. Ascolta i cantautori italiani e i Rolling Stones, ha una problematica storia d’amore con una femminista, apre una specie di discoteca con degli amici e, nel ’75, avviene la svolta del destino. Con l’amico Marco Gherardi fonda Punto Radio, una delle prime emittenti libere, esperienza fondamentale per entrare nel mondo della musica grazie agli eventi organizzati dal neo-dj Vasco che inizia anche ad esibirsi con la chitarra in mano. Incoraggiato in particolare da Gaetano Curreri, leader degli Stadio, Vasco Rossi pubblica un 45 giri ed il primo album, lavori ancora acerbi, mentre il secondo “Non siamo mica gli Americani”, contiene la canzone simbolo di tante ragazze dell’epoca e degli anni a venire, quell’ “Albachiara” che diverrà un classico della musica italiana. A questo punto, il nome di Vasco Rossi comincia a circolare ed appare in televisione e proprio il piccolo schermo sarà per lui fonte di polemiche ed attacchi. “Colpa d’Alfredo” viene spesso boicottata dalle radio per via del testo crudo e diretto ma Vasco, questa sarà una costante, inizia a far discutere e non c’è nulla di meglio per arrivare a più persone possibili.

Con “Siamo Solo Noi”, arriva il grande successo, veicolato dal fatto che ormai il rocker emiliano è entrato nel cuore dei giovani grazie ad un linguaggio a volte duro, ma sincero e a volte semplice ma delicato. Questo brano è un autentico inno nel quale gli adolescenti si identificano, le parole di Vasco Rossi lo proiettano al ruolo di ambasciatore delle istanze di una “generazione di sconvolti che non hanno santi né eroi”. A trent’anni esatti, Vasco è lanciatissimo e partecipa al primo Sanremo con “Vado Al Massimo”, l’anno dopo fa il bis con “Vita Spericolata” ed il successo è ormai una valanga inarrestabile. Pensare che pochi anni prima la scomparsa del padre lo aveva prostrato al punto di voler lasciare la musica e adesso il pubblico giovanile è ai suoi piedi. Ma spesso il successo ha un prezzo da pagare e gli eccessi dello star-system, Vasco li ha pagati con il carcere per quella coca che cantava in “Bollicine”.

Ad un certo punto, i palazzetti non bastavano più a contenere i suoi fans ed è cominciata l’era degli stadi, sempre più grandi e sempre insufficienti a soddisfare le richieste. Il repertorio di Vasco Rossi non comprende solo brani rock, tant’è che tra le sue numerose canzoni troviamo ballad più intimiste o stilisticamente raffinate come “Splendida Giornata”, “Sally”, “Una Canzone Per Te” solo per citarne alcune. Grazie anche alla collaborazione di chitarristi di primo livello, Vasco ha infranto ogni record di presenze ai concerti, come il recente Modena Park, di dischi di platino e, per il suo impatto sociale, ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione. Ma non di sole canzoni è costellata la vita del Blasco; molti suoi concerti sono stati un’occasione per condannare guerre, per aiutare i terremotati ed il suo impegno si è manifestato in politica a sostegno di diverse battaglie dei Radicali. Molti suoi brani li troviamo in parecchi film e nelle pubblicità, ha scritto canzoni per molti colleghi, ha ricevuto premi di ogni genere ed onorificenze. Insomma, la lunga, ricca, intensa carriera spericolata dell’ex ragazzino timido di paese non si ferma nemmeno davanti all’usura di una vita vissuta senza freni e confortata dall’amore del suo sterminato pubblico. “…ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. E ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi…”.

(Fabrizio Bordone)

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