MA……PALLADINO DOV’E’ ? di Marcello Delfino

La Spezia, 15 febbraio 2018

L’incontro casalingo con il Venezia ha messo in luce le difficoltà, che avevamo del resto previsto, con le quali la squadra attualmente si deve confrontare.

Se fino ad un mese fa il problema era rappresentato dalle partite giocate in trasferta a causa della scarsa attitudine del centrocampo in fase di copertura, oggi i nodi da sciogliere riguardano gli incontri casalinghi allorché tocca la fatica di costruire gioco e con esso occasioni da gol di fronte a squadre che si dispongono per difendersi e colpire in contropiede.

Era proprio la partita che il Venezia aveva programmato di disputare al Picco, favorita oltremodo dall’avere addirittura segnato all’inizio di gara a causa di un infortunio, circostanza che ha reso ottimale la tattica preparata.

Se a questo si aggiunge la buona qualità della squadra lagunare che ha dimostrato, soprattutto nel primo tempo, un’ottima disposizione al palleggio ed allo scambio negli spazi brevi, capiremo tutte le difficoltà incontrate dagli aquilotti nella gara interna col Venezia.

Il calcio non è scienza – chi lo vive in questa dimensione si ossessiona alla ricerca di schemi e formule che dovrebbero essere valide a prescindere dagli attori – ma non era comunque difficile immaginare che, una volta sistemata la fase difensiva, le preoccupazioni emergessero dalla questione, ad oggi non risolta, del trequartista o di valide alternative tattiche che ne giustifichino la rinuncia.

Oggi lo Spezia costruisce le sue azioni con i lanci da dietro di Terzi e Giani e con le confuse folate sulla sinistra di un Lopez che forse farebbe meglio a curare con più raziocinio la fase difensiva, con qualche frenesia in meno e un po’ di sale in zucca in più.

Da quella parte potrebbero inserirsi Pessina, la cui mancanza si è fatta davvero fatta sentire, o Mastinu, quando viene schierato.

Gli attaccanti, che hanno potenzialità notevoli, vivono un periodo di appannamento sia per l’infortunio occorso a Gilardino sia per la scarsità di rifornimenti di palloni giocabili da parte di una cabina di regia non all’altezza.

Appare evidente che, ad oggi, la soluzione non può essere Palladino e non solo per una condizione davvero deficitaria che ci auguriamo recuperi velocemente, ma anche per la sua predilezione a giocare sulla linea degli attaccanti nel ruolo di punta aggiunta.

La dimostrazione di quanto sia questo il problema irrisolto dello Spezia la abbiamo avuta sabato scorso allorché, nel secondo tempo, è scesa in campo un’altra squadra, con un progetto di gioco comprensibile, che ha saputo rendersi pericolosa e creare molto di più di quello che non avesse saputo fare quella schierata nella prima frazione di gioco.

L’entrata in campo di Mastinu al posto di Palladino ha ridato un senso alle strategie della squadra, evidenziando quanto sia determinante la presenza di chi sappia fare un po’ di raccordo fra le due fasi e dia un minimo di razionalità al gioco offensivo.

Mastinu ha fatto bene questo compito, con personalità, liberando finalmente anche il sinistro da fuori, colpo che dovrebbe utilizzare maggiormente – ricordiamo il bel tiro che ha colpito il palo alla sinistra del portiere veneto – e, giocando un tempo solo, non ha sofferto la sua naturale difficoltà a reggere un ritmo adeguato per tutti i 90 minuti.

Bene anche mister Gallo che ha colto il problema della squadra ed ha agito di conseguenza, rimettendo la formazione in condizione di reagire con determinazione e di raggiungere un pareggio che alla fine, per occasioni da gol, è stato persino stretto.

Meno condivisibile, a mio parere, almeno per la inusuale tempestività, la sostituzione di Marilungo che ha commesso un grave errore per eccesso di generosità dopo un rientro prolungato finalizzato ad aiutare i propri compagni della linea difensiva e che, dopo quell’involontario infortunio che ci è costato il gol, non ne ha più indovinata una non trovando in se stesso, come spesso accade, la spudoratezza necessaria di far finta di niente e di continuare a giocare come se nulla fosse successo.

Era giusto sostituirlo, ma si poteva aspettare la fine del primo tempo, visto che fra l’altro mancava poco, ed evitargli un mesto abbandono del campo. Qualche volta un po di psicologia non guasterebbe. Per far subentrare Forte, che sembra piacere parecchio all’allenatore, si poteva anche aspettare l’inizio del secondo tempo.

A Novara sarà trasferta difficile e sarà un ritorno per Bolzoni con l’occasione per levarsi qualche soddisfazione specialmente se pensiamo a quel conduttore di una nota trasmissione televisiva di calciomercato, parente acquisito del presidente del Novara, che alla notizia dello scambio Sciaudone-Bolzoni faceva sberleffi e marameo gioendo scioccamente per quanto furbi fossero, secondo lui, i dirigenti del Novara e inadeguati quelli dello Spezia. Oggi forse non penserebbe più così ma si sa, lo dicevano già i nostri antenati latini, il riso abbonda sempre sulla bocca degli scemi.

Marcello Delfino

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