QUANDO L’IMPORTANTE E’ VINCERE di Marcello Delfino

La Spezia, 8 febbraio 2018

Pronto riscatto dopo la brutta sconfitta di Carpi.

Brutta perché ha raffreddato quel ragionato ottimismo che la crescita apprezzata fino alla sosta festiva aveva in qualche modo giustificato, brutta perché frutto di una prestazione davvero incolore, brutta perché perdere col Carpi è sempre un po’ come affondare il coltello in una ferita sempre aperta.

La partita di Chiavari, al contrario, ha visto prima di tutto riconfermata questa grande unità di intenti che regna nell’ambiente- società, tecnici e tifosi – che non va dispersa perché presupposto di qualsiasi risultato positivo.

Il calcio è sport di squadra e la squadra funziona bene quando c’è armonia fra le diverse componenti.

I mille sugli spalti del Comunale di Chiavari, negli anni bui si chiamava del Littorio, hanno certificato non solo l’attaccamento ai colori ma anche il sostegno convinto all’attuale gestione tecnico societaria.

Il commento del neoaquilotto Augello secondo il quale chi è sceso in campo ha avuto l’impressione di giocare in casa è uno dei complimenti che il pubblico spezzino apprezza di più.

Ma anche chi è stato vinto dalla pigrizia, come chi scrive, e ha seguito l’incontro sul divano con un goccio di whisky per tirarsi su, ha sentito nel sottofondo del commento televisivo solo cori aquilotti.

Dal punto di vista tecnico la partita non è stata davvero da incorniciare e lo Spezia, nello specifico, ha confermato di attraversare un momento di riflessione per superare il quale bisognerà risolvere alcune questioni derivanti anche dal mercato invernale.

Le acquisizioni sono state limitate ma mirate e l’obiettivo è stato palesemente quello di rinforzare la squadra.

Ora bisogna sistemare le cose perché i nuovi arrivati apportino i miglioramenti sperati.

Le condizioni ci sono tutte. Per il clima di gruppo che si respira, come dicevo, per la qualità dei nuovi acquisti, per la capacità ed il buon senso del tecnico.

Se la difesa è fortunatamente rientrata dalla settimana di ferie che era culminata con la trasferta di Carpi ripresentandosi a Chiavari con tutti gli attributi al loro posto, se il centrocampo beneficia della continua crescita di Bolzoni che si identifica sempre di più e sempre meglio con il ruolo cui è preposto in campo, se Mora mostra le qualità che si conoscevano ed ha solo il problema di trovare la giusta posizione in un reparto dove con Maggiore, Pessina ed il “nuovo”  De Francesco possiamo contare su quattro titolari per due posti, qualche lacuna va risolta dalla cintola in su, laddove si costruisce gioco e si concretizza quanto costruito.

Anche a Chiavari abbiamo visto confermata questa difficoltà di creare occasioni da gol e, con una buona dose di cinismo e anche un po’ di buona sorte, siamo riusciti a conquistare l’intera posta grazie ad un solo tiro in porta, peraltro scaturito dalla più bella azione della partita.

Si tratta di capire se le timidezze di Palladino dipendano da una condizione fisica precaria o dalla scarsa dimestichezza con il ruolo per il quale è stato cercato e trovato.

A questo si aggiunga che Granoche sta vivendo un momento di non brillantezza che supererà, come succede agli attaccanti di razza, ritrovando la via del gol.

L’infortunio di Gilardino rende naturalmente ancora più complicato ritrovare quella fluidità e finalizzazione per un gioco che, altrimenti, rischia di diventare sempre più sterile.

Queste difficoltà potrebbero condizionare gli incontri casalinghi – particolarmente impegnativo quello di sabato prossimo col Venezia – nei quali bisognerà costruire gioco per superare gli avversari che potranno godere del più comodo atteggiamento dell’attesa.

Abbiamo comunque validi motivi per credere che mister Gallo saprà prendere le giuste decisioni per fare esprimere i suoi ragazzi al massimo delle loro potenzialità.

Continua intanto, su certa stampa cittadina, la Faitastory, l’onnipresenza del consigliere urologo che non perde occasione per farsi fotografare con espressioni di vera e propria devozione a fianco del patron Volpi. Ci ricorda quel famoso Persichetti della nota barzelletta che, a forza di infilarsi da tutte le parti per farsi notare, quando comparve sul balcone di piazza San Pietro provocò il commento del cinese che chiedeva al vicino chi fosse quello vestito di bianco accanto a Persichetti.

Allegria ! Come diceva l’indimenticato Luciano, vero filosofo spezzino, “semo na cità de macette”.

Abbiamo letto che si è svolto un summit societario a Novara e la stampa più attenta ci aveva comunque rassicurato per tempo che ci sarebbero stati anche Faita e De Mastri.

Tranquilli, c’erano.

Meno male.

Marcello Delfino

Advertisements
Annunci
Annunci