Sanremo 2018: (abbastanza) buona la prima

Annunciato come una sorta di nuovo ’68, trattandosi dell’edizione con questo numero, il Festival di Sanremo, come sempre già divide la critica. Introdotto da un Fiorello che è partito trattenendo la propria indole sbeffeggiante e sagace, recuperata in pieno nel corso della serata, le premesse di spazio alle canzoni e meno al contorno sembravano disattese. Una lunga disquisizione del presentatore-direttore-regista Claudio Baglioni, elegante e un po’ impacciato, verteva sul significato della canzone con voli pindarici filosofico-esistenziali di dubbio interesse. La ridanciana Hunziker, gasatissima dall’aver ritrovato il marito dopo due settimane, è stata compensata dal brillante Pierfrancesco Favino, rivelazione, finora, della kermesse.

A rompere il ghiaccio della competizione canora è stata Annalisa con un brano nel suo stile, seguita dal veterano Ron con un pezzo dell’amico Lucio Dalla, ovviamente inedito, più celebrativo che interessante. Devastanti, come impatto scenico e per la canzone proposta, gli ormai consolidati The Kolors, c’è da scommettere, vincendo facile, che il loro brano sarà il tormentone delle prossime settimane e delle pubblicità. Ha stupito molto la scelta di Max Gazzè di portare un pezzo che ricorda il progressive anni ’70, soprattutto per il testo fiabesco-surreale, una delle migliori performance di ieri sera. Il rischio della solita rimpatriata auto-celebrativa di due terzi dei Pooh, si è materializzato per il duo Fogli-Facchinetti; portare un brano dal contenuto cosi’ poco originale, “non si puà, non si puà, non si puà”… La tanto celebrata Ornella Vanoni, gigante della nostra musica, ma da tempo in riserva di benzina, ha un po’ offuscato l’ottimo duo che l’accompagnava, Bungaro-Pacifico. Non hanno tradito le attese Ermal Meta e Fabrizio Moro, candidati alla vittoria finale ed un impeccabile Mario Biondi che ha trasformato l’ambiente in un immenso piano-bar di lusso. Sotto le aspettative Elio e Le Storie Tese, da un gruppo eclettico come loro ci si attendeva ben altro, forse vanno riascoltati per capire meglio il loro brano. Bene Lo Stato Sociale, Nina Zilli  e Noemi, in alto nella classifica provvisoria, decisamente male il terzo Pooh Red Canzian, i ritrovati Decibel di Ruggeri e Le Vibrazioni.

Da rimarcare il pubblico in sala, caloroso e meno snob del solito, platea che si è prestata per tutto il tempo ai lazzi di Fiorello. A proposito, il duetto iniziale tra lo showman e Baglioni sulle note di “E Tu”, è stata una delle cose migliori insieme alla sigla iniziale con il collage di tutti i partecipanti. Un’ultima nota sulla scenografia che stavolta è meno classica, al limite del futurismo. Abbastanza buona la prima, tutto sommato.

(Fabrizio Bordone)

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