Il Porto della Spezia va difeso sotto l’aspetto occupazionale, ma la salute dei cittadini deve essere una priorità”.

LA SPEZIA- Non passa giorno che sulla stampa gli operatori portuali rispolverino la strategia portuale del “tutto o niente”,ovvero interramenti a mare senza limiti di sostenibilità (per tenere spesso le banchine cariche di containers vuoti) così come previsto dalla legge,senza rispetto delle regole chiare e ineludibili fissate per l’impatto ambientale dell’attività portuale e le ricadute dell’inquinamento acustico ed atmosferico sulla salute dei cittadini. Leggere le dichiarazioni degli agenti marittimi,degli spedizionieri e dell’intera community è facile ed è facile capire che a nessuno di loro interessa cosa accada all’ambiente, alla salute di chi lavora in loco e dei cittadini bensì solo ed esclusivamente delle nuove banchine che vorrebbero realizzare come se la costa ed il mare fosse di loro esclusiva proprietà e se l’attività da loro svolta fosse l’unica per lo sviluppo e l’occupazione del territorio.

Concludendo: loro sono “l’ombelico del mondo”.

Forse potremmo capirli, non condividendo il loro metro di giudizio, quello è il loro lavoro e più tira, più loro guadagnano. Ma quello che proprio non capiamo è quella specie di sudditanza che ci pare di vedere nell’APSLO che prefigura anch’essa la stessa cosa ovvero tombamenti del mare e nuove banchine con delle metrature ben al di sopra di quelle fissate nella legge urbanistica del porto.

E i dragaggi non si contano nonostante tutte queste cose siano oggetto di inchieste da parte della Magistratura.

Altro che ricerca della convivenza Porto-Città-Quartieri, ci sembra invece un tentativo di sopraffazione rispetto alle regole,  quasi una crociata per impossessarsi di una parte del mare di questa città fregandosene altamente del rapporto con i cittadini e delle loro proteste.

E allora noi non possiamo che ribadire che ”il futuro va costruito insieme alla città” e non solo con i portatori di interessi (monetari peraltro).

A nessuno di noi è mai venuto in mente di eliminare la portualità spezzina ma riteniamo che lo sviluppo del porto non può diventare strumento di sofferenza,sono finiti per fortuna i tempi delle torture di massa,ma di convivenza per il lavoro e la società civile.

Rita Casagrande (Quartieri del Levante)
Franco Arbasetti (V.A.S. Onlus)

Advertisements