Porto e container: gli insufficienti controlli delle Istituzioni

LA SPEZIA- Dopo l’avvenuta verifica della presenza di alcuni containers contenenti materiali a rischio contaminazione, ci sono ancora degli operatori, spedizionieri ed agenti marittimi che fanno a gara nella difesa delle istituzioni di controllo e continuano a minimizzare i dati sugli inquinanti, sia acustici che atmosferici, che provengono in larga misura proprio dall’attività portuale e in difesa c’è in prima fila la stessa Autorità Portuale che noi informiamo spesso di quanto la cosa sia pericolosa per quei cittadini che vivono nelle zone adiacenti al porto (Pagliari, Fossamastra e Canaletto).  Sembra quasi che, da parte degli operatori, vi sia un insano piacere nella difesa delle istituzioni di controllo dando spiegazioni tecniche, alle quali, scusate, non crede più nessuno: elettrificazione delle banchine, emissioni di polveri in eccesso movimentazione di container su gomma e rotaia, ovvero tutte quelle cose che noi denunciamo da anni, inascoltati, con l’avvallo di seri professionisti ambientali.

Mai dimenticare che il nostro Porto ha caratteristiche tali, unico in Italia,per cui la movimentazione dei container avviene a poche decine di metri dalle residenze di circa 15,000 cittadini che vivono nel levante cittadino. Ma come mai dimenticano di dire che esiste un’ordinanza dell’Autorità Portuale datata 2013, che impone il divieto di sbarco di tutte quelle merci e materiali a rischio contaminazione? E quindi come mai quel Cobalto si trovava sulla banchina tra la gente che passava e gli operai che lavoravano lì intorno?

E ancora: come mai gli interventi per fare in modo che gli inquinanti restino a livelli tali da non essere nocivi per i cittadini, priorità assoluta del P.R.P. non sono ancor oggi stati attivati, e ci chiediamo come mai coloro che compongono il Comitato di Gestione Portuale non abbiano sostenuto e fatto realizzare questi vincoli che sono fondamentali per la salute degli spezzini mentre fino ad oggi nulla è  stato fatto?

Nonostante l’Autorità portuale sia ora di sistema ligure orientale, si continuano a fare promesse e a cantare stornelli triti e ritriti senza mai un serio confronto con i cittadini e non solo del levante,ma di tutta la città per costruire tutti insieme un progetto di convivenza che metta d’accordo tutti e che possa essere accettabile sia per il Porto che per la città. Potremmo finalmente smetterla con gli annunci via media e cercare invece di mettere finalmente in atto un’inchiesta pubblica partecipata per dare un futuro alla città,al suo mare e al suo porto?

Rita Casagrande (Quartieri del Levante) e Franco Arbasetti (V.A.S. Onlus)

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