Una riflessione sullo “Ius soli”, di Giorgio Pagano

Il Senato è scappato, non ha nemmeno fatto lo sforzo di schierarsi a viso aperto per dire sì o no allo ius soli. Una legge che propone di dare la cittadinanza non a chi è appena nato in Italia, come dicono mentendo i suoi avversari, ma a chi è figlio di genitori in possesso del permesso di soggiorno e residenti nel nostro Paese da almeno cinque anni. Sono 800.000 ragazzi nati e cresciuti in Italia, che studiano e giocano con i nostri figli, che sentono e amano in italiano, che tifano per le nostre squadre di calcio, che sono ormai troppo italiani per essere stranieri.

Destra, M5S e 1/3 del Pd hanno fatto mancare il numero legale, affossando una legge attesa da sedici anni e invocata come urgente dalla società civile da almeno otto. “Far mancare il numero legale è scelta da politica in fuga”, ha scritto Mario Tarquinio, direttore di “Avvenire”, il quotidiano della Cei.  Fuga dal dovere di un Paese.

Il dovere del rispetto verso ragazzi descritti come alieni e del ripudio di una guerra ideologica contro l’infanzia e di un’ossessiva sindrome dell’invasione non suffragata da alcun numero reale. Il dovere della  comprensione del problema di un Paese che invecchia e che, allontanando i suoi figli, impedisce ogni possibile crescita demografica, umana e culturale. Per garantire l’attuale capacità produttiva dell’Italia, il sistema previdenziale e una parte del sistema assistenziale (le badanti) è necessario che nei prossimi anni ci siano almeno 1,6 milioni di nuovi cittadini: come facciamo a permetterci di non concedere la cittadinanza a chi già c’è?

Le ragazze senza cittadinanza hanno scritto al Presidente della Repubblica: “Non lasciateci sole ancora una volta”. Una residua possibilità c’è ancora. Non affossiamo il tema della cittadinanza nel silenzio mediocre e nell’indifferenza verso l’ingiustizia. Alla politica capace solo di calcoli cinici diciamo, con Roberto Saviano, che “il problema non è vincere o perdere, ma come vincere o come perdere”. Il Pd teme di perdere, ma ha già perduto l’anima prima ancora di perdere le elezioni. La destra può forse vincere, ma con la nevrosi da assedio non potrà governare il Paese. Anche il M5S può forse vincere, ma non avrà grande futuro se farà scelte opportuniste e conformiste.

 

Giorgio Pagano

Cooperante, Presidente delle Associazioni Mediterraneo e Funzionari senza Frontiere

 

 

 

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