UN SALUTO ALL’INGEGNER BRACCO di Marcello Delfino

La Spezia

Ci ha lasciato l’ingegner Bracco.

Difficile riuscire ad evitare quel “di più” che, in circostanze come queste, ci sentiamo in dovere di riconoscere a chi se ne è andato.

Ma faremmo torto all’ingegnere se ci facessimo sopraffare dal sentimento e dal rincrescimento per la sua scomparsa dedicandogli epitaffi enfatici e retorici.

Per come l’ho conosciuto, comunque troppo tardi, lo ricordo come persona sobria, anche nella sofferenza, con una giusta considerazione di se stesso, interessato a difendere la bellezza, per il riguardo dovuto sia alla natura che alla storia.

Il suo impegno ostinato e determinato era fondato certamente sul valore del rispetto per le cose belle, ma era sostanziato da un “sapere” non comune che spaziava su campi larghi anche se si concentrava soprattutto sulle questioni che lo interessavano, che ci interessavano.

Un “sapere” mai arrogante, mai presuntuoso, che veniva porto con grande discrezione a sostegno della passione che profondeva nelle battaglie in difesa del contesto ambientale del nostro territorio.

L’ho conosciuto quando ho condiviso con lui, e con altri, la necessità di preservare la scalinata Cernaia dalla stupidità umana, che alla fine ha purtroppo prevalso, e che ha sconvolto, nel tratto superiore, un angolo della nostra città deturpandolo delle sue peculiari caratteristiche che ne facevano un’oasi di suggestività.

La sua battaglia non è mai stata becera, insolente o propagandistica ma, al contrario, è sempre stata supportata dalla capacità di offrire proposte alternative che il suo ampio ed approfondito “sapere” gli consentivano di mettere in campo e che talora convincevano anche chi non capiva o non voleva capire.

Stesso impegno aveva dedicato alla Associazione Campiglia e in tante altre battaglie per la conservazione del territorio.

Sentiamo parlare tante volte della cosiddetta “società civile” intendendola spesso come una massa qualunquista, la maggioranza silenziosa di una volta, che si muove in odio ed in contrapposizione alla politica.

L’ingegner Bracco è stata una delle più belle espressioni della “società civile”, quella vera, formata dalle persone competenti e sensibili, disposte ad occuparsi del bene comune, disinteressatamente.

Ci ha insegnato ad essere più consapevoli della bellezza che abbiamo intorno, della necessità di difenderla e della serietà che un tale impegno richiede, un impegno che non può esaurirsi nella protesta emozionale e contestatrice ma che deve arricchirsi di intelligenza e di conoscenza.

Senza entrare nelle vicende tutte private della sua sofferenza, vicende che riguardano solo i suoi affetti più cari, devo dire però di avere apprezzato nella incombenza e nella progressione della malattia una non comune determinazione gestita con la sensibilità di chi sa accettare senza tuttavia rassegnarsi.

Sono molto contento di averlo conosciuto, pur nel dispiacere di averlo perso così presto.

Marcello Delfino

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