Convegno “Il Porto della Spezia e la sua autonomia”

LA SPEZIA- Grande partecipazione e vivo confronto tra i relatori al convegno “Il Porto della Spezia e la sua Autonomia” che si è tenuto giovedì pomeriggio nella sala Marmori della sede spezzina della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria.
La struttura dell’incontro è stata pensata per ospitare diversi punti di vista, cominciando da quello della comunità portuale in primo panel che ha spaziato dal piano locale (Community portuale della Spezia) a quello nazionale (ANASPED e ASSOCAD) a quello di una realtà molto importante a livello internazionale, come Contship. Tre punti di vista: locale, nazionale e anche internazionale ma coi piedi ben saldi e piantati, comunque, nel porto della Spezia e ben consci dei sui pregi, difetti ed esigenze.
Il secondo panel è stato quindi strutturato per offrire ai presenti anche una visione accademica del tema. Due relatori che hanno potuto, in una chiave squisitamente economica e giuridica, presentare soluzioni, limiti e possibilità di maggiore autonomia finanziaria quanto amministrativa.
Infine, non potevano che offrire il loro punto di vista le diverse istituzioni. Cominciando dalle Dogane della Spezia, presenza fondamentale discutendo di questioni e normative fiscali. Naturalmente il comune della Spezia, attore essenziale della discussione e presente col suo sindaco Pierluigi Peracchini. Quindi L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale e la Regione Liguria a chiudere idealmente un dibattito che, nell’interesse di tutti, si auspica possa alimentarsi regolarmente nel prossimo futuro.
Il tema dell’autonomia dei porti è stato al centro del dibattito, che ha portato spunti e riflessioni diversi: anche sul futuro dei traffici e sulla necessità di trovare più equilibrio tra le esigenza dell’economia portuale del continuo sviluppo delle sue performance e quelle del territorio.

Ad aprire il dibattito è stato il saluto del Segretario generale della Camera di commercio delle riviere di Liguria Stefano Senese, che ha accolto l’evento: “Il porto spezzino ha un grande valore aggiunto, trasferendo cifre enormi legate alle accise e all’Iva allo stato. Ma al contempo il suo valore comporta una serie di problematiche inevitabili alla città e al terriotorio. Attendiamo da anni investimenti e infrastrutture come per la Pontremolese: trattenere maggiori risorse sul territorio comporterebbe inevitabili vantaggi a tutto l’indotto economico del territorio. Non solo alla comunità portuale, per questo abbiamo voluto ospitare questo convegno come Camera di Commercio”.

I porti liguri trattengono soltanto il 4/5 per mille dell’IVA prodotta. – Ha quindi spiegato la consigliera regionale Stefania Pucciarelli, promotrice dell’evento in qualità di Presidente della Commissione Attività Produttive dell’assemblea legislativa ligure. – Il porto crea e garantisce lavoro, ma al tempo stesso comporta disagi ai cittadini. Anche per questo promuoviamo una seria discussione sull’autonomia. In tal direzione occorre che le realtà portuali aumentino la propria responsabilità. Vogliamo promuovere un referendum sull’autonomia, al pari di altre regioni. Le risorse provenienti dal gettito potrebbero, e forse dovrebbero, essere impiegati sul territorio per i cittadini e le imprese, o reinvestite per l’ammodernamento infrastrutturale, logistico e di mitigazioni di impatto ambientale delle operazioni portuali”.

Il convegno ha dato dunque spazio agli operatori portuali. Alessandro Laghezza, presidente dall’associazione Spedizionieri e per l’occasione rappresentante dell’intera Community portuale della Spezia ha sottolineato quanto sia importante un processo di semplificazione e sburocratizzazione delle procedure e sia necessario cambiare la logica di distribuzione delle risorse. Un intervento fortemente a favore di una nuova e maggiore autonomia finanziaria del porto della Spezia.
Bruno Pisano, vicepresidente di Anasped (Associazione Nazionale Spedizionieri Doganali) e presidente di Assocad (Associazione Nazionale Centri di Assistenza Doganale) ha spiegato l’importanza e il ruolo del modello di porto spezzino ed evidenziato le potenzialità di altri modelli, come il porto di Trieste e dell’importanza di fare squadra auspicando ad una regia regionale.
Daniele Testi, direttore marketing e comunicazione del gruppo Contship Italia, ha definito il ruolo del porto della Spezia in ambito internazionale e gli obiettivi ottenuti e previsti dall’azienda, sottolineando la necessità di mantenere alto il livello di competitività con investimenti e snellimento delle procedure.
Grazie all’intervento di Roberto Zucchetti, docente di economia e politica dei trasporti all’università Bocconi di Milano, sono state analizzate le direttive dei traffici e dei competitor esteri a livello portuale, come il mercato cinese. Il Prof. Zucchetti si è espresso in modo critico rispetto alla possibilità di una maggiore percentuale “automatica” di ritorno dall’Iva versata allo stato, oggi a solo il 4-5 per mille, ma a favore di meccanismi premiali che tengano conto anche delle necessità di spendere per limitare i costi delle esternalità, diversi da situazione a situazione, o per indennizzare chi subisce le esternalità che non si possono eliminare. Riguardo al porto dello Spezia, ha affermato come sia indubbio che la presenza del suo porto condizioni fortemente la città, portando (oltre alle occasioni occupazionali) esternalità negative che devono essere conosciute e valutate, per essere minimizzate (per quanto possibile) e indennizzate (per quanto non possibile eliminare).
Massimo Campailla, avvocato dello studio legale Zumarelli&Partners (già eletto da “Top Legal” nel 2016 come miglior studio legale nella Logistica) e docente di diritto dei trasporti all’università di Chieti e Pescara, ha chiarito le possibilità i limiti delle normative esistenti a seguito della riforma Delrio e l’attuazione dei sistemi portuali.

“Ipotizzando di conservare solo il 3% di quanto versato, alla Spezia tornerebbero 30 milioni – ha spiegato il funzionario delegato delle dogane della Spezia Elvio La Tassa serve un algoritmo che tenga contro dell’imposta riscossa e di alcune premialità. Nel porto della Spezia un container resta in porto due giorni e mezzo con una rotazione velocissima: è giusto premiare questa capacità.”
“Il vero problema non consiste nell’avere i fondi per realizzare le opere, ma nella possibilità nel spenderle più velocemente e efficacemente per questioni normative e di procedure. – Ha sottolineato la presidente d’autorità di Sistema portuale del mar Ligure Orientale Carla Roncallo, in un intervento più freddo a riguardo dell’ipotesi di maggiore autonomia finanziaria e di porti Spa (avanzata al contrario dal suo omologo dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale Emilio Signorini) ma più interessato a un’autonomia amministrativa. – “Noi incassiamo tra tasse portuali e canoni di concessione circa 30 milioni all’anno grazie alla legge del 2006, di cui ne restano circa 15 milioni in cassa. Disponibili ma non spendibili facilmente viste le difficoltà delle normative sui lavori pubblici, sui dragaggi, sulla tutela ambientale”.
“È necessario trovare un nuovo equilibrio tra città e il porto. – Ha dichiarato il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini -. Esistono problemi legati alla rincorsa dei record dei traffici, come riportato dagli autotrasportatori. Non possiamo dimenticare lamentele da parte dei cittadini per il rumore, per l’inquinamento legato alle attività portuali. Sarebbe molto importante proporre più autonomia, legata anche ad un maggior ruolo da parte del Comune e con meccanismi di premialità che tengano conto di quanto il Porto imponga alla città in termini di esternalità negative. Abbiamo da riequilibrare un sistema e Contship deve tenerne conto”.

A chiudere il tavolo dei relatori è stato l’assessore regionale allo sviluppo economico e alla portualità Edoardo Rixi: “Dovremmo riuscire a mantenere più risorse, come in nord Europa dove porti più performante mantengono parte del gettito per rinvestirli sul territorio. È una rivendicazione che stiamo portando avanti, politicamente e con forza, come regione. Di circa 880 milioni di euro che dalla Spezia andranno a Roma come Iva da import extra UE nel 2016, ne torneranno soltanto il 4 milioni. Il 4-5 per mille. Dovremmo cominciare a ragionare del 5 per cento. Quindi 40 milioni in più, che uniti a una maggiore autonomia amministrativa sarebbero immediatamente reinvestiti nel territorio. Da una parte per mitigare il peso inevitabile del sistema porto nella città della Spezia, dall’altra in direzione di uno sviluppo infrastrutturale che porterebbe miglioramenti di performance a tutto l’indotto economico e sociale del territorio. L’aumento record dei container nel porto spezzino, insieme ad altri fattori, ha creato più di un disagio. Senza autonomia finanziaria non abbiamo la capacità di rinvestire risorse in opere necessarie allo sviluppo dell’economia portuale e al mitigamento di problematiche connesse”.
Un confronto vivo, tra posizioni diverse ma che hanno trovato come in comune la necessaria ricerca di maggiori meccanismi premiali di cui dovrebbe godere il porto della Spezia, in termini finanziari quanto amministrativi. Da una parte per superare e mitigare da i disagi e le esternalità negative che comporta il porto nel territorio, dall’altra permettendo uno sviluppo infrastrutturale che porterebbe vantaggi a tutto il tessuto economico e sociale della città e del territorio.

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