Piano di Parco e frantoi di ghiaia: porre fine alla illegalità diffusa. Ripristinare la legge prima ancora di salvaguardare l’ambiente

Il 30 ottobre scorso le associazioni ambientaliste erano state invitate per la prima volta al Tavolo avviato nel febbraio scorso per trovare una soluzione alla presenza dei frantoi di ghiaia lungo le sponde del fiume Magra in violazione (decennale) del Piano di Parco.

In quella sede, presenti gli assessori Rixi (attività produttive) e Mai (parchi), avevamo riproposto l’incompatibilità di tali attività di lavorazione della ghiaia e di altri materiali provenienti dalle cave della Toscana con il Parco. Da parte della Regione veniva ribadita la volontà di salvaguardare i posti di lavoro in attesa di trovare soluzioni alternative e veniva lamentata la latitanza dei sindaci.

Le associazioni in quella sede hanno riproposto principi di legalità e di meritevolezza da parte di aziende che da anni sanno che debbono ricollocarsi. Aderendo a un’impostazione dell’assessore Rixi di individuare le caretteristiche e le reali necessità produttive delle aziende, le associazioni ambientaliste chiedevano di conoscere quante aziende sono in regola con le concessioni demaniali, con le autorizzazioni edilizie, con gli strumenti urbanistici vigenti, con le autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, con il pagamento dei canoni.Erano presenti anche dirigenti e funzionari della Regione e della Provincia. Assenti i Comuni.

Gli assessori Rixi e Mai si sono impegnati a fornire tutte le risposte.

Pochi giorni dopo abbiamo appreso da organi di stampa che quelle risposte già le avevano. La stampa infatti non ha fatto altro che riprendere la sintesi del Tavolo Tecnico che si è tenuto quello stesso 30 ottobre dopo l’incontro con gli ambientalisti. Il quadro è davvero disarmante.

Secondo il documento tecnico la situazione varia da azienda ad azienda, ma è segnata da una generale, diffusa illegalità. Lungo le sponde del Magra immobili totalmente abusivi, talmente abusivi che in base alle leggi nazionali non possono neppure essere condonati. Altri immobili non possono essere ricollocati in fascia di riassetto perché ciò viola il Piano di sicurezza idrogeologica. Poi è acclarata l’ assenza totale o parziale di autorizzazioni demaniali con  conseguente evasione dei canoni demaniali per cifre che arrivano anche ai cento mila euro con grave danno all’erario e ai contribuenti onesti.

Sorgono più domande: i Comuni perché non agiscono contro l’abusivismo non condonabile? La Provincia prima, e la Regione poi, perché in undici anni hanno consentito tante evasioni di canoni demaniali?

Come associazioni il 19 novembre scorso abbiamo inviato una lettera (che alleghiamo) ai vari enti che hanno un ruolo e responsabilità in questa vicenda. Attendiamo ancora risposte.

Ci riserviamo di segnalare alle magistrature competenti lo stato di illegalità che si perpetua lungo le sponde del fiume dove alcuni si arricchiscono senza neppure pagare i canoni in danno della collettività.

In questo quadro parlare di ulteriori deroghe ci sembra fuori luogo. Dov’è la meritevolezza?

Ringraziamo per l’ospitalità

Italia Nostra La Spezia

Legambiente Lerici, Val di Magra e regionale Liguria

Lipu La Spezia

Wwf Liguria

Libera Liguria

Comitato Sarzana Che Botta

Stop al Consumo di territorio Sarzana

Alla cortese attenzione
Presidente della Giunta regionale della Liguria
Giovanni Toti
Assessore ai parchi
Stefano Mai
Assessore allo sviluppo economico
Edoardo Rixi
Al Presidente della Provincia della Spezia
Ai Sindaci dei Comuni di
Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Lerici, Santo Stefano Magra, Sarzana, Vezzano Ligure,
Le scriventi associazioni e comitati, in merito all’incontro del tavolo di lavoro sulla questione dei frantoi di inerti nel territorio ricompreso nel Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra- Vara, anche alla luce di sconcertanti notizie di stampa non smentite, vogliono ricordare i punti emersi in quella sede, convocata presso la Regione Liguria in data 30/10/2017 dall’assessore Mai.
Innanzi tutto che alla data in cui si è svolta la riunione, rispetto alla deroga di anni 1 sulla scadenza di incompatibilità di tali attività con il territorio del parco (10 anni dall’approvazione del Piano del Parco di Montemarcello-Magra-Vara), non sono emersi elementi che possano far pensare che la ricollocazione dei frantoi sia iniziata e possa concretizzarsi entro il termine previsto in legge di fine dicembre.
Le uniche realtà che dovrebbero ricollocarsi (si parla di 2 aziende su tutte quelle che risultano incompatibili con il Piano del Parco) lo faranno o lo stanno facendo per iniziativa personale.
Nella riunione del 30/10/2017 non erano presenti, stranamente, i Comuni interessati sia alla presenza delle aziende nelle attuali sedi che nelle aree da ricollocare, che devono essere verificate per l’appunto con i Comuni in base alle zonizzazioni definite dai propri strumenti urbanistici. Nella riunione è emersa la difficoltà, senza la collaborazione attiva di tutte le parti interessate, di arrivare ad una soluzione univoca per tutti i siti. In questo senso si è parlato di avviare una ricerca di dati e di conoscenza sulle situazioni per ogni singolo sito di frantoi in modo da avere più chiaro l’ordine generale dei problemi. Appare singolare alle scriventi associazioni, in precedenza escluse dal Tavolo Mai, che non si sia provveduto nei mesi precedenti.
In sede d’incontro le associazioni avevano ribadito la necessità di conoscere: la situazione delle autorizzazioni presenti, sia urbanistiche che di carattere ambientale di ogni singola azienda, se esistono o sono pendenti o meno contenziosi coi comuni su aspetti importanti (progetti presentati, parti dei manufatti abusive e in via di richiesta del condono oppure destinate al
contenzioso legale, ricorsi alla giustizia amministrativa e quant’altro, la reale situazione della riscossione dei canoni demaniali, e se sono state onorate, del tutto o in parte, le quote d’affitto spettanti alle pubbliche amministrazioni.
Non sono stati riportati dati socio economici e analisi di prospettiva delle attività in questione.
Altresì non sono stati riportati dati significativi sui vari segmenti di attività: produzione (frantumazione), stoccaggio, logistica, riciclo. Non siamo in grado di dire di che cosa si sta parlando in termini di quantità e di valore.
Non nascondiamo poi la nostra irritazione nell’aver appreso dalla stampa che i dirigenti e i tecnici presenti erano già in grado di fornire risposte.
Ora chiediamo in quale modo la Regione, la Provincia e i Comuni interessati intendano far fronte per ogni singola situazione all’assenza di autorizzazioni edilizie e concessioni demaniali, a far cessare gli abusi edilizi non condonabili in forza di leggi nazionali, di riportare nella legalità e nella sicurezza gli insediamenti che violano le norme e i vincoli idrogeologici contenuti nel PAI
dell’Autorità di Bacino, come intendano recuperare i canoni demaniali non riscossi, che aggiungono al danno ambientale un grave danno erariale per enti che si lamentano di non avere denari per finanziare attività di controllo e di valorizzazione del Parco Magra.
Per questi motivi le scriventi associazioni e comitati, ritenendo fortemente negativa una ulteriore deroga rispetto ai tempi previsti dalla “leggina” regionale dello scorso anno, che aveva già derogato rispetto alla scadenza dei 10 anni prevista dal piano del Parco -deroga che scade il 31/12/2017, ed in relazione alle problematicità emerse si riservano tutte le azioni possibili ( sia di iniziativa politica che giudiziaria) per consentire che quanto stabilito dal Piano del Parco di Montemarcello-Magra-Vara abbia la più rapida esecuzione.
Con i più cordiali saluti.
Italia Nostra La Spezia
Legambiente Lerici, Val di Magra e regionale Liguria
Lipu La Spezia
Wwf Liguria
Libera Liguria
Comitato Sarzana Che Botta
Stop al Consumo di territorio Sarzana

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