UNA SCONFITTA CHE NON FA TROPPO MALE di Marcello Delfino

La Spezia

Dispiace commentare una partita persa per una serie di circostanze sfortunate anche se non va sottaciuto il merito dell’avversario, in questo caso il gesto tecnico di Paulinho, calciatore che ha dimostrato come in condizioni atletiche appena sufficienti possa fare ancora la differenza in questa categoria.

Una partita che lo Spezia ha disputato forse senza la convinzione giusta, quasi rinunciando a giocarla per vincere ma facendo propria l’infelice affermazione ante-gara del mister che si è lasciato scappare di accontentarsi anche del pareggio.

Sono cose che, anche se si pensano, è forse meglio tacere per non condizionare lo spirito di chi entra in campo e che rendono la squadra meno affamata del dovuto.

E, si sa, quando si vuole pareggiare è più facile perdere, come è regolarmente accaduto.

Credo comunque sia legittimo, per una volta, dichiararsi soddisfatti per la prestazione, per quel che si è visto sul campo, che ha confermato i progressi recenti della squadra e la sua migliore disposizione sul terreno di gioco.

Gli aquilotti non hanno mai perso il controllo della partita e senza troppa fatica hanno tenuto la compagine di casa lontano dalla nostra porta.

Manfredini, che ha svolto con la consueta disinvoltura un lavoro di ordinaria amministrazione, ha dovuto fare gli straordinari solo in una occasione, su un colpo di testa ravvicinato a seguito di calcio piazzato, sfoderando nell’occasione una grande agilità e prontezza di riflessi.

Per il resto bonaccia, mare tranquillo con la sensazione, come dicevo, che forse si sarebbe potuto osare qualcosa di più naturalmente fino alla prodezza di Paulinho che ha gelato la soddisfazione che stava accompagnando un risultato utile che a quel punto pareva di facile acquisizione.

Non mi piace entrare nel merito degli errori arbitrali, non è il caso di dare spazio ad ingiustificati vittimismi. La qualità degli sbandieratori è quella che è ed è peggiorata anche per il gran numero di arbitri che sono impegnati nella massima serie che fa inevitabilmente scendere il livello di quelli della cadetteria con particolare riferimento ai guardalinee la cui inadeguatezza siamo purtroppo costretti a verificare ogni settimana.

Qualche riflessione può comunque essere tratta anche dalla partita di Cremona che  ha confermato la pervicacia con la quale una sorte avversa ci perseguita fuori dalle mura di casa.

Se la squadra nel suo complesso ha oggi una fisionomia ben delineata ed una ossatura che si va consolidando settimana dopo settimana, forse c’è ancora qualche problema che va affrontato senza perdere troppo tempo.

E’ rimasta certamente aperta la discussione sull’impiego del trequartista che, per essere giustificato, soprattutto fuori casa, deve essere decisivo nell’ultimo passaggio o nella capacità di creare superiorità numerica alle soglie dell’area di rigore avversaria.

Non mi pare che chi viene utilizzato in quel ruolo abbia queste caratteristiche, o almeno le dimostri con una sufficiente continuità.

Da qui credo sia legittimo chiedersi se, soprattutto in trasferta, non sia meglio fare a meno di quel tipo di giocatore per rinforzare il pacchetto di centrocampo e lasciare un po’ più di libertà di inserimento, a turno, agli interni che comunque hanno piedi abbastanza educati, chi più chi meno.

Seconda questione riguarda la posizione di Lopez che spreca una quantità incalcolabile di energie nel ruolo di esterno offensivo che, nel modulo attuale, non è nemmeno contemplato.

Le continue inefficaci incursioni lo privano delle forze necessarie quando è chiamato a svolgere la fase difensiva e lo trascinano in una sorta di frenesia agonistica che ne pregiudica la lucidità necessaria nei pressi della nostra area, laddove è più efficace il suo impegno, peraltro encomiabile.

Riduca le fughe in avanti, come ha imparato ottimamente il suo dirimpettaio De Col, e si concentri di più a difesa della nostra porta.

Infine il reparto avanzato, che, come è noto ha abbondanza di risorse, deve ancora trovare il duo che esegua lo spartito, possibilmente con canto e controcanto.

Se Granoche continua a girare intorno all’area di rigore entrandoci sempre più di rado e predilige svolgere un ruolo più da trequartista può essere il partner giusto per Gilardino anche se credo non vadano affatto sottovalutate la qualità e la voglia di riscatto di Marilungo.

La vicenda di Juande ha dato una buona immagine della società.

Un po’ di umanità in questo mondo di cannibali, i peggiori, quelli dalla carnagione chiara, non può che fare bene al calcio in generale non solo all’ambiente aquilotto.

C’è da augurarsi che le buone azioni abbiano positivi ritorni.

Una società che si è dimostrata anche previdente vista la cagionevole salute dei propri giocatori ed ha così ritenuto in settimana di firmare una convenzione con l’Asl.

A parte gli scherzi, ora ci vogliono davvero i tre punti e l’avversario che aspettiamo sembra in difficoltà sotto tanti aspetti.

Senza sottovalutare niente e nessuno, cerchiamo di approfittarne.

Marcello Delfino

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