Mala gestio in società in house e come conseguenza aggregazione IREN

LA SPEZIA– Ormai, numerose sentenze della Corte di Cassazione Sezioni Unite (sentenza del 27/10/2016 n. 21692;  sentenza del 25/11/2013  n. 26283; sentenza n. 13702 del 2004; da ultimo l’art. 12 del D. Lgs 175 del 2016) giungono ad una medesima conclusione sulla diatriba tra giurisdizione civile e contabile in riferimento alla mala gestio di società in house di proprietà della Pubblica Amministrazione.

Infatti, le sentenze dettano che non è configurabile la responsabilità contabile degli amministratori di Società in house, per l’assenza di un rapporto di servizio con gli enti pubblici azionisti, risolvendosi il pregiudizio patrimoniale derivante dall’eventuale loro “mala gestio” in un “vulnus” gravante, in via diretta, solo sul patrimonio della società stessa, soggetta a regole privatistiche e dotata di autonoma e distinta personalità giuridica rispetto ai soci, pertanto, ritengo, che “l’azione di responsabilità” esperita dai soci di Acam S.P.A nei confronti dell’amministratore unico,  utilizzando la giurisdizione civile, è giusta, competente è il giudice ordinario, Tribunale civile e penale della Spezia; mentre le stesse sentenze di cui sopra affermano, che è ipotizzabile a carico dei sindaci dei comuni stessi che non abbiano esercitato i poteri ed i diritti spettanti al socio pubblico al fine di indirizzare correttamente l’azione degli organi sociali o di reagire opportunamente ai loro illeciti, in relazione ai quali non vale la distinzione tra danno diretto ed indiretto per l’ente locale, occorrendo fare riferimento al danno concretamente imputabile agli enti di cui sono rappresentanti. Cioè la giurisdizione contabile sussisterebbe allorquando un soggetto, quale rappresentante dell’ente partecipante o comunque titolare del potere di decidere per esso, abbia colpevolmente trascurato di esercitare i propri diritti di socio, in tal modo pregiudicando il valore della partecipazione; si tratterebbe cioè di un danno arrecato all’ente pubblico non dall’amministratore della società, ma dal rappresentante dell’ente nella società la cui responsabilità amministrativa sorge nel rapporto contrattuale organico con l’ente pubblico.

Le perdite di Acam Spa hanno pregiudicato il valore delle partecipazioni nei bilanci dei comuni soci di Acam. Per fare un esempio, che poi vale per tutti gli altri comuni: si rileva dalla relazione dei Revisori dei conti al rendiconto della gestione per l’esercizio 2012 del Comune della Spezia, che in merito alle insussistenze dell’attivo “la pesante riduzione del patrimonio netto di Acam spa avvenuta nel 2011, hanno avuto una ricaduta diretta sul valore delle partecipazioni iscritte nelle poste attive del patrimonio dell’Ente che ha provveduto altresì alla svalutazione delle stesse come rappresentato dalla seguente tabella:

La perdita di valore di un elemento attivo del patrimonio di un ente locale (Comune della Spezia,  € -20.609.730),  si traduce di conseguenza, in un diretto e reale costo nel conto economico, a carico  di quel Comune,  come del resto avviene nei restanti patrimoni e conti economici, dei Comuni soci, i quali rappresentano il  rimanente 62,92% del Capitale sociale di Acam Spa. Il capitale di acam spa al 31/12/2012 era euro 120.594.020, a seguito delle perdite di cui sopra  è diventato al 31/12/2013 euro 27.819.860, sono evidenti le ripercussioni sui valori delle partecipazioni nei bilanci dei comuni, e dei cittadini. In questa situazione, come è possibile parlare, come ha fatto un ‘esponente del PD di “coraggio degli amministratori pubblici che hanno alzato definitivamente il velo sulla vicenda”? Purtroppo il popolo spezzino si accinge a subire impotente ad una vicenda di mala gestio nella più marcata indifferenza degli organi di controllo.

Mario Bonelli dottore commercialista in La Spezia Revisore legale enti locali

 

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