Articolo 1- Mdp Porto Venere: parliamo del Lamia

PORTO VENERE- Il Bar Lamia, proprio all’inizio della Palazzata, è sempre stato lo storico biglietto di benvenuto a Portovenere per tutti gli ospiti: attori, personalità importanti, famiglie in gita turistica, stranieri e non.
Da 77 anni gli eredi Lamia accoglievano ogni turista, tutto il giorno e in ogni stagione,offrendo col sorriso un servizio di altissimo livello. Un simbolo che ha cessato di esistere nel dicembre 2016
Ma come è stato possibile tutto questo?
Per comprendere appieno tutto quello che è successo dobbiamo fare un passo indietro ed andare al 2010, allorchè lo stato italiano concepiva la legge sul federalismo demaniale.
Tale normativa individuava, infatti, una serie di beni statali che potevano essere attribuiti a titolo non oneroso a Comuni, Provincie e Regioni. La legge prevedeva che l’ente territoriale, a seguito del trasferimento, disponesse del bene nell’interesse della collettività rappresentata, essendo tenuto a favorirne la massima valorizzazione funzionale a vantaggio della collettività medesima.
Il fondo commerciale di Piazza Marina 4 era stato inserito nell’elenco dei beni che, dietro richiesta degli enti territoriali, avrebbero potuto entrare nel patrimonio disponibile dell’ente interessato.
Il Comune di Porto Venere richiese il trasferimento del bene alla fine del 2013, secondo le tempistiche previste dalla legge. All’epoca era in vigore un contratto tra il Demanio e gli Eredi Lamia, il quale avrebbe avuto la naturale cessazione alla fine del 2015.
Cosa ha fatto il Comune quando è diventato proprietario del fondo commerciale di Piazza Marina 4?
Una volta divenuta proprietaria, l’amministrazione comunale riteneva indispensabile procedere ad asta pubblica per la locazione dell’immobile e il criterio di selezione individuato nel bando di gara era rappresentato dalla maggiore offerta.
Nessun altro requisito veniva richiesto al partecipante, né alcuna garanzia per l’amministrazione o per i dipendenti.
Una società di Lecco metteva sul piatto € 77.000,00 annui per la locazione del fondo e sbaragliava la concorrenza, Eredi Lamia compresi: questi ultimi non avevano infatti potuto vantare alcun titolo privilegiato rispetto a qualsiasi altro partecipante.
La chiusura del locale scuoteva fortemente l’opinione pubblica: ci sono state proteste e sono state raccolte quasi 2000 firme, con mobilitazioni e striscioni: mai, a Porto Venere si sarebbe pensato di assistere alla scomparsa di una parte così importante della propria identità, mai si era vista una partecipazione popolare di questa portata!
L’amministrazione, per contro, si è sempre dichiarata tanto affranta quanto impotente per mancanza di alternative.
La famiglia Lamia ancora titolare della concessione demaniale dell’area esterna, ha quindi deciso di prendere in locazione un fondo limitrofo,in piazza Marina 2, trasferendovi la licenza commerciale e chiedendo al Comune le autorizzazioni ai lavori, concesse.
Peccato che i lavori siano stati fermati poche ore dopo l’inizio degli stessi per irregolarità (?!?) e che, nel frattempo il Comune abbia pure revocato loro la concessione demaniale (scadente nel 2020) del piazzale… la giustificazione? I Lamia, non esercitando sul fondo alcuna attività commerciale, non avevano alcun diritto all’assegnazione dell’area, che veniva quindi concessa alla società di Lecco.
Nel frattempo i Lamia avevano presentato SEI CILE ed un mare di integrazioni.

Oggi i Lamia pagano l’affitto per una gelateria, in piazza Marina 2 che non riesce a partire e la società ha solo spese e non entrate. Una società, quella dei Lamia, che era il simbolo del commercio di Portovenere e che dava lavoro a dodici famiglie di dipendenti.
La famiglia Lamia non si rassegna, ha fatto appello al Consiglio di Stato e si appresta a presentare un nuovo esposto in Procura.
Ma era davvero obbligatoria l’asta pubblica?
L’ente pubblico deve ovviamente attenersi a principi di trasparenza ed il principio è quello dell’evidenza pubblica, tuttavia, laddove si ravvisino interessi pubblici particolarmente rilevanti possono essere previste eccezioni. L’Amministrazione non è una macchina cieca, per questo vengono concepiti i regolamenti comunali e quello di Portovenere, varato nell’aprile 2016, all’art 6 (criteri e procedimenti per l’assegnazione dei locali ad uso commerciale), prevede che si possa procedere a trattativa privata in presenza di rilevanti
interessi pubblici. Perché non è stato applicato?
Non è tale la salvaguardia dei posti di lavoro?
La valorizzazione di un’attività storica, viva ed efficiente, non è interesse pubblico?
E’ stato tutelato l’interesse pubblico nel fare licenziare dodici famiglie e nel ridurre a zero l’avviamento commerciale di un’azienda con ben 77 anni di attività? Non si è impoverito il paese, il borgo, nell’aver perso un’attività commerciale che garantiva il servizio dall’alba a notte fonda per tutto l’anno? Per quale motivo non si è voluto applicare un regolamento comunale varato solo pochi mesi prima?
L’amministrazione e il Sindaco che la rappresenta è stata capace di tutelare i propri cittadini?
E’ stata capace di valorizzare e tutelare le attività commerciali che i residenti hanno sul proprio territorio? Perché impedire ai Lamia di proseguire la propria attività in un altro fondo commerciale? La serranda fatta tirar giù ai Lamia ci fa molto male, perché si è posto fine ad una attività di Portovenere, condotta da una famiglia di Portovenere e per giunta in piena espansione. Non crediamo che questo agire aiuti il commercio ed il turismo nelle nostre frazioni, crediamo che, anzi, lo penalizzi enormemente.
Non vogliamo un territorio sempre più colonizzato con i nostri giovani a fare i camerieri nei mesi estivi!
La nostra idea di commercio e turismo è altra e ne discuteremo con la cittadinanza e gli elettori.

Mdp Articolo 1- Porto Venere

 

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