Nuovi criteri per l’accesso agli asili pubblici: scoppia la polemica sulla decisione della Giunta Peracchini

LA SPEZIA- Cambiano i criteri per l’accesso nelle strutture educative comunali a partire dal prossimo anno scolastico e scoppiano le polemiche per la “spezzinità” richiesta. I nuovi provvedimenti, da alcuni, sono ritenuti discriminatori.

Il MoVimento 5 Stelle attacca: “La presunta spezzinità come requisito sine qua non per l’accesso agli asili nido e alla materna vorrebbe tenerne lontani coloro che sono immigrati nel nostro comune (leggansi i provenienti da Africa, Asia e Sud America), senza tener conto che con il termine immigrati si intendono non solo coloro che provengono da un altro Stato o un altro continente (cosa che di per sé sarebbe già abbastanza grave, soprattutto perché si tratta pur sempre di bambini), bensì anche quelli che sono giunti qui da un’altra città, perfino da un altro Comune” scrivono Donatella Del Turco Jessica De Muro, che sottolineano come, per esempio, potrebbero essere discriminate le famiglie che vengono in città per lavoro (come i militari).

Andrea Costa (La Spezia Popolare) invece difende la scelta della Giunta, che dichiara: “Con queste modifiche si sta parlando di vera integrazione nel contesto cittadino, che riguarda tutti coloro che scelgono di vivere nella nostra città, senza distinzione alcuna», e spiega che verrà concesso un ulteriore punteggio alle famiglie residenti da più tempo. E continua: “Ci sembra doveroso dare un’opportunità in più a chi ha deciso di vivere qui stabilmente: chi arriva alla Spezia, dai paesi vicini o dai posti più lontani del mondo, saprà che dopo tre anni potrà avere una possibilità in più. Non escludo che questo accada anche per altri settori di competenza comunale. Riteniamo che in questo modo si invogli la gente a restare, ad integrarsi realmente”. 

Roberto Centi e Guido Melley presenteranno un “Question Time” per chiedere se:

 -i nuovi criteri introdotti non rappresentino una possibile violazione dei diritti dei bambini e delle famiglie anche sotto il profilo del dettato della nostra Costituzione;

– con tale modifica non si corra il rischio di impedire di fatto l’accesso a tali servizi da parte dei bambini provenienti da altri Paesi, secondo una visione politico- culturale tipica della destra populista che rifiuta l’idea dell’integrazione e dell’inclusione sociale a prescindere;

– con l’introduzione del criterio della “spezzinita’ triennale” la Giunta non abbia valutato che verranno di fatto discriminato anche i bimbi di nazionalità italiana ma provenienti da altre città italiane, a causa del trasferimento in città delle loro famiglie per motivi di lavoro;

– se preso atto di tutto questo, l’Amministrazione non intenda ritornare sui propri passi e si riproponga di avviare un percorso di discussione e confronto ben più ponderato su in tema così delicato per la vita e lo sviluppo socio- educativo dei bambini e per garantire a tutte le famiglie, spezzine da sempre come no, il giusto diritto a poter usufruire dei Servizi Educativi per l’Infanzia senza discriminazioni di sorta

Dal suo profilo Facebook il sindaco Pierluigi Peracchini si difende, accusando chi “scrive falsità” e precisa che “si affida ai servizi sociali la possibilità di inserire i più deboli prima degli altri” , elimina l’utilizzo dell’ISEE per l’accesso e dà dei punti in più a chi risiede stabilmente in città.

Cosa dice la delibera?

Si richiede di intervenire:

(Delibera 387 del 13/11/2017, consultabile sull’albo pretorio del Comune della Spezia (www.comune.spezia.it)

Non si fa, nella delibera, esplicita menzione a “prima gli spezzini di nascita“, come scrivono in molti sui social, si parla solo di “nuclei famigliari che risiedono da anni in città” e che con essa hanno un forte legame. Ciò potrebbe anche essere giusto, ma è giusta anche l’osservazione del MoVimento 5 Stelle sulle famiglie che si sono appena trasferite e che, quindi, si vedrebbero negato l’accesso alle strutture comunali. I problemi di accesso agli asili comunali, però, ci sono da anni: tanti bambini, pochi posti, molti restano fuori. Il problema è ovviamente nazionale.

Probabilmente servirebbe, da parte della politica a ogni livello, maggior attenzione verso la scuola, privilegiando il pubblico e non il privato. Così non ci sarebbe bisogno di specificare chi può e chi non può e la scuola privata resterebbe solo un’alternativa per chi, per qualsivoglia ragione, non vuole approfittare della scuola pubblica.

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