NO AL CILICIO IN PIAZZA GARIBALDI di Menippo di gadara

La Spezia

Il beato Lorenzo è sulla strada del Senato. No, non scherzate, non il Senato di Lerici.

Quello vero, Palazzo Madama.

Cosa c’entra l’età, il numero dei mandati, rottamazioni. Tutte scemate.

Sembra quasi che ne faccia già parte, c’è chi dice che le sue frequentazioni sarebbero quotidiane appresso i vip dei fuoriusciti, vecchi compagni sul cui treno vuole salire.

Dicono i bene informati che sia soprattutto un problema di salute, è il medico che insiste.

E non per la solita storia della politica come droga e via dicendo.

Ne avrebbe bisogno il suo sistema immunitario e non ci sarebbe tempo da perdere, se mai qualcuno pensasse a qualche rinvio.

A Spezia si è accordato con gli ultimi entrati nei fuoriusciti che candiderebbero alla Camera il funambolico Brasile, l’eterno ragazzo con la valigia, l’assessore intermittente della Giunta Federici.

Intanto, per reimpadronirsi di Sarzana, ha infilato nel suo cannone il proiettile grande Mio.

Avvocato alimentarista, ristoratore legale, ha il privilegio di fare le strategie col capo attraverso gli attici attigui.

Si affacciano, si possono anche sporgere grazie al comune baricentro basso, e…..verba volant.

Dicono che volassero i tappi, quelli delle bottiglie, da un terrazzo all’altro durante i festeggiamenti per l’assoluzione di Chicco.

E grande Mio l’ha presa sul serio ed ha fatto incazzare subito grandi Capri che invece vuole puntellare chi c’è.

Si parla di ricatti, volano denunce, querele. Vedremo come finirà.

Intanto grande Sacco si è scatenata durante una infuocata commissione ed ha vomitato sul piatto dove ha mangiato per cinque anni.

Scendendo dai suoi colli ha lasciato la bacchetta da Fatina, o la clava da Fatona, ed ha impugnato la spada, secondo quanto racconta un cronista presente.

Ha accusato la Giunta uscente, di cui faceva parte anche lei, di ogni nefandezza ma soprattutto di non avere rapporti con i cittadini: gli assessori non ricevevano nessuno, lei doveva dare appuntamento al bar del Don Gnocchi.

Ai suoi occhi si salvava solo un assessore, ma di fronte alla curiosità di chi voleva conoscerne il nome si è cucita la bocca e si è stretta in uno strettissimo riserbo.

E Gino ?

Gino non la manda giù.

E perché il sindaco, ex sindacalista di destra lasciato anche dal cane, non si creda che “passata la festa gabbato lo santo”, gli ha buttato lì l’interpellanza sui topi che prolifererebbero nei pressi di Porta Rocca, la stessa presentata nel 2014, tanto per far capire che il contenzioso è sempre aperto: una raccomandata per interrompere il periodo di prescrizione.

Sta sulla fatidica sponda, con lo stomaco ingombro. D’altronde, come si dice, la vendetta è un piatto che si serve freddo.

E Gino aspetta.

E tutti i torti non ce li ha. L’Amministrazione incomincia ad essere percepita quasi come più inefficiente e più insignificante della precedente.

I restauratori che operano nel palazzo comunale, dopo scalinata Cernaia, hanno gambizzato anche il poetico platano della scuola del “ 2giugno” – chissà se il “segatore” materiale è sempre lo stesso – e, non contenti del miracolo operato sulla fontana di Pegazzano, si apprestano a rifare Piazza del Mercato: speriamo che non ci mettano mano gli stessi che l’hanno concepita in origine, sarebbe come far riparare la cassaforte ai ladri che l’hanno scassinata.

E’ una Giunta che inquina, oltretutto.

L’altra sera dalla Sala Giunta, unica illuminata in tutto il Palazzo Civico, usciva un fumo imbarazzante.

Da Piazza Europa qualcuno ha avvertito la Protezione Civile che però ha tranquillizzato tutti.

Sono i cervelli di Sindaco ed Assessori che, al massimo dello sforzo, fumano.

Le esalazioni si effondevano con particolare intensità poiché era la seduta nella quale hanno scoperto che ai giardini di notte c’è buio e che vi circolano solo i balordi. Chi l’avrebbe mai detto ?

“Chiudere i giardini di notte !”, la solita proposta tranquillizzante. Ma c’è stato chi ha suggerito di chiedere aiuto alla Sentinelle in Piedi, testimoni specializzati a vegliare sul decadimento dei costumi della nostra civiltà.

Sembra invece fortunatamente sventata la pessima idea di mettere il cilicio alla fontana di Piazza Garibaldi.

Il solito leghista, vista l’abitudine dei negri di sedervicisi sopra, aveva proposto di circondarla con una ringhiera di ferro che, per la somiglianza dell’opera con l’organo genitale femminile puntualmente segnalata a suo tempo dall’inarrivabile Dario Vergassola, altro non sarebbe stato che un cilicio dei tempi andati.

Forse qualcuno avrà fatto notare che non sarebbe proprio stato il caso di dedicare un monumento alla indimenticabile professoressa di educazione sessuale, già a quei tempi un po’ in là con l’età, che, a fronte di collette affannosamente raccolte, metteva in fila giovani adolescenti appena approdati alle scuole superiori ed insegnava loro i primi rudimenti della parte pratica della materia.

Bei ricordi certo, ma un così ingombrante riconoscimento all’indimenticabile “Figa di ferro”, insomma, sarebbe stato forse un po’ troppo.

I bene informati del gossip politico locale fanno trapelare che Madame de la Desgrace si sia voluta godere gli sgoccioli di questa estate lunghissima.

Il Sindaco di Levanto, a mo’ di deterrente, ha istituito la tassa di soggiorno ed allora pare che la Nostra abbia dirottato sulla Sicilia.

Già che era là, ha dato una mano negli ultimi giorni di campagna elettorale.

Intanto i leghisti, anche se ce l’hanno col Papa, si confermano uomini di fede.

Ed allora hanno rispolverato la necessità di affiggere i crocifissi nei luoghi pubblici e nelle scuole, tanto per far capire a tutti, in particolare ai più giovani, che fine fanno quelli che ti vogliono far credere che bisogna dare da mangiare a chi ha fame, da bere a chi ha sete, vestire chi è nudo e soprattutto……ospitare i forestieri.

Menippo di Gadara

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