Jovanotti: metamorfosi di un ragazzo fortunato

In occasione del nuovo album “Oh Vita!”, al quale farà seguito un tour, parliamo di un cantautore sia amato che criticato dal pubblico nostrano, Jovanotti. In natura, la metamorfosi è un processo di trasformazione che avviene sia per adattamento all’ambiente che per autodifesa o per evoluzione. Quest’ultimo, sembra il caso di Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti, toscano di origine ma, con quel cognome che conferma il detto nomen omen, cresciuto all’ombra di S. Pietro. Il padre era infatti un Gendarme del Vaticano e la sua è stata un’infanzia tranquilla, un ragazzo fortunato insomma, così come dirà in una sua celebre canzone dei primi tempi di carriera. Carriera spaccata in due quella di Jovanotti, inizia come deejay al paese di famiglia, Cortona, ma ben presto lavora a Roma ed è uno dei primi a proporre brani di hip-hop, genere da noi pressoché sconosciuto. Un famoso talent-scout come Claudio Cecchetto lo prende in considerazione solo dopo le insistenze della propria ex moglie e per Joe Vanotti, questo il nome d’esordio prima di un errore di stampa mai corretto, inizia un’altra…musica. Diventa velocemente una stella della radio ed i primi dischi vanno subito in vetta alle classifiche; sono brani semplici, adolescenziali, ben confezionati per i giovanissimi, in fondo dagli anni ’80 il mercato non è poi cambiato molto. Oggi ci sono solo più veicoli per ascoltare e scaricare musica e ragazzi appena maggiorenni usciti dai talent-show, in poche settimane conquistano fino a sette dischi di platino. Si diceva dei primi successi di Jovanotti come “Gimme Five” oppure “È Qui La Festa?” dove l’atteggiamento scanzonato e da rapper, in un’epoca in cui il rap italiano è ancora embrionale, divide la critica. Il personaggio Jovanotti, a questo punto diventa quasi un fenomeno di costume, ben lungi da quello attuale, per via delle tematiche presenti nei testi come ad esempio “La Mia Moto”: “Sei come la mia moto, sei proprio come lei…” e la sanremese “Vasco”: “No Vasco, no Vasco, io non ci casco, per quelli che alla notte ritornano alle tre…” Questo brano, in particolare, inizialmente viene interpretato come uno sberleffo nei confronti di Vasco Rossi suscitando le ire dei fans del medesimo ma in realtà, in seguito, si scoprirà il vero senso del significato che addirittura vuole essere un elogio verso il rocker emiliano. Lo stesso Vasco, quando Jovanotti svolterà artisticamente verso composizioni impegnate, avrà parole di elogio nei suoi riguardi. Dopo questa fortunata parentesi sanremese, dove Jovanotti si presenta con la fidanzata Rosita Celentano e dove suscita l’ilarità generale rivolgendosi al molleggiato chiamandolo fratello, ha inizio, seppur lentamente la metamorfosi Cherubiniana. Insieme a brani leggeri come “Ciao Mamma”, “Non M’Annoio” e “Ragazzo Fortunato”, tutti successi da classifica clamorosi, troviamo “Cuore”, dedicata a Giovanni Falcone oppure “Io No”, considerata una canzone antiabortista ma smentita dallo stesso Lorenzo. In questa fase di passaggio, l’impressione è quella di cambiare rotta in modo non drastico ma con una dose di cerchiobottismo, parlando di ideali a 360° come in “Penso Positivo”: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa passando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano”. Le collaborazioni con altri artisti aumentano, ogni singolo è un successo garantito come “Serenata Rap” o “Piove”, ormai Jovanotti è una realtà consolidata; il ragazzotto ridanciano della “Tribù Che Balla” e di “1,2,3 Casino” lascia gradualmente il posto ad un uomo dal look rivoluzionario con tanto di barba alla Fidel Castro. Un ennesimo successo, “L’Ombelico Del Mondo”, precede un periodo che accelera la metamorfosi di Jovanotti, ovvero l’interesse per la musica etnica ed una ulteriore ricerca nei testi delle canzoni. Gira l’America del Sud, famoso il suo tour della Patagonia in bicicletta, si dedica anche alla pittura, la crescita personale e la maturità, artistica e non, stanno per raggiungere il diapason. Raccoglie fondi per costruire un ospedale in Messico, scrive una delle sue canzoni più belle, “Per Te”, una ninna-nanna per la figlia Teresa, vince il Festivalbar con “Un Raggio Di Sole”, insieme a Ligabue e Piero Pelù canta “Il Mio Nome È Mai Più” contro la guerra nel Kossovo. È un periodo frenetico dove l’impegno sociale diventa un’esigenza irrinunciabile per Jovanotti; torna a Sanremo con il brano “Cancella Il Debito” che sensibilizza, appunto, sul tema della cancellazione del debito dei paesi poveri e la cosa fa da cassa di risonanza in maniera clamorosa. La perdita del fratello viene ricordata nel brano “Fango”: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo…”, un’altra tragedia è stata la morte di un operaio che stava allestendo il palco del suo concerto di Trieste. Jovanotti è in continua evoluzione, la metamorfosi è sempre in atto, il suo pubblico con l’incedere degli anni cambia, il suo impegno sociale e civile aumenta. Il ragazzotto delle discoteche di strada ne ha fatta tanta. Come dice nel brano “Le Tasche Piene Di Sassi”, dedicato alla madre scomparsa: “Sono solo stasera senza di te. Mi hai lasciato da solo davanti al cielo. E non so leggere, vienimi a prendere. Mi riconosci ho le tasche piene di sassi…”.

(Fabrizio Bordone)

 

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