Cardiochirurgia alla Spezia? Battistini dice sì

LA SPEZIA- Una cardiochirurgia alla Spezia? Per me è possibile e vi dico come.
Chi dice che non ci sono i numeri non la racconta affatto giusta e in questo momento privilegia solo il privato. I dati della Regione lo confermano e la nuova convenzione di ASL5 con la struttura privata Villa Azzurra di Rapallo lo dimostra ampiamente.

La Regione dice no alla cardiochirurgia alla Spezia perché mancano i numeri necessari fissati dal Decreto Ministeriale Balduzzi.

Non ci risulta, a oggi, che l’Assessore Viale si sia mai mossa in qualche modo per valutare, studiare, proporre una deroga o trovare una soluzione a questo. Il Decreto Balduzzi è stato, a differenza di altri territori liguri e soprattutto delle strutture private, rigidamente applicato alla ASL spezzina. Ma visto che spesso al peggio non c’è mai fine ecco arrivare la decisione della direzione di ASL5 di bloccare le fughe di pazienti verso la Toscana stipulando una bella convenzione con una struttura sanitaria privata: l’ICLAS Villa Azzurra di Rapallo.

In questo modo si da infatti attuazione ad una delibera regionale, la 402, dai contenuti tanto interessanti quanto folli, che era stata varata nel marzo 2015 dalla Giunta PD con firma dell’Assessore Montaldo. In quel documento si pubblicizzava il miraggio di arginare la mobilità passiva favorendo però, di fatto, una struttura privata: l’ICLAS Villa Azzurra di Rapallo. Quella delibera si basava sui dati del fabbisogno di prestazioni cardiochirurgiche in Liguria nel 2013 che registrava circa 1400 prestazioni erogate per un totale di spesa di circa 25 milioni di euro. Di queste, sul territorio ligure, sono state fornite, in quell’anno, più o meno 600 prestazioni dall’ospedale San Martino e circa 300 da ICLAS per un valore di spesa superiore ai 15 milioni di euro; mentre i restanti casi si sono rivolti a strutture fuori regione: circa 500 prestazioni erogate per un valore vicino ai 10 milioni di euro.

La prima domanda è: perché al privato non si applica il Decreto Balduzzi sui bacini di utenza?

L’ICLAS insiste, infatti, sul bacino di utenza di ASL4 Chiavarese che è ben inferiore ai 600.000 abitanti, soglia minima definita dal Balduzzi per attivare una cardiochirurgia sicura ed economicamente sostenibile.

Per il Decreto Ministeriale, dunque, la struttura cardiochirurgica di Villa Azzurra non dovrebbe esistere come del resto si afferma non possa esistere il DEA di II Livello alla Spezia.

Ma ecco svelato l’espediente che anche il pubblico dovrebbe avere il diritto di utilizzare. Per elaborare la convenzione con ICLAS e rendere tale struttura sicura per il paziente, nel rispetto degli standard dettati dal Ministero, è stato ampliato il bacino di utenza, ridisegnandolo sull’intero arco ligure.

La Giunta a trazione PD, infatti, nella Delibera del 2015, dava mandato ad ASL4, in qualità di azienda territorialmente competente, di stipulare un accordo per tutte le Aziende Sanitarie Liguri ampliando il bacino di utenza potenziale, per Villa Azzurra, a circa 1.600.000 abitanti.

Si poneva, poi, in base ai dati esaminati nel 2013, un tetto di spesa massimo, per la convenzione, di 10 milioni di euro per la cardiochirurgia e per una produzione di almeno 450 prestazioni.

Veniva stimato, dunque, che col budget messo a disposizione di Villa Azzurra questa potesse ampliare il suo volume di prestazioni annue erogate arrivando a superare abbondantemente i 500 casi all’anno.

Detto tutto questo, semplificando, all’Assessore Viale la soluzione del nodo sui servizi sanitari da allestire sul Nuovo Felettino della Spezia sta tutta nei numeri.

Circa 1400 prestazioni annue di cardiochirurgia, in Liguria, costituiscono una cifra ragguardevole su cui agire.

Poniamo dunque che oltre un terzo di queste vengano prese in carico dal San Martino di Genova ne restano da gestire circa 800.

800 prestazioni annue che l’Assessore alla Sanità deve avere il dovere di incanalare in un percorso pubblico e non di certo privato.

Ecco dunque cosa dovrebbe fare l’Assessore Viale: sospendere, all’entrata in funzione del Nuovo Felettino, la convenzione con Villa Azzurra e, per una volta, finalmente, fare gli interessi del pubblico dando ai cittadini un servizio regionale di qualità.

Come, nel 2015, è stato fatto per la struttura sanitaria di Rapallo sarà necessario definire, in sostanza, il Nuovo Felettino come struttura di supporto al San Martino suddividendo l’intero bacino ligure su questi due poli ospedalieri pubblici. In questo modo si potrà allestire una cardiochirurgia alla Spezia che avrà come obiettivo la presa in carico di almeno 450 casi all’anno.

Nel pacchetto per il Nuovo Ospedale della Spezia, oltre alla cardiochirurgia dovranno essere attivate una emodinamica diagnostica e interventistica e una struttura efficace di riabilitazione post-intervento.

Il sistema sanitario pubblico deve smettere di demandare al privato ciò che può e deve fare direttamente.

Il privato, invece, deve agire come una impresa in regime di libera concorrenza: assumendosi i propri rischi imprenditoriali, nella consapevolezza del fatto che i suoi concorrenti, presidi ospedalieri pubblici compresi, saranno in grado di competere alla pari.

Per questo procederemo con un accesso agli atti dettagliato per valutare i numeri relativi agli anni dal 2014 al 2016 in modo da presentare una mozione mirata che impegni la Giunta regionale a inserire, nel nuovo ospedale del Felettino, una Cardiochirurgia, l’emodinamica diagnostica e interventistica e un servizio di alta qualita’ per la riabilitazione post-intervento.

L’obiettivo deve essere quello di mantenere, in una Sanità ligure pubblica finalmente efficace, gli 800 interventi per i quali oggi paghiamo un soggetto privato oltre a strutture fuori Regione.

I numeri ci dicono che è possibile, facciamolo!

Francesco Battistini

Consigliere Regionale

Gruppo a Sinistra/liberaMENTE Liguria

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