QUANDO LA CRITICA E’ SEGNO DI PASSIONE di Marcello Delfino

La Spezia –

Niente di nuovo sotto il sole.

Purtroppo, niente di nuovo, in senso positivo, dopo l’incontro casalingo che ha impegnato gli aquilotti contro l’antipatico Cittadella.

Abbiamo visto ancora una “non squadra” con un “non gioco” di cui si fa sempre più fatica ad individuare l’impronta dell’allenatore.

La sensazione è quella di essere di fronte ad una totale improvvisazione, prima, durante e dopo la gara.

Prima, perché la formazione cambia ogni settimana senza dare l’impressione che l’allenatore si sia fatto un’idea precisa delle scelte da compiere ed attenda risposte da nuovi e continui tentativi che lo aiutino a brancolare almeno nel grigio.

Durante, perché il senso di improvvisazione è nel gioco che la squadra esprime, senza strategie almeno apparenti e senza un’organizzazione che disciplini le fasi di difesa e di attacco.

Dopo, perché le dichiarazioni del “dopo partita” sembrano rifiutare qualsiasi assunzione di responsabilità e respingere ogni critica in ordine alle operazioni di mercato che hanno portato all’allestimento di una squadra che, almeno fino ad oggi, non ha dimostrato di avere gli attributi necessari per affrontare un campionato che si presenta sempre più difficile e complicato.

Se la difesa era fino a qualche tempo fa il reparto più affidabile, anche in virtù di una consuetudine e di una intesa consolidata nel campionato scorso, oggi la rivoluzione copernicana che interessa settimanalmente la formazione l’ha resa assai meno imperforabile.

Il reparto offensivo fa intravvedere buone potenzialità grazie alla crescita di Marilungo, giocatore vero, ed i progressi atletici di Granoche che però è costantemente costretto a disegnare il suo perimetro di azione sempre fuori dall’area di rigore, laddove invece la sua presenza sarebbe necessaria al fine di concretizzare le poche occasioni che di solito capitano al reparto offensivo.

Il centrocampo continua ad essere un mare in tempesta dove non si riesce a trovare un nocchiero che ristabilisca un poco di ordine e di razionalità, capace di organizzare la fase difensiva e di impostare le premesse per le opportunità di ripartenza.

L’unica notizia positiva ci viene dal portiere, ruolo che ha visto un inatteso quanto provvidenziale recupero di Di Gennaro che, a leggere le cronache, avrebbe dovuto stare lontano dalle gare per un tempo assai più importante.

Qualche spiegazione in più meriterebbe forse anche il mancato impiego di capitan Terzi e la partenza per la Spagna di Juande avvolta da una nebbia di “non detto” che speriamo riguardi davvero la sfera personale del giocatore.

Contro il Cittadella abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di come la squadra sia in difficoltà anche sul piano della tenuta atletica, dato preoccupante che vede lo Spezia correre assai di meno e stancarsi prima degli avversari.

Troppi giocatori denunciano segni di affaticamento quando la partita è ancora viva determinando sostituzioni obbligate che non possono apportare alcun miglioramento al gioco della squadra ma che, quando va bene, rattoppano situazioni di disagio causate da sofferenze e timori di infortuni non più tanto giustificabili a questo punto del campionato.

Grazie a Di Gennaro abbiamo mosso la classifica e, visto il gioco espresso dalla squadra, sarà utile incominciare a ragionare con realismo, un punto è comunque da salutare con soddisfazione.

Nel dopo partita e nei giorni che sono seguiti si è assistito ad interventi polemici che servono solo a dividere un ambiente che, al contrario, ha più che mai bisogno di solidarietà e compattezza.

Le critiche sul piano tecnico fanno parte del gioco, sarebbe irresponsabile anche per la stampa amica fare finta che “tutto va bene madama la Marchesa”.

Gli amici veri sono quelli che fanno notare ciò che non va e non quelli che assicurano che fila tutto ottimamente, sempre e comunque, a prescindere.

Non mi pare corretto farsi scudo della gratitudine che tutti i tifosi devono al patron Volpi per sottrarsi alle critiche legittime di una campagna acquisti che, per quel che si vede oggi, appare quantomeno discutibile.

Spendere meglio significa che con lo stesso esborso si acquisisce una qualità uguale se non migliore del patrimonio di partenza.

Se ci parametriamo ai risultati fin qui conseguiti, è legittimo dire che si sia speso meno mentre non appare affatto giustificato affermare che si sia speso meglio.

Sono bravi quelli che spendono meno ma ottengono risultati competitivi.

Non è il nostro caso e, per favore, non si confonda la legittima delusione di pubblico e critica con una presunta disaffezione nei confronti del patron Volpi.

La serie B, e non solo quella, è un regalo prezioso di cui i tifosi sono e saranno sempre grati a Gabriele Volpi.

Proprio per conservare questo incommensurabile dono si deve rimediare in fretta agli errori commessi da coloro cui Volpi ha affidato la gestione della squadra.

Con la stessa franchezza con la quale abbiamo più volte rimarcato la sobrietà e la serietà della società, la sua onestà intellettuale con la quale ha delineato gli obiettivi di quest’anno nonché il suo impegno per la valorizzazione dei giovani, dobbiamo responsabilmente denunciare la necessità di correre ai ripari per recuperare una situazione che si va deteriorando e che potrebbe diventare, anche a breve, ingestibile.

Per amore di questi colori e non per polemica fine se stessa.

Marcello Delfino

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