POCHE IDEE MA CONFUSE di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Al di là dei risultati, di segno opposto, solo conferme sono arrivate dal duplice impegno con il Perugia in casa e con l’Ascoli in terra marchigiana.

E non sono conferme nel senso che auspicavamo essendosi riproposte, pur a fronte di episodi di alterno favore, le solite problematiche che non sembrano essere avviate verso la soluzione.

Se nell’incontro casalingo vittorioso col Perugia la squadra ha mostrato, fra le mura di casa e col calore del pubblico, il meglio di quello fatto fino ad oggi da mister Gallo, aver cioè costruito un gruppo coeso e generoso capace di buttare il cuore oltre l’ostacolo, lontano dal Picco emergono nella loro crudezza tutte le questioni non risolte che fanno di questa squadra una compagine senza una sua fisionomia, senza personalità, senza identità.

Difficile incamminarsi sulla strada giusta se si fa una rivoluzione a settimana, se si ricomincia sempre daccapo, se ogni reparto, partita per partita è sottoposto a sconvolgimenti continui.

Se tali rivolgimenti sono dettati, a campionato ancora giovane, dalla necessità di fare turnover a causa di affaticamento fisico c’è da chiedersi se la preparazione prima ed il tipo di allenamento atletico oggi siano all’altezza della situazione.

Nel finale della partita col Perugia abbiamo assistito ad una pletora di richieste di cambio da parte di troppi giocatori, sembrava la ritirata di Caporetto, visto che in questi giorni ricorrono i cento anni dalla tragica battaglia sul fronte austriaco.

Forse sono stati acquisiti troppi giocatori con l’infortunio facile o che non si sono ancora ripresi dai seri incidenti patiti.

E se col Perugia le cose sono finite per andare per il verso giusto lo si deve soprattutto alla imprecisione degli umbri che si sono divorati più di una occasione ed hanno clamorosamente “ciccato” in difesa spianandoci così la strada.

Episodi di segno opposto ci hanno invece castigato ad Ascoli di fronte ad una squadra che paradossalmente è apparsa meno brillante del Perugia.

Ma gli eventi si gestiscono se una squadra ha una sua impalcatura consolidata che consenta di fare fronte alle diverse situazioni.

Il centrocampo si conferma assolutamente inadeguato e non credo che sia utile cambiarne ruoli e posizioni ogni partita provando e riprovando in un tourbillon senza fine.

Se non c’è a disposizione chi sappia giocare davanti alla difesa non è produttivo costringere in quel ruolo chi non è all’altezza di assolverlo, meglio disporre la squadra in modo da farne a meno.

Maggiore, Pessina, Acampora e lo stesso Giorgi, per quel che si è visto, sono più a loro agio giocando da interni e non hanno la personalità per stare nel mezzo.

Più interessante l’esperimento di Mastinu dietro le punte anche se il giocatore sardo sembra dover ancora acquisire un minutaggio sufficiente.

Se il problema del centrocampo, fino a qualche partita fa, penalizzava soprattutto l’attacco, oggi chi sembra più in difficoltà è la difesa che, non solo per infortuni e squalifiche ma anche per scelte ondivaghe, non riesce ad acquisire una struttura definita e sperimentata.

In avanti, forse beneficiando della presenza a loro ridosso di Mastinu, Granoche e Marilungo, in netta ripresa atletica, sembrano aver intrapreso un percorso virtuoso di intesa fra di loro e di maggiore facilità di realizzazione.

Non si comprende l’idea di sostituirli entrambi ad Ascoli, facendoli partire entrambi dalla panchina, forse per risparmiarli per la Champions.

Sarebbe ingeneroso attribuire responsabilità di alcun tipo al giovane Saloni costretto a scendere in campo all’improvviso, senza alcuna preparazione psicologica, a difesa di una squadra in confusione che non favorisce certo gli esordi e gli esperimenti.

Così come è ingeneroso schierare dall’inizio Gilardino, indipendentemente dalla sua volontà.

E’ un giocatore che merita rispetto per la sua storia ed il contributo che ha dato al calcio italiano.

E va utilizzato quando sarà in grado di esprimersi a livelli dignitosi che gli consentano di non tradire il suo passato e di regalare le attese soddisfazioni a se stesso ed alla squadra.

Senza ricorrere alla troppo facile scorciatoia di individuare capri espiatori, come già detto, si lavori tutti insieme per dare una qualche forma a questa squadra e metterla in condizione di affrontare il difficile cammino che ci aspetta.

Le minacce di morte si commentano da sole, meglio non dare pubblicità agli idioti.

Marcello Delfino

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