Fiore (possibile): “Su Piazza Brusacà tolta ai santerenzini ogni possibilità di dire la loro. Amministrazione prepotente”.

LERICI- Ero l’Ass. competente nel 2013 quando furono tagliati, vado a memoria, 13 pini alla Marina di San Terenzo poiché l’agronomo del Comune, Luca Lo Bosco, ne certificò la pericolosità.
Pur senza avere in cassa le risorse necessarie in cassa (altri tempi!) procedemmo ad una progettazione, concretizzatasi in uno studio di fattibiità dell’Ing. Testa che fu presentato ai santerenzini in Piazza ottenendo largo consenso per la semplice ragione che il progetto partiva dal report di Piazza partecipata del 2005: un lavoro importante voluto dall’amm.ne Fresco.
Ricordo come, all’epoca della redazione del progetto dell’Ing. Testa la Sovrintendenza stabilì che i pini non potessero né dovessero essere toccati a meno che non fossero giudicati pericolosi dai tecnici (erano i tempi della “querelle” su Piazza Verdi).
Oggi leggo che la Sovrintendenza si dice favorevole al taglio dei pini della Marina che a parere dei progettisti evidentemente sono gramigna da estirpare e non un patrimonio storico e identitario da preservare. Personalmente non amo i pini perché creano un sacco di disagi e abbisognano di enorme manutenzione.
Ma colpisce però chi si innamora o meno delle piante a seconda del colore politico di un’amministrazione che le deve abbattare.
Girando per Santerenzo e parlando con un po’ di gente debbo dire che non ho trovato grande entusiasmo intorno al progetto imposto (un tempo su sarebbe detto proposto) dall’amministrazione Paoletti definito dai più una semplice “pavimentazione“.
Penso che il metodo di Paoletti (di cui capisco le ragioni politiche: è solo con una campagna elettorale permanente che miri a realizzare quelle opere pubbliche che in passato, per molte ragioni, non sono state realizzate che ha qualche possibilità di essere rieletto). Così come non è stato affatto apprezzato il metodo impositivo e arrogante utilizzato. Checché ne dica Russo (io quel giorno non c’ero poiché fuori Spezia per ragioni di lavoro) ai Santerenzini è stato presentato un progetto “prendere o prendere” senza alcuna possibilità di incidere con le proprie proposte. Sarebbe invece stato opportuno lasciar decidere a loro e non dai professionisti ad esempio se mantenere o meno i pini e in quale misura. Perché “Santeensin da Pineta g’en fieri se ghe sperso persino doi inglesi…” come cantava mio zio Fino Fedi e “A’ Pineta” resta un patrimonio di San Terenzo e dei Santerenzini, un pezzo della nostra identità locale.
Il rischio che intravedo è che anche San Terenzo un borgo che, seppur confusamente, la propria identità l’ha mantenuta, si trasformi in un borgo come un altro, privato delle proprie caratteristiche.
In pieno stile #LericiCoast, insomma.
Forse un po’ meno arroganza e un po’ più partecipazione alle scelte avrebbero consentito ai santerenzini di vivere quel progetto come proprio quando, invece, gli è solo stato presentato un pacchetto preconfezionato per gentile concessione di chi ci amministra.
Michele Fiore ex Ass. LLPP – Possibile
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