Non autosufficienza, gli spezzini temono i costi

TORINO– Pensando al proprio futuro e all’eventualità di trovarsi ad affrontare un problema di non autosufficienza, uno spezzino su due (51%) teme che i suoi mezzi economici non basteranno per sostenere i costi dell’assistenza.
È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1.
Un dato che evidenzia come la non autosufficienza, oltre a incidere sulla qualità della vita del malato e di chi gli è vicino, per una fetta consistente di spezzini rappresenti un problema gravoso anche per le stesse finanze personali. Al punto da nutrire forti dubbi sulla capacità di far fronte alle spese con i propri risparmi.
Ma se gli abitanti di La Spezia si dicono pessimisti sul domani, le loro preoccupazioni sono confermate anche dalla situazione attuale del nostro Paese. I numeri parlano chiaro: secondo le rilevazioni del Censis, sono oltre 3 milioni i non autosufficienti in Italia, vale a dire il 5,5% della popolazione. Tra questi, le persone con una condizione di non autosufficienza grave, costrette in modo permanente a letto, su una sedia a rotelle o comunque confinate nella propria abitazione per impedimenti fisici o psichici, superano gli 1,4 milioni.
Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e delle trasformazioni del welfare pubblico, il “peso” della non autosufficienza ricade in gran parte sulle famiglie. È sempre il Censis a rilevare come, ad esempio, ben 910.000 famiglie italiane si siano dovute autotassare per far fronte al costo privato dell’assistenza e altre 561.000 abbiano già utilizzato i propri risparmi arrivando anche a indebitarsi.
Ma, guardando al domani, come pensano gli spezzini di affrontare i costi della non autosufficienza? Il 46% si rivolgerebbe ai sussidi messi a disposizione dal sistema di welfare pubblico, come l’assegno di accompagnamento, mentre il 44% attingerebbe fino in fondo ai propri risparmi.
Qualora i soldi non bastassero, il 24% degli abitanti di La Spezia arriverebbe a indebitarsi, chiedendo un prestito alla propria banca o ai familiari, mentre per il 20% la soluzione sarebbe quella di vendere i propri beni, come l’abitazione.
Per non arrivare a questi estremi, il 32% degli spezzini agirebbe per tempo stipulando una polizza assicurativa specifica che garantisca prestazioni e servizi adeguati per far fronte alla problematica, oltre a fornire un sostegno economico.

Dalle risposte che abbiamo raccolto con la seconda puntata del nostro Osservatorio sul welfare emerge la preoccupazione, da parte degli italiani, per i costi legati all’eventuale perdita dell’autosufficienza loro o di un loro caro. – Afferma Anna Deambrosis, Responsabile della Direzione Welfare di Reale Mutua – Il problema è serio e concreto, anche alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione che, nel tempo, accrescerà il fabbisogno di cure e assistenza. Per questo motivo, diventa sempre più importante favorire lo sviluppo di misure di assistenza sanitaria integrativa. Come Reale Mutua, siamo già attivi nel rispondere a questa crescente domanda di welfare attraverso piani di assistenza dedicati, che fanno leva sul network di strutture socio-sanitarie convenzionate Blue Assistance, su professionisti e operatori specializzati, e sull’innovativo servizio di telemedicina, che offre una soluzione altamente tecnologica per il monitoraggio a distanza dello stato di salute”.

1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana
per quote d’età, sesso ed area geografica. Fondata a Torino nel 1828, la Società Reale Mutua di Assicurazioni è la più importante Compagnia di assicurazioni italiana in forma di mutua. È capofila di Reale Group, un Gruppo internazionale nel quale operano più di 3.180 dipendenti per tutelare oltre 3,8 milioni di Assicurati. Reale Mutua offre una gamma molto ampia di prodotti, sia nei rami Danni sia nei rami Vita. I suoi Soci/Assicurati sono quasi 1,4 milioni, facenti capo a 349 agenzie su tutto il territorio italiano. La
Società evidenzia un’elevata solidità, testimoniata da un indice di solvibilità che si attesta al 334% (Solvency II).

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