URGE CHIARIRE LE IDEE di Marcello Delfino

La Spezia –

Questa volta il risultato non ci ha sorriso, come accade ormai quasi regolarmente quando andiamo in trasferta, e non possiamo nemmeno dire, come si usa ora, che “ci teniamo la prestazione”.

Della trasferta di Cesena non c’è da tenersi proprio niente e le parole del mister che si è detto soddisfatto del gioco, dopo che aveva visto la partita perfetta col Bari, non meritano commenti.

A Cesena abbiamo rivisto una squadra slegata, senza filo conduttore e con i soliti limiti che qualche risultato positivo aveva in parte messo in ombra.

D’altra parte la società, con innegabile onestà intellettuale e rispetto dei propri tifosi, non aveva lasciato spazio ad alcuna illusione fin dall’inizio del campionato.

Un mercato invernale tutto volto ad un ridimensionamento della spesa, senza peraltro fare mancare niente dal punto di vista amministrativo ed organizzativo, non poteva che produrre poca qualità anche se è assolutamente da rimarcare l’impegno profuso per la valorizzazione dei giovani, propri soprattutto ed altrui.

Da qui si parte per tenere i piedi per terra e non farsi illudere da una classifica che potrebbe anche indurre ad ambizioni non realistiche.

I continui infortuni, forse davvero troppi, rendono ancora più difficile la quadratura del cerchio, il tentativo cioè di dare a questa squadra una fisionomia che vada oltre il generoso impegno e la buona armonia del gruppo.

Sull’altro piatto della bilancia, il livello della serie B, sempre più basso, che consente comunque di giocarsela pressoché alla pari con tutti, soprattutto in casa.

La partita di Cesena è stato un esempio di un generale decadimento, in particolare dal punto di vista tecnico.

Poi ci saranno sempre i Castori capaci di fare miracoli, ma da quel che si è visto forse non basteranno neanche benedizioni da Lourdes.

Una fisionomia, dicevo, dovremo pure trovarla, un progetto di gioco, un’idea per mettere gli attaccanti in condizione di avvicinarsi all’area avversaria con un minimo di pericolosità.

E’ noto che il calcio è un gioco di squadra e che meriti e responsabilità vadano divise fra tutti i reparti.

E’ altresì noto che se non c’è chi porta palle giocabili agli attaccanti, o hai Maradona e Pelè che si inventavano i gol da soli, ma non mi pare il nostro caso, o puoi schierare anche sette punte su undici ma la palla dentro non ci andrà mai. O quasi mai.

Allora credo sia legittimo chiedersi se, anche con questa rosa, non si possa fare qualcosa di più e di meglio.

Il centrocampo, anche a causa di qualche infortunio, è nell’insieme inadeguato e male assortito e se la difesa non ne risente troppo è soprattutto grazie alla qualità dei singoli, vedi Terzi Ceccaroni e lo stesso De Col, che sembrano fra l’altro in crescita di condizione e convinzione.

Ma in avanti non arriva un pallone giocabile se non sui calci piazzati sui quali si vede comunque il tentativo di mettere in pratica qualche idea innovativa ed efficace.

Ma qualcosa non quadra anche nella disposizione in campo.

La difesa rigorosamente a tre, anche quando, come per tutto il primo tempo di sabato, i tre difensori si contendevano la marcatura di un solo avversario, presuppone che lo sviluppo del gioco avvenga sulle fasce laterali dove purtroppo non abbiamo cursori in grado di impensierire gli avversari.

Chi non ha pensato con qualche rimpianto, sabato, alla linea ferroviaria sulla sinistra Migliore-Situm guardando la coppia Lopez-Acampora ?

Senza mancare naturalmente di rispetto a due ragazzi che non possono certo essere criticati sul piano dell’impegno.

Ma se non abbiamo chi sa sfruttare le fasce non è producente impostare la squadra come se ce l’avessimo.

Quando rientrerà Pessina, se ci chiamano i giovani nelle nazionali non bisogna imprecare ma esserne orgogliosi, si dovrà metterlo nelle condizioni di farlo giocare dietro agli attaccanti per sfruttare al massimo le sue qualità tecniche che potrebbero ridare un po’ di ossigeno alle punte che si avviliscono a rincorrere palloni irraggiungibili o ad inseguire gli avversari che ripartono.

Il ritorno di Juande potrà essere utile a ridare tempi ed equilibrio al centrocampo, ma lo spagnolo ha bisogno di giocare per entrare in condizione e di avere continuità mentre evidenzia purtroppo una fragilità fisica davvero preoccupante.

Bolzoni, per esempio, con tutti i suoi limiti atletici attuali, dimostra una certa dimestichezza col ruolo di centrale che gioca davanti alla difesa. Speriamo che dei due sia pronto alternativamente uno o l’altro.

Bisogna, dunque, riquadrare un po’ le idee ed avere l’umiltà di mettersi in discussione per verificare se non ci siano ipotesi di assetto tattico più funzionali al materiale tecnico a disposizione.

Non ci voleva certo la grana del portiere, ma gioiamo per l’ennesimo ragazzo che scende in campo con la maglia della sua città.

E’ questo l’aspetto davvero gratificante dello Spezia di quest’anno.

Ed a Gilardino diamo il tempo necessario per presentarsi in condizioni che gli consentano di fare onore al suo passato e, speriamo, al suo e nostro presente.

Marcello Delfino

Advertisements
Annunci
Annunci