CHI FESTEGGIA E CHI NON CI STA di Menippo di Gadara

Gadara –

Festa grande nel simil attico di Piazza Matteotti. Luci accese fino alle ore piccole, rimbombi di tappi che partono come razzi dalle bottiglie e si vanno a schiantare contro le pareti mettendo a repentaglio i preziosi dipinti appesi.

Cosa si festeggia ?

Chicco è stato assolto. Almeno lui.

Coinvolto suo malgrado nell’affaire del Cantiere Baglietto, è stata finalmente fatta giustizia.

“Il tempo è galantuomo” – diceva Voltaire – e, aggiungeva, “rimette a posto tutte le cose”.

L’avvocato Mineo ha fatto prevalere la nuova giustizia, quella per la quale se restituisci il maltolto ti viene estinto il reato.

Meglio si addice, allora, l’aforisma di Serena Crespi per la quale il tempo, oltre ad essere galantuomo, “restituisce tutto a tutti”. Come Chicco.

A Sarzana si festeggia ma a Spezia Gino non la manda giù.

E Giulio ? Che fine ha fatto ?

Gli ozi di Capua, dopo Annibale, hanno fatto un’altra vittima.

Il lusso del primo piano, l’ebbrezza del potere hanno fiaccato un combattente che fino a qualche tempo addietro si batteva indefesso, hanno privato la cittadinanza del suo “protestatore” ufficiale.

Lo si trovava in ogni angolo della città, al centro e in periferia, si faceva trascinatore di ogni causa che appassionasse almeno tre persone, da tre in su, insomma il vero tribuno della plebe.

Quando Menenio Agrippa diventa Menenio A….trippa

Al suo posto si dà un gran da fare Ercole Baldini Bacarozzolo che, come se niente fosse accaduto, continua a gridare contro quelli di prima. Qualcuno lo avvisi che non sono più loro che comandano.

A proposito, la Cernaia è deceduta, almeno nella parte alta.

La nuova amministrazione ha raccolto l’assist, si dice così in termini calcistici, della precedente ed ha tirato in porta. Gol. Tutti morti. Gli alberi.

L’assessore dice che i restanti tratti che verranno restaurati saranno come un monumento.

Ai caduti, appunto. Gli alberi che sradicheranno anche di sotto.

C’è una proposta di sostituire i filari alberati, roba vecchia e cadente, con canne di bambù nuove fiammanti. Così la Cernaia non sarà più ricordata per quelle ridicole sdolcinature da primo novecento, bensì per i suoi canneti.

E Gino è sempre più incazzato. E non ha tutti i torti.

Dopo la Cernaia si canta il “de profundis” anche per il Puc.

Il cemento torna trionfante ad arrampicarsi sulle nostre colline o su quello che ne è rimasto.

I cantieri finalmente si riaprono, operai e capi deimastri sono pronti a tornare ad attivare benne di calcestruzzo.

I geometri, con il metro di legno che spunta dal taschino, salgono e scendono freneticamente le scale del Comune con i loro progetti, anche quelli che ormai stavano per buttare nel cestino dei rifiuti.

L’Amministrazione sembra fermare qualche pensionamento per fare fronte alla nuova mole di lavoro.

D’altronde se lo Spezia compra Gilardino, il Comune può ben trattenere qualche pensionando.

Il sindaco, ex sindacalista di destra col cane, quando parla non ne indovina una.

I leghisti lo marcano stretto e gli consentono di dire solo le stupidaggini per poi irriderlo e scoraggiarne i rari e timidi tentativi di ribellione.

Lo hanno mollato tutti, anche il cane che non va più in comune, un po’ perché i leghisti gli stanno sulla coda e un po’ perché dopo tutta la pubblicità di cui ha goduto si è montato la testa e pensa solo alle cagnette.

E così l’ex sindacalista di destra, senza cane, spara scemate come la permanenza dell’Enel o l’accettazione di nuovi insediamenti commerciali. E giù bacchettate, dopodiché zitto e bocca chiusa !

Un altro personaggio che si è conquistato gloria e pubblicità, il comandante Albert “Red” Pagliari sta perdendo punti e considerazione.

Dopo il “marameo” dei poveri negri che nonostante il dispiegamento di forze di terra e di mare continuano a chiedere l’elemosina macchiandosi, impuniti, del reato di povertà, ha dovuto subire uno sfregio che non sarà facile dimenticare.

Gli hanno cagato davanti alla caserma. Sì, proprio così, cacca vera e umana.

Dall’analisi degli escrementi i leghisti erano pronti a giurare che si trattasse di cacca di colore, ma poi la polizia ha deluso tutti. Gli esami della Polizia Scientifica, il Ris della P.S., hanno ritrovato del salmastro nelle feci fumanti.

Il defecatore era bianco, ariano, nostrano, di Lerici.

Ma intanto Gino ce l’ha sullo stomaco e non la manda giù.

Ha anche trasgredito, per ripicca. Così impara.

Ha fatto il franco pisciatore.

Sono quelli che quando vogliono far mancare il loro voto alla parte politica cui appartengono si fanno sopraffare dal categorico richiamo della prostata al momento della votazione.

E così quando c’è stato da votare sulle linee programmatiche del Sindaco, Gino non c’era a schiacciare il bottone. Era in bagno a rispondere presente ad un’impellente necessità di minzione.

Così, almeno, l’ha raccontata. D’altronde chi soffre di prostata lo sa, quando la vescica chiama non ci sono vie di uscita: o hai un bagno a portata di……mano o la fai lì.

Ma i leghisti non gli hanno creduto ed hanno preteso dal Sindaco che Gino si sottoponesse ad un controllo urologico che rendesse credibile la giustificazione addotta per la subdola assenza.

E così Gino, per non averla mandata giù, ha dovuto prenderselo su. Il dito dell’urologo.

Menippo di Gadara

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